venerdì 8 gennaio 2016

Viaggio a Cuba (I) - L'Avana (primo tempo)

A L'Avana e` sufficiente mezza giornata per capire come l'alternativa sia tra l'imparare a muoversi e il non muoversi affatto. Durante la nostra prima mattina percorriamo si` e no cinquecento metri in tutto, perche` ad ogni angolo ci chiamano e attaccano bottone con la stessa filastrocca Hola amigo!, Di dove siete?, Italia!, Ridi ridi, che mamma ha fatto i gnocchi, Dove in Italia? Milano?, Roma? Palermo? Firenze?, Venezia!, Mio fratello vive a..., e cosi` via. Ci aveva avvertiti Lissette, di tirare dritti perche` non possiamo aiutare tutti quanti. Lissette e` la signora che gestisce la nostra permanenza a L'Avana. Le avevamo scritto mesi prima del nostro arrivo per prenotare una stanza, e poi pochi giorni prima della partenza per confermare che tutto fosse a posto, e lei ci aveva risposto con una serie di mail indecifrabili dalle quali non si capiva se la stanza c'era oppure no. Alla fine c'era, ma non a casa sua bensi` da sua madre, l'anziana signora Caridad, al primo piano di un palazzo nel mezzo della Habana Vieja. Fatto sta che nulla si muove senza il controllo di Lissette, percio` la mattina dopo il nostro arrivo siamo stati convocati nel suo appartameno, due piani piu` in su. Li`, oltre a spiegarci a cosa stare attenti per la strada, Lissette ha cercato di organizzarci l'intera vacanza, offrendosi di prenotare per noi tutte le stanze nelle casas particulares delle citta` dove volevamo andare, ed anche modificando il giro che avevamo in mente che non era abbastanza logico per lei. Con un po' di fatica riusciamo a disinnescarla, cosa che probabilmente la offende anche un poco, ma almeno riconquistiamo la liberta` di seguire l'itinerario che preferiamo e di fermarci di piu` o di meno nei posti a seconda del nostro gradimento. Cosa che, per inciso, ci tornera` utile a Remedios. Ma tutto questo e` senno di poi, al momento del racconto stiamo vagando per le strade della Habana Vieja e non facciamo un metro senza che qualcuno riconosca il nostro aspetto non solo di turisti, che quello e` facile, ma di novellini, e venga a fare quattro chiacchiere, a tempo perso o interessate, con noi.
Una storia che ci viene raccontata piu` volte e` la seguente. Esistono a L'Avana delle cooperative di lavoratori delle fabbriche di sigari. Un tempo costoro svolgevano i loro compiti senza impegno, o non si facevano vedere proprio, ma di recente il nuovo presidente Raul aveva introdotto una nuova legge secondo la quale i lavoratori ricevevano dalla fabbrica due scatole di sigari a testa che essi hanno la possibilita` di vendere al dettaglio il 2 e il 3 di ogni mese, trattando direttamente con i clienti. La merce invenduta deve essere restituita alla fabbrica, che poi li mette sul mercato al prezzo normale che non e` trattabile. Questa nuova legge ha motivato i lavoratori a darsi da fare e dalla sua introduzione le cose vanno molto meglio. Oggi e` proprio il 3 del mese, percio` e` l'ultima occasione per ottenere sigari di qualita` a prezzo conveniente.
In Plaza Vieja incontriamo un vicino di casa di Lissette, Carlos, che avevamo incrociato in ascensore il pomeriggio precedente, appena arrivati, e lui, oltre alla solita tiritera di domande di presentazione, si offre di accompagnarci a una di queste cooperative che e` li` vicino. Gli sventurati risposero. Alla cooperativa un ragazzo molto simpatico ci spiega di nuovo la storia della legge di Raul, ci spiega che li` in quella casa vivono diverse famiglie di lavoratori della cooperativa che hanno ricevuto un appartamento dal governo in quanto membri della cooperativa e poi ci enuncia le Tre Prove Sacre per riconoscere un sigaro di buona qualita`. Numero Uno: facendo girare avanti e indietro un sigaro accanto all'orecchio, dev'essere possibile sentire un delicato scricchiolio delle foglie di tabacco secche. Numero Due: strofinando