domenica 4 dicembre 2016

Strudel.

A volte mi chiedono cos'e` che faccio quando non lavoro, al che mi ritrovo sempre in imbarazzo. Buona domanda. Mi pare di non fare niente. A volte faccio due passi, a volte vado in bici. Sono dunque diventato uno di quelli che vive per lavorare? Dramma, se almeno pubblicassi un articolo al mese potrei dire che serve a qualcosa, ma nemmeno quello!
C'e` in effetti qualcosa che mi tiene impegnato con una certa regolarita`.
Qui, si cucina parecchio (e quando non si cucina ci sono i piatti da lavare), anche perche` per accontentare la coinquilina il menu` deve essere vario, altrimenti protesta che non abbiamo una dieta equilibrata.
Di tanto in tanto, poi, si prova a fare qualche dolce. Due domeniche fa, per esempio, ho ritrovato una vecchia ricetta paterna per lo strudel di mele. Qui avevamo delle mele cotogne e percio` l'ho fatto con quelle. Soddisfatto del risultato, per controllare che non fosse una coincidenza o la fortuna del principiante, domenica scorsa ci ho riprovato ed e` andata anche meglio, ma la pasta mi e` venuta di nuovo un po' dura sul fondo. Bisogna riprovare ancora (oggi no, pero`).

Lo straccio infarinato dove tirare la pasta.
Sulla destra, il burro fuso con cui spennellare la pasta dopo la tiratura.
In alto, il ripieno.

La tiratura in corso d'opera.

Dopo aver tirato e spennellato la pasta di burro, ci si spalma sopra il pan grattato.

Poi ci si versa sopra il ripieno. Qui, mele cotogne, uvetta e pinoli.

Poi si arrotola lo strudel aiutandosi con il canovaccio.

Poi cercando di non fare un macello lo si sposta sulla teglia.
Devo ancora imparare bene questa parte.

Poi si aspetta seduti davanti al forno fissando lo strudel per infondergli tranquillita`.

Dopo una mezz'ora lo si tira fuori ed eventualmente lo si cosparge di zucchero a velo.

Infine lo si mangia. Qui, accompagnato da una salsa alla vaniglia della coinquilina.

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