Comandante,
confesso di non essere mai stato un tuo sostenitore. Non ho mai potuto soffrire i modi autoritari e la seriosita` che ti hanno sempre contraddistinto, il tuo crederti indispensabile e il tuo insopportabile paternalismo. Non hai mai avuto l'allegra leggerezza di Camilo ne` il generoso idealismo del Che. Soprattutto, sei sopravvissuto quando tutti i tuoi compagni, quelli che avrebbero potuto farti ombra nell'affetto delle persone, sono morti uno dopo l'altro, lasciando l'ombra, quella si` infamante, del dubbio che tu centrassi qualcosa con la loro scomparsa, o per intervento diretto o per omissioni.
Poi sono stato a Cuba e per la prima volta ho iniziato a vedere le cose da un'altra prospettiva. E' comodo oggi giudicare, definirti un tiranno e un criminale che ha tenuto soggiogato un intero popolo per piu` di cinquant'anni. E' comodo puntare il dito contro le restrizioni alla cosiddetta liberta` di espressione, di internet, contro la poverta` e l'arretratezza di una nazione.
E' comodo, e infatti lo stanno facendo in molti, sciacalli che mai non fur vivi.
Tralasciano di ricordare cos'era Cuba prima del 1959, chi ne era a capo, da chi era sostenuto e cosa faceva. Si concentrano solo su di te, come se la rivoluzione l'avessi combattuta da solo, perche` altrimenti dovrebbero fare i conti con i movimenti popolari che agitavano tutta l'isola, che ti hanno sostenuto e senza i quali nulla sarebbe stato possibile se non lo stato mafioso e fantoccio che c'era prima.
Cosa dev'essere stato, sessanta e piu` anni fa, immaginare una societa` diversa, combattere per rovesciare quella del tempo. Sopravvivere a centinaia di attentati, resistere alle ingerenze e al terrorismo di un vicino troppo diverso per essere indifferente e troppo abituato a farla da padrone per poter accettare l'autodeterminazione di un popolo. Se il vostro modo di vivere avesse avuto successo, cosa ne sarebbe stato di loro? Percio` dovevano soffocarvi, farvi morire lentamente d'inedia. Sono i paladini della liberta`, ma non hanno esitato un attimo a provarci in tutti i modi.
Cosa sarebbe stata, oggi, Cuba, se avesse potuto svilupparsi autonomamente senza l'embargo, senza doversi aggrappare all'Unione Sovietica e ai suoi ricatti per non soccombere? Non possiamo saperlo, mentre sappiamo con certezza cosa sarebbe accaduto se ti avessero fucilato dopo il fallito attacco alla Moncada. Haiti e` li` a ricordare cosa succede quando una rivoluzione muore.
Ma tu sei sopravvissuto. Sei sceso a compromessi che oggi magari fanno orrore e hai imposto le tue decisioni a tutta una nazione. E' stato giusto? Facile parlare, ora, senza l'urgenza di allora e senza controprove. Forse non avresti dovuto arrogarti il diritto di decidere per tutti, forse avresti dovuto fidarti di piu` dei Cubani e lasciare che fossero loro, se lo credevano, a mandare tutto a schifio in cambio di un piatto di lenticchie e di uno smartphone alla moda. Pero`, nonostante tutto, anche negli anni piu` difficili dopo la fine dell'Unione Sovietica quando per mettervi in ginocchio gli Stati Uniti hanno reso ancora piu` duro l'embargo contro di voi, i cubani hanno fatto la fame ma hanno avuto l'istruzione gratuita, la sanita` gratuita, una casa garantita. La dignita` intatta.
Chi oggi twitta felice della tua morte certamente disprezza i suoi compatrioti ignoranti che muoiono di fame e di freddo nelle strade grazie al baratto dei propri diritti sociali in cambio dell'illusione di alcuni diritti civili. Pur con tutti gli errori commessi, mai hai pronunciato una parola di disprezzo per il tuo popolo, ne hai anzi sempre parlato con orgoglio come del piu` fiero, coraggioso, generoso e ribelle. Anche questo forse dice qualcosa, di te e di noi.
Hasta siempre.
confesso di non essere mai stato un tuo sostenitore. Non ho mai potuto soffrire i modi autoritari e la seriosita` che ti hanno sempre contraddistinto, il tuo crederti indispensabile e il tuo insopportabile paternalismo. Non hai mai avuto l'allegra leggerezza di Camilo ne` il generoso idealismo del Che. Soprattutto, sei sopravvissuto quando tutti i tuoi compagni, quelli che avrebbero potuto farti ombra nell'affetto delle persone, sono morti uno dopo l'altro, lasciando l'ombra, quella si` infamante, del dubbio che tu centrassi qualcosa con la loro scomparsa, o per intervento diretto o per omissioni.
Poi sono stato a Cuba e per la prima volta ho iniziato a vedere le cose da un'altra prospettiva. E' comodo oggi giudicare, definirti un tiranno e un criminale che ha tenuto soggiogato un intero popolo per piu` di cinquant'anni. E' comodo puntare il dito contro le restrizioni alla cosiddetta liberta` di espressione, di internet, contro la poverta` e l'arretratezza di una nazione.
E' comodo, e infatti lo stanno facendo in molti, sciacalli che mai non fur vivi.
Tralasciano di ricordare cos'era Cuba prima del 1959, chi ne era a capo, da chi era sostenuto e cosa faceva. Si concentrano solo su di te, come se la rivoluzione l'avessi combattuta da solo, perche` altrimenti dovrebbero fare i conti con i movimenti popolari che agitavano tutta l'isola, che ti hanno sostenuto e senza i quali nulla sarebbe stato possibile se non lo stato mafioso e fantoccio che c'era prima.
Cosa dev'essere stato, sessanta e piu` anni fa, immaginare una societa` diversa, combattere per rovesciare quella del tempo. Sopravvivere a centinaia di attentati, resistere alle ingerenze e al terrorismo di un vicino troppo diverso per essere indifferente e troppo abituato a farla da padrone per poter accettare l'autodeterminazione di un popolo. Se il vostro modo di vivere avesse avuto successo, cosa ne sarebbe stato di loro? Percio` dovevano soffocarvi, farvi morire lentamente d'inedia. Sono i paladini della liberta`, ma non hanno esitato un attimo a provarci in tutti i modi.
Cosa sarebbe stata, oggi, Cuba, se avesse potuto svilupparsi autonomamente senza l'embargo, senza doversi aggrappare all'Unione Sovietica e ai suoi ricatti per non soccombere? Non possiamo saperlo, mentre sappiamo con certezza cosa sarebbe accaduto se ti avessero fucilato dopo il fallito attacco alla Moncada. Haiti e` li` a ricordare cosa succede quando una rivoluzione muore.
Ma tu sei sopravvissuto. Sei sceso a compromessi che oggi magari fanno orrore e hai imposto le tue decisioni a tutta una nazione. E' stato giusto? Facile parlare, ora, senza l'urgenza di allora e senza controprove. Forse non avresti dovuto arrogarti il diritto di decidere per tutti, forse avresti dovuto fidarti di piu` dei Cubani e lasciare che fossero loro, se lo credevano, a mandare tutto a schifio in cambio di un piatto di lenticchie e di uno smartphone alla moda. Pero`, nonostante tutto, anche negli anni piu` difficili dopo la fine dell'Unione Sovietica quando per mettervi in ginocchio gli Stati Uniti hanno reso ancora piu` duro l'embargo contro di voi, i cubani hanno fatto la fame ma hanno avuto l'istruzione gratuita