Il pazzesco diluvio che ci ha salutato alla nostra partenza da L'Avana ci ha messo mezza giornata per venire a riprenderci a Trinidad. A poche ore dal nostro arrivo si sono riaperte le cateratte e se non avessimo trovato riparo nell'unica piadineria di Cuba il nostro viaggio avrebbe precocemente rischiato di naufragare, nel vero senso della parola, visti i torrenti d'acqua che solcavano impetuosi le vie della città. Senza sole Trinidad ha l'aspetto triste e abbacchiato di un cane che si rifugia in un cantuccio dopo essere stato scacciato da un ristorante a suon di botte. Nei giorni successivi per fortuna il tempo è migliorato, pur rimanendo molto variabile nel'arco di ciascuna giornata, ed ecco che le case e le strade si sono accese di mille sfumature di colore, illuminandosi come giocattoli tirati fuori dallo scatolone dopo un trasloco. E Trinidad ha un po' questo aspetto di giocattolo in grande scala, un parco dei divertimenti fatto per i turisti che la vengono a visitare richiamati dalla sua meritata fama di patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Camminando per le strade, specie intorno alla piazza centrale, si sente parlare più tedesco che spagnolo e quasi ogni casa sembra ospitare o un paladar, o una casa particular, o un negozietto di souvenir. Una gran differenza rispetto a L'Avana dove, sebbene ad ogni passo vi sia qualcuno che cerca di venderti qualcosa, si ha sempre la consapevolezza di muoversi in una città autentica, in mezzo agli habaneri indaffarati e diretti a lavoro, o a casa, o a casa di qualcun altro. Ciononostante, o forse proprio per questo, Trinidad è più tranquilla e serena, e passeggiare è meno faticoso. Le case poi sono basse, a un piano, perciò anche le vie più strette non risultano opprimenti come talvolta accade nella capitale, e quando c'è bel tempo si vede fino al mare.
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| Turista guada la strada. |
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| Trinidad. |
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| Classica cartolina da Trinidad. |
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| Passato l'acquazzone |
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| Dal campanile. |
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| Era vietato toccare la campana, fotografarla si poteva. |
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| La Sierra Escambray alle spalle di Trinidad. |
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| Elegantoni con alle spalle la cattedrale (che non è la chiesa sul cui campanile si può salire). |
Bello. Un mondo che scomparirà a breve, se non l'ha già fatto. Poi tra dieci anni ci sarà la nostalgia e come la chiameranno? Castralgia? Suona male
RispondiEliminaEh... non è ancora scomparso ma manca poco. Si aspetta solo che Fidel e Raul raggiungano il Che per riprendere la storia da dove si era interrotta nel 1959. Purtroppo.
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