venerdì 18 marzo 2016

Viaggio a Cuba - Trinidad

Il pazzesco diluvio che ci ha salutato alla nostra partenza da L'Avana ci ha messo mezza giornata per venire a riprenderci a Trinidad. A poche ore dal nostro arrivo si sono riaperte le cateratte e se non avessimo trovato riparo nell'unica piadineria di Cuba il nostro viaggio avrebbe precocemente rischiato di naufragare, nel vero senso della parola, visti i torrenti d'acqua che solcavano impetuosi le vie della città. Senza sole Trinidad ha l'aspetto triste e abbacchiato di un cane che si rifugia in un cantuccio dopo essere stato scacciato da un ristorante a suon di botte. Nei giorni successivi per fortuna il tempo è migliorato, pur rimanendo molto variabile nel'arco di ciascuna giornata, ed ecco che le case e le strade si sono accese di mille sfumature di colore, illuminandosi come giocattoli tirati fuori dallo scatolone dopo un trasloco. E Trinidad ha un po' questo aspetto di giocattolo in grande scala, un parco dei divertimenti fatto per i turisti che la vengono a visitare richiamati dalla sua meritata fama di patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Camminando per le strade, specie intorno alla piazza centrale, si sente parlare più tedesco che spagnolo e quasi ogni casa sembra ospitare o un paladar, o una casa particular, o un negozietto di souvenir. Una gran differenza rispetto a L'Avana dove, sebbene ad ogni passo vi sia qualcuno che cerca di venderti qualcosa, si ha sempre la consapevolezza di muoversi in una città autentica, in mezzo agli habaneri indaffarati e diretti a lavoro, o a casa, o a casa di qualcun altro. Ciononostante, o forse proprio per questo, Trinidad è più tranquilla e serena, e passeggiare è meno faticoso. Le case poi sono basse, a un piano, perciò anche le vie più strette non risultano opprimenti come talvolta accade nella capitale, e quando c'è bel tempo si vede fino al mare.

Turista guada la strada.

Trinidad.

Classica cartolina da Trinidad.

Passato l'acquazzone

Dal campanile.

Era vietato toccare la campana, fotografarla si poteva.

La Sierra Escambray alle spalle di Trinidad.

Elegantoni con alle spalle la cattedrale (che non è la chiesa sul cui campanile si può salire).

2 commenti:

  1. Bello. Un mondo che scomparirà a breve, se non l'ha già fatto. Poi tra dieci anni ci sarà la nostalgia e come la chiameranno? Castralgia? Suona male

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  2. Eh... non è ancora scomparso ma manca poco. Si aspetta solo che Fidel e Raul raggiungano il Che per riprendere la storia da dove si era interrotta nel 1959. Purtroppo.

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