sabato 5 febbraio 2022

Sotto i ponti dell'Oudegracht

 Dieci anni, quattro case e due Paesi fa, S. compiva trent'anni. L'A., che il giorno esatto non c'era perché credo fosse imbarcata in una delle sue imprese marine, commentava la cosa nei giorni precedenti inarcando i lati della bocca verso il basso e strabuzzando gli occhi, in una sua tipica espressione di sconcerto misto ammirazione per un traguardo che pareva grande e misterioso. E grande, misterioso e apparentemente distante lo era per noialtri che eravamo ancora ventenni. Per quanto riguarda S., pareva il meno toccato dalla cosa, ma chissà cosa succedeva veramente sotto la scorza di disinteresse per tutto ciò che non fosse Barry Lyndon e le monografie in sette volumi sull'economia dell'impero russo da Aleksandr Nevskij a Alexandr Borodin.

A Utrecht erano giunti il M. da Anversa e forse, ma potrei confondere le situazioni, L. da Parigi. Sembrava doveroso celebrare l'evento con qualche rituale giovane che scacciasse l'incedere del tempo e si decise quindi di andare al più sordido coffee shop della città, quello vicino al duomo, gesto di grande trasgressione che Achille Lauro scansate (tranquillizzo: non ho idea di chi sia Achille Lauro, so solo che è a Sanremo e che se ne parla). Ivi i miei commensali si spartirono una cannetta, ed è qui che dubito della presenza di L. e ritengo che potesse esserci venuto a trovare in altra occasione, giacché essendo asmatico credo si sarebbe cordialmente evitato l'esperienza di chiudersi in un luogo angusto dove si fuma. Io invece facevo loro compagnia bevendo una coca cola, che era comunque un convinto passo avanti rispetto alla mia precedente esperienza in coffee shop un paio d'anni prima, allorquando avevo preso un tè caldo al limone perché avevo il cagotto e in quelle situazioni c'è poco da rischiare. Ricordo questi dettagli non perché signficativi ma perché legati al fatto che M., colpito che non avessi mai fumato prima (né dopo, in effetti, perché se non fumi in Olanda dove è che ti viene di farlo?), spingeva per farmi provare. Avrebbe potuto forse essere persuasivo, se non fosse che il suo viso stava nel frattempo trascolorando verso un deciso e malsano verde e questa cosa, non so, m'indusse ad essere circospetto.

Altri ricordi di quella sera non ne ho, ma se l'aritmetica non mi abbandona fanno dieci anni di acqua che scorre sotto i ponti dell'Oudegracht e quindi quest'oggi si cambia nuovamente decina. Auguri!

3 commenti:

  1. Che onore, un post ad personam, sono quasi commosso (se fossi il M.)! Ovviamente non ricordo nulla, però in dieci anni posso dire che sono migliorato, ora non odio più l'euro, perché vivo in franchi, che per un friulano è comunque come tornare a casa! Ora vado ad usare un po' di oro degli ebrei per costruire freccette da tirare addosso ai migranty povery, inneggiando alla dyversità con dei post-doc afghani.

    Comunque non preoccuparti, a breve seguirai a ruota nella lunga (o meno) discesa verso la fossa, l'importante è farlo con eleganza, sano odio per il capitale e i suoi servi, e tanta tanta sborra.

    Con affetto.

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  2. Comunque ci tengo a precisare che ai miei tempi Achille Lauro era un armatore, o al massimo una nave sfortunata.

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  3. Anche io ero rimasto a quello. Ma sembra che i tempi siano cambiati e non in meglio. Sebbene non sappia con certezza elencare tutti i passaggi che dallo SME credibile hanno portato all'Achille Lauro contemporaneo, sono certo che anche questo sia responsabilità dell'euro.

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