il sigaro in posizione verticale, con la punta rivolta verso il basso, non deve cadere la piu` piccola quantita` di tabacco, a differenza delle sigarette, perche` i sigari di qualita` sono fatti di foglie di tabacco intere, non triturate. Numero Tre: aspirando con forza dalla punta si deve vedere la vena del sigaro gonfiarsi, in maniera simile a quella di un braccio quando si stringe il pugno. Orgogliosamente queste Prove vengono esibite davanti a noi sul momento, con tanto di confronto sigaro-sigaretta per fugare ogni dubbio. I sigari venduti li` sono di buona qualita` ed originali. Possiedono infatti i Quattro Sigilli Sacri che ne certificano la provenienza, e senza i quali non bisogna comprare nulla altrimenti si rischia di incorrere nel sequestro della merce e multe ingenti. Dopo tutto questa sontuosa presentazione, che dura almeno mezz'ora, si arriva al dunque. Cosa compriamo? Il ragazzo si offre di venderci una scatola di 25 Cohiba, i piu` pregiati nonche` quelli che fuma il Presidente Fidel, valore di mercato superiore a 500 CUC (il peso cubano convertibile, che vale circa un euro), a 250 CUC. Noi, per fortuna, non abbiamo tutti quei soldi dietro. Alla domanda su quanto costino dei sigari Romeo y Julieta piu` corti e piu` sottili, lui li ripone risoluto dicendoci che no, dai, questi sono da donna, come si fa.
Sigari della cooperativa.
Il ragazzo pensa che vogliamo tirare sul prezzo, e scende a 200 CUC, ma noi quei soldi davvero non li abbiamo, siamo usciti con 80 CUC e pensavamo fossero troppi. Preso dallo sconforto ci offre allora una scatola da 10 Montecristo (una delle migliori varieta` di sigaro, seconda solo al Cohiba, nonche` la preferita del Che) e ci chiede anche di non farci vedere mentre lo paghiamo perche` dietro di noi attende la presentazione un americano e a lui vuole chiedere un prezzo piu` alto. Il risultato e` che siamo a L'Avana da meno di un giorno e ci siamo gia` fatti abbindolare e svuotare il portafoglio, e rimarremo fino alla fine col dubbio di essere stati imbrogliati o di aver fatto, tutto sommato, un affare. Nei giorni seguenti delle conversazioni con altre persone piu` esperte di noi di sigari ci convinceranno che si`, saremmo dovuti essere piu` furbi e smaliziati, ma c'e` andata bene: i sigari sono originali e in negozio li avremmo pagati almeno il doppio. Quel giorno pero` ancora non lo sapevamo, e la morale che traiamo da questa esperienza e` che coi soldi che abbiamo speso abbiamo pagato, oltre ai dieci sigari, una simpatica e piacevole esibizione di teatro e una lezione di comportamento. Poteva andare peggio e d'ora in avanti staremo piu` attenti.
Passiamo il resto della giornata passeggiando per la Habana Vieja e, la sera, lungo il tratto iniziale del Malecon, il lungomare piu` famoso di Cuba. Un incontro dopo l'altro riascoltiamo ancora e ancora le stesse storie. Se da un lato questo allenamento ci insegna pian piano a come interrompere una conversazione senza risultare troppo antipatici e a come camminare per le strade senza fermarci mezz'ora ogni due passi, dall'altro insinua il dubbio che tanto calore e simpatia degli abitanti non siano altro che una semplice tecnica commerciale. Questi pensieri si perdono e si rincorrono mentre vaghiamo un po' con il naso all'insu` per ammirare i palazzi insieme sontuosi e decadenti della capitale e un po' con gli occhi al suolo per non finire in qualche buca, dentro qualche mucchio di immondizia o in qualche pozzanghera limacciosa. Perche` sebbene dicembre sia normalmente un mese secco a Cuba, quest'anno il gran caldo provoca grandi precipitazioni, considerate incredibili anche dagli esterrefatti cubani, e i nostri primi giorni nell'Isla de Sol saranno in effetti piuttosto piovosi.
Diluvio in Plaza de la Catedral

Manifesto in un paladar della Habana Vieja

Case sul Prado.

Prado.
Il Malecon.

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