A volte mi chiedono cos'e` che faccio quando non lavoro, al che mi ritrovo sempre in imbarazzo. Buona domanda. Mi pare di non fare niente. A volte faccio due passi, a volte vado in bici. Sono dunque diventato uno di quelli che vive per lavorare? Dramma, se almeno pubblicassi un articolo al mese potrei dire che serve a qualcosa, ma nemmeno quello!
C'e` in effetti qualcosa che mi tiene impegnato con una certa regolarita`.
Qui, si cucina parecchio (e quando non si cucina ci sono i piatti da lavare), anche perche` per accontentare la coinquilina il menu` deve essere vario, altrimenti protesta che non abbiamo una dieta equilibrata.
Di tanto in tanto, poi, si prova a fare qualche dolce. Due domeniche fa, per esempio, ho ritrovato una vecchia ricetta paterna per lo strudel di mele. Qui avevamo delle mele cotogne e percio` l'ho fatto con quelle. Soddisfatto del risultato, per controllare che non fosse una coincidenza o la fortuna del principiante, domenica scorsa ci ho riprovato ed e` andata anche meglio, ma la pasta mi e` venuta di nuovo un po' dura sul fondo. Bisogna riprovare ancora (oggi no, pero`).
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Lo straccio infarinato dove tirare la pasta. Sulla destra, il burro fuso con cui spennellare la pasta dopo la tiratura. In alto, il ripieno. |
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| La tiratura in corso d'opera. |
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| Dopo aver tirato e spennellato la pasta di burro, ci si spalma sopra il pan grattato. |
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| Poi ci si versa sopra il ripieno. Qui, mele cotogne, uvetta e pinoli. |
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| Poi si arrotola lo strudel aiutandosi con il canovaccio. |
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Poi cercando di non fare un macello lo si sposta sulla teglia. Devo ancora imparare bene questa parte. |
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| Poi si aspetta seduti davanti al forno fissando lo strudel per infondergli tranquillita`. |
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| Dopo una mezz'ora lo si tira fuori ed eventualmente lo si cosparge di zucchero a velo. |
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| Infine lo si mangia. Qui, accompagnato da una salsa alla vaniglia della coinquilina. |
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