venerdì 13 aprile 2018

Della Siria e della sua rappresentazione

Di recente la Siria è tornata ad essere argomento di discussione. Non sarebbe nemmeno un male, se non fosse che tale discussione è condotta sulla base di informazioni parziali e prevalentemente deviate, secondo un canovaccio che si ripete, che io mi ricordi, fin dal 2001, ma questo solo per i limiti della mia memoria, perché a voler studiare un po' sono ragionevolmente sicuro che le dinamiche si ripetono uguali sin dalla notte dei tempi: intento, pretesto, enfatizzazione psicotica del pretesto, azione, raggiungimento dell'intento, oblio.
Ora passi quando le discussioni capitano in famiglia, dove, almeno nel caso mio, si ha a che fare con persone dotate del ben dell'intelletto e di ammirevoli capacità retoriche. In quel caso posso tuttalpiù sbottare e voler parlar d'altro. Quando capita al lavoro, in un ambiente dove la verità giunge infusa dall'aver studiato fisica, che essendo notoriamente materia complessa apre la mente e le porte all'onniscienza, ecco, quando capita al lavoro, dicevo, io mi voglio ammazzare. Per la sicumera, per il livello imbarazzante, per l'assenza di affetto a compensare le divergenze di opinione, per tutto.
Così, cercando qualcosa di integro tra le macerie della mia pazienza, ho letto questo articolo (tradotto in italiano qui), che è sì un po' un pastrocchio confusionario di eventi diversi degli ultimi 25 anni, ma è anche un utile vademecum di quanto è facile essere manipolati in assenza di informazioni puntuali. Ora, ovviamente non ho potuto controllare che tutte le fonti citate fossero attendibili e non fossero invece invenzioni di hacker russi in pausa tra un'elezione e l'altra, però ecco, basta che il 50% di quello che c'è scritto sia vero, a mio avviso, per sentire l'urgenza di documentarsi meglio sugli eventi passati e presenti e, in generale, per essere indotti alla prudenza. Sia quando si tratta di bersi la narrazione ufficiale, che forse non si dice a caso "narrazione" e non "rapporto" o "resoconto" (e se dicessimo "romanzo ufficiale" invece?), sia quando si tratta di avvallare bombardamenti sulle teste altrui.
Si potrebbe legittimamente obiettare che l'essere stati prudenti con Hitler gli ha dato il tempo di invadere la Polonia, e che a continuare con la prudenza gli si dava il tempo di vincere la guerra, portare a termine la soluzione finale e tutto il resto. Obiezione legittima. Senonché.
Senonché ricade, in parte, nello stratagemma 3 dell'Arte di ottenere ragione, "Generalizzazione: trattare l'affermazione dell'avversario con valore relativo come se avesse un valore assoluto", e forse anche nel 25, "Istanza o Exemplum in contrarium: l'apagoge si demolisce presentando un unico caso per cui il principio non è valido", ma di sicuro se Schopenhauer fosse vissuto un secolo più tardi avrebbe aggiunto uno stratagemma 39 "Reductio ad Hitlerum: ricondurre qualunque cosa dica l'avversario a qualcosa che fece, o avrebbe potuto fare, Hitler e respingerlo come abominevole". Senza contare il fatto che questa obiezione sembra presupporre che Hitler sia arrivato lì per caso, o perché i Tedeschi sono cattivi, e non a seguito di processi storici frutto di decisioni politiche prese in difesa degli interessi di alcuni invece che di altri (e guarda caso gli alcuni erano quelli con il capitale e gli altri erano quelli senza, ma sono coincidenze), e che il fronte Anglo-Francese-Americano fosse mosso da intenti umaniari di giustizia universale, e non dagli interessi di alcuni che confliggevano con gli interessi degli alcuni teutonici. Quindi ecco, ci vorrebbe molto tempo, spazio e conoscenze per confutare adeguatamente questa obiezione. Il che, mi rendo conto, la fa ricadere forse meglio di tutto nello stratagemma 28, "Argumentum ad auditores: avanzare un'obiezione non valida ma spettacolare, che richieda, per essere smentita, una lunga e noiosa disquisizione".
Hitler batte prudenza a mani basse!

2 commenti:

  1. La vergogna che provo per il fatto di poter essere annoverato tra gli "occidentali" in questo frangente è uguale solo al disgusto e alla preoccupazione. L'unica consolazione è aver smesso di bermi le baggianate umanitarie da tempo, e di essere in buona compagnia (quindi essere occidentale non è in fondo così male). Come ha detto giustamente Assad, con questa azione, i governi coinvolti hanno perso ogni residua credibilità internazionale, e faticheranno sempre di più a trovare sostegno tra i loro cittadini. E abbiamo dovuto aspettare lui per sentire un capo di stato dire qualcosa di vero.

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    1. Taci, dannato hackerusso!
      P.S.: In questo articolo complottista ci sono già le previsioni riguardo a ciò che accadrà la prossima volta. Così ci portiamo avanti con il lavoro.

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