venerdì 3 luglio 2015

Sconforto, o dell'essere Europei.

Questa settimana non si fa altro che parlare della Grecia, dopo che è da febbraio che non si parla altro che di Grecia almeno tre volte la settimana, la prima per annunciare un incontro tra ... e ..., la seconda il giorno dell'incontro, la terza il giorno dopo l'incontro. Dal 2010 almeno va avanti così, ma l'apoteosi è stata raggiunta questa settimana. Parliamo di Grecia per non pensare ad altri problemi che forse ci riguardano di più, ma soprattutto per illuderci che quella greca sia la madre di tutte le battaglie, la Salamina di questo secolo, e che oggi come allora i Greci la stiano combattendo per noi e a seconda dell'esito il nostro futuro sarà determinato, senza che noi dobbiamo far altro che aspettare lungo il fiume che il cadavere di qualcuno passi permettendoci di scoprire chi ha perso e, di conseguenza, chi ha vinto. E regolarsi di conseguenza.

Della situazione greca è stato detto tutto, che i Greci erano pigri anche se era assurdo e razzista, che i Greci avevano pensioni troppo alte anche se non aveva senso, che non hanno tagliato abbastanza le proprie spese anche se non era vero. Insomma, chi voleva capire ha capito e ciascuno si è fatto la sua idea. In mezzo a tutte queste parole, non ho trovato nessuno, a parte mio padre, che si (e mi) chiedesse la cosa più semplice, e cioè: qual è lo scopo di un'associazione, o unione, se non quello che essa si faccia carico dei problemi di ciascuno dei suoi membri, e non passare il tempo a negoziare le "punizioni" tramite le quali uno dei suoi membri "si fa perdonare" per i propri errori?

Quand'è che è andata perduta l'umanità e di fronte alle storie di povertà, suicidi, fame ci siamo semplicemente detti «Vabbè, ma avete vissuto al di sopra dei vostri mezzi perciò ve lo meritate, e mo' cacciate li sordi?». Ecco, pochi giorni fa mi sono chiesto questo. Possibile che stiamo veramente parlando delle "liste di impegni" e di quelle di "concessioni" chiudendo il mondo reale fuori dalla porta? Che poi alla fine se non hanno il pane, possono sempre mangiare brioches!

Se siamo arrivati a questo l'Unione Europea ha già fallito, senza bisogno di tirare in ballo la Grecia. Una rinascita del nazionalismo come quella di questi anni invece non la si vedeva dalla prima guerra mondiale. Complimenti a tutti. Dev'essere che il semplice incontro con una persona nazionalista rende nazionalisti, come scriveva Brecht. Anche se mi pare lui usasse la parola "imbecille", ma non ricordo esattamente. Una storiella che, fatalita`, mi e` stata ricordata un anno fa da un amico greco. Quindi e` cosi`, mentre in questi giorni tutti (me compreso) si riempiono la bocca di discorsi piu` o meno stupidi sulla Grecia, l'unica cosa a cui riesco a pensare veramente e` che non c'e` unione possibile quando ci si sta tutti quanti sulle scatole, e quando la grettezza morale e` arrivata al punto che c'e` gente che muore di fame ma "e` perche` non hanno voluto imparare la lezione". In sostanza, la stessa grettezza di chi aggredisce come invasori i profughi vomitati sulle coste da barcacce fatiscenti.

Da quando ho lasciato l'Italia ho stretto legami più o meno solidi, a seconda dei caratteri, delle affinità e differenze, con persone provenienti dalla Francia, la Spagna, il Portogallo, la Gran Bretagna, l'Irlanda, il Belgio, l'Olanda, la Germania, la Danimarca, la Slovenia, la Croazia, la Serbia, la Grecia, l'Ucraina, la Polonia, la Romania, la Russia (più vari altri Paesi extra europei). Potrei aver dimenticato qualcuno. Quando penso all'Europa vedo le facce delle persone che ho conosciuto, delle loro famiglie, e non mi viene in mente se sono spagnoli, francesi, portoghesi, inglesi o tedeschi, bensi` ricordo se erano più o meno simpatici, pesantoni, piacevoli, imbarazzanti, generosi, egoisti, scortesi o gentili. Soprattutto mi ricordo di qualcosa che abbiamo avuto occasione di condividere. E tra le cose che abbiamo fatto insieme non compare, altra fatalita`, la gara a chi e` il piu` bravo e a chi tiene meglio in riga gli altri insegnando loro come comportarsi e infliggendo le corrispettive punizioni.

