L'altro giorno mi e` venuto in mente che, quand'ero a Sydney, ho assistito alla commemorazione della battaglia di Inghilterra. Doveva essere giusto tre mesi fa, il 14 settembre. Mi e` anche venuto in mente che un mio caro amico e` un grande ammiratore di Churchill, o forse, senza approfondire la sua vita e il suo operato, e` ammiratore della sua ferma convinzione che alla Germania nazista non ci si poteva arrendere. Percio` ha fatto proprio il motto "Never, never quit", che poi ha l'equivalente triestino in "mai molar", ma in Inglese suona meglio forse perche` perde quel vago eco fascista che ha da noi. Senza una ragione specifica questi pensieri si sono inseguiti nella mia testa, insieme a molte domande. Cosa passava per la testa a Winston Churchill mentre i Nazisti occupavano l'Europa e si preparavano a piegare anche la perfida Albione? Sotto le bombe che radevano al suolo Londra, come sapeva che non c'era accordo possibile con Hitler? Eppure Hitler un accordo con la Gran Bretagna l'avrebbe voluto, a noi il continente a voi le colonie e l'Impero navale.
Per il bene degli Inglesi non sarebbe stato meglio cercare una soluzione diplomatica? Da dove derivava la certezza che non ci fosse altra scelta che combattere a oltranza? Era solo la tipica arroganza inglese? Solo un altro tipo di fascismo nazionalista inconciliabile con l'altro? Eppure quando si studia storia, almeno sui libri che ho avuto io, Chamberlain viene rappresentato come un debole primo ministro che non ha saputo opporsi alla prepotenza tedesca, mentre Churchill l'uomo fermo e coraggioso che non ha esitato. Perche` invece Chamberlain non e` descritto come uno che ha creduto nella diplomazia e nella pace, mentre Churchill come un fanatico che ha costretto il suo popolo a morire in una guerra che lui aveva stabilito essere necessaria? Oppure no, veramente capi` cosa stava succedendo, capi` che non ci si poteva voltare dall'altra parte e lasciare che sul continente se la vedessero tra loro? E se lo capi`, come fece? Come si capisce a priori quando qualcosa e` cosi` importante da non poter far altro che lottare fino in fondo per ottenerla, o salvarla, o perire nel tentativo? Perche` e` facile, dopo, pontificare su quanto fosse importante questa cosa, guardando quanti sforzi sono stati compiuti per ottenerla. Ma prima, quando bisogna prendere la decisione sul da farsi, stabilire fino a che punto spingersi e quando rinunciare, come si valuta l'importanza? Nella sua ultima lezione, Randy Pausch dice che i muri non sono li` per noi, sono li` per tenere fuori gli altri. Per farci capire quanto teniamo a qualcosa. Ma come decidere se noi siamo quelli che scavalcano o quelli che rimangono fuori? Forse uno lo sa e basta.
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