martedì 16 giugno 2015

La Bestia.

Ho appena finito di leggere "La Bestia", di Oscar Martinez.
"Bellissimo e feroce, è impossibile metterlo via", è la citazione del premio Pulitzer 2008 Junot Dinaz scritta sulla copertina. Posso confermare che è vero. L'ho finito in tre giorni, ma solo perché ieri sera mi sono voluto lasciare le ultime dieci pagine da leggere oggi.
Il libro è una raccolta dei reportage scritti dall'autore per un quotidiano online salvadoregno, El Faro, che racconta il viaggio dei migranti che dal Centroamerica attraversano il Messico per raggiungere gli Stati Uniti. Senza documenti, senza visto e senza chiedere il permesso. Uomini e donne senza nome che lasciano l'orrore di Paesi in mano alle bande dei narcos e dei trafficanti d'armi, El Salvador, Guatemala, Nicaragua, Honduras, nella speranza di trovare una vida mejor emigrando a El Gran Norte, gli Stati Uniti.
L'autore segue e intervista centinaia di persone, dando loro un nome e una storia, condivide con loro il cammino dal confine meridionale del Messico fino a quello settentrionale, a piedi, in autobus, sui tetti dei treni, attraverso la foresta, le montagne e i deserti. Scappando dai narcos che controllano le rotte della droga, i trafficanti di persone che rapiscono i migranti per chiedere il riscatto ai parenti, violentano sistematicamente le donne e uccidono chi non ubbidisce alla loro legge, i banditi che rapinano i migranti sapendo che mai si rivolgeranno alla polizia, la polizia che spesso è in combutta con loro o a libro paga dei narcos. Un Paesi intero, il Messico, che si volta dall'altra parte per non vedere e non sapere nulla delle centinaia di persone che ogni giorno sono in movimento verso nord. Per trovarsi poi a fronteggiare l'ultimo ostacolo, la polizia di frontiera americana, che pattuglia con migliaia di uomini gli oltre tremila chilometri di confine e ogni anno arresta centinaia di migliaia di persone lungo i sentieri tra Tijuana e San Diego, nel deserto di Sonora, in Texas e lungo il Rio Grande. Almeno altrettanti, se non molti di più, devono essere coloro che ce la fanno, altrimenti il traffico di migranti non sarebbe redditizio per chi li sfrutta e spreme promettendo loro di portarli dall'altra parte. Di coloro che muoiono nel tentativo esistono solo statistiche per difetto.
Non trovano spazio nel libro retorica, sensazionalismo e artifici strappalacrime. L'orrore che queste persone affrontano non ha bisogno di nulla per essere descritto se non lo stile asciutto dell'autore e l'empatia che traspare dalle sue parole, il coraggio e l'umiltà di condividere con i migranti i pericoli senza fine della strada.

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