martedì 12 aprile 2016

Dei discorsi a un pranzo qualsiasi.

Oggi a pranzo si è in qualche modo finiti a parlare di Giulio Regeni.
E' saltato fuori che una dottoranda di qui l'aveva conosciuto negli Stati Uniti, dove entrambi avevano studiato per un periodo. Non che fossero amici, ma s'erano incrociati laggiù, un Friulano e una Colombiana che anni dopo avrei incontrato al di qua dell'oceano. Ho pensato, un po' scioccamente, che il mondo è proprio piccolo e questo pensiero banale mi ha fatto per un attimo scordare l'orrore che ha reso noto il nome di chi altrimenti sarebbe stato un ricercatore come tanti.

Poi si e` inevitabilmente scivolati a discutere la situazione in Egitto e le notizie degli ultimi giorni ma a quel punto, dopo un commento iroso che ha lasciato un po' tutti interdetti, ho smesso di ascoltare.
La rabbia originava da una lunga serie di considerazioni, la prima delle quali e` che non mi piace troppo sentenziare su cose che non conosco e ancora meno mi piace ascoltare chi lo fa, estraendo dalla tasca la verita` che trasporta in giro a beneficio di tutti. Poi c'e` lo sciacallaggio dei giornali, incominciando dal manifesto che ha presentato Regeni come un collaboratore sebbene non si fossero degnati di pubblicargli nulla finche` era in vita, in linea con una classica tendenza nazionale a prendere sul serio le persone solo dopo averle sepolte. Ma quello era nulla in confronto all'operazione di Repubblica, la cui fonte anonima, incredibile a dirsi, conferma tutte e sole le ipotesi che piacciono a noi perche` gridano piu` forte vendetta al cospetto di dio.

Questo non aggiunge nulla al poco che si sa, e non fa che acuire e rinnovare il dolore dei parenti, ma forse dice molto su di noi e sulle storie che vogliamo sentirci raccontare.
Un "nostro ragazzo" non e` stato massacrato per errore, come capita ogni mese a un centinaio di anonimi egiziani di cui non ci puo` importare meno, o come capita a chi vive nel posto sbagliato, sia esso la Palestina, la Siria, la Libia o la periferia di qualche citta` italiana o europea. Nossignore, lui e` stato prelevato e torturato su esplicito ordine del presidente, non si e` piegato ed e` morto per non tradire gli amici.

Un vero eroe, di quelli che i Paesi sono beati quando non ne hanno bisogno.

Ma evidentemente noi ne abbiamo, pertanto al governo egiziano chiediamo spiegazioni con la clausola che non accetteremo argomenti che non siano quelli che vogliamo noi.
Nell'orrore di questo delitto, mi disgusta e mi addolora che la vittima, invece che essere ricordata affettuosamente e onorata nel cordoglio che merita, sia usata per riscattare qualche malsano senso di colpa di un intero popolo.

1 commento:

  1. Mi spiace di non poter parlare direttamente con te. Capisco lla tua posizione...Ma è stato ricordato e onorato affettuosamente da tanti che lo conoscevano direttamente. E qui si è saputo subito che non era collaboratore del Manifesto. Piuttosto mi ha colpito che uun ricercatore di Cambridge sia mandato a svolgere un lavoro così delicato su un tema così serio senza che l'università si sentisse respinsabile. Sono i genitori che hanno dato subito l'allarme. E, indipendentemente dal pasticcio giornalistico, restano i nudi e crudi fatti. Anche qui non sono pochi quelli che considerano spropositata la reazione ufficiale per un ragazzo di provincia quasi compatito per il suo supposto improvviso idealismo. Invece è stato semplicemente un uomo autenticamente e con profonde radici culturali di sinistra aperto al mondo che ancora non c'è. Onore e pietà per Giulio così poco protetto da vivo, studioso serio della realtà e non orecchiante del web o giornalista da scrivania.

    RispondiElimina