Un  poche di cose fatte e fotografate in questi anni all'estero.


2 commenti:

  1. E' possibile che la gente comune da noi sia insensibile, ma non credo. Quello che sorprende è il modo in cui siamo ridotti a spettatori che fanno il tifo, incitati da giornalisti più o meno (in)competenti e con senso dello spettacolo a prendere una o l'altra posizione. Nel frattempo le decisioni sono prese da altri, e noi guardiamo e diciamo: "Il FMI non accetta la proposta di Tsipras", "Jeroen Dijsselboem ha detto che continuare a trattare non ha senso", "Dopo il referendum si discuterà l'uscita della Grecia dall'Euro". Ma queste cose, la fine dell'ideale europeo dopo cinquant'anni di sforzi, influenzeranno le possibilità e le aspettative nella vita di ciascuno di noi. Mi secca di fare discorsi grillini, ma chi rappresentano Lagarde, Dijsselboem, Junker e compagnia? A chi rispondono, quando dicono che la trattativa è fallita? Non dico che bisognerebbe fare un referendum in tutti i Paesi come vorrebbero i cinque stelle, ma le trattative dovrebbero essere condotte dai capi di governo e soprattutto dai ministri dell'economia dei vari stati, dopo aver consultato i rispettivi parlamenti. I punti della questione non devono essere solo tecnicismi per esperti, con il pubblico che le spara grosse, ma devono essere discussi da tutti, ed ogni partito, specie se di maggioranza, deve prendere posizione su ciascuno. Se i nostri rappresentanti vogliono buttare fuori la Grecia, lo dicano e se ne assumano le responsabilità. Ma se non è così, nessun banchiere abbia il diritto di dire che l'accordo non si può fare per l'intransigenza dei greci. Dall'altra parte anche quel furbo di Tsipras, invece di aizzare il popolo contro l'Europa esosa, avrebbe dovuto sottoporre le condizioni di quei tagliagole dei banchieri a tutti gli esperti della sua maggioranza e al parlamento, e lavorare per trovare un compromesso.

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  2. E' possibile che la gente comune da noi sia insensibile, ma non credo. Quello che sorprende è il modo in cui siamo ridotti a spettatori che fanno il tifo, incitati da giornalisti più o meno (in)competenti e con senso dello spettacolo a prendere una o l'altra posizione. Nel frattempo le decisioni sono prese da altri, e noi guardiamo e diciamo: "Il FMI non accetta la proposta di Tsipras", "Jeroen Dijsselboem ha detto che continuare a trattare non ha senso", "Dopo il referendum si discuterà l'uscita della Grecia dall'Euro". Ma queste cose, la fine dell'ideale europeo dopo cinquant'anni di sforzi, influenzeranno le possibilità e le aspettative nella vita di ciascuno di noi. Mi secca di fare discorsi grillini, ma chi rappresentano Lagarde, Dijsselboem, Junker e compagnia? A chi rispondono, quando dicono che la trattativa è fallita? Non dico che bisognerebbe fare un referendum in tutti i Paesi come vorrebbero i cinque stelle, ma le trattative dovrebbero essere condotte dai capi di governo e soprattutto dai ministri dell'economia dei vari stati, dopo aver consultato i rispettivi parlamenti. I punti della questione non devono essere solo tecnicismi per esperti, con il pubblico che le spara grosse, ma devono essere discussi da tutti, ed ogni partito, specie se di maggioranza, deve prendere posizione su ciascuno. Se i nostri rappresentanti vogliono buttare fuori la Grecia, lo dicano e se ne assumano le responsabilità. Ma se non è così, nessun banchiere abbia il diritto di dire che l'accordo non si può fare per l'intransigenza dei greci. Dall'altra parte anche quel furbo di Tsipras, invece di aizzare il popolo contro l'Europa esosa, avrebbe dovuto sottoporre le condizioni di quei tagliagole dei banchieri a tutti gli esperti della sua maggioranza e al parlamento, e lavorare per trovare un compromesso.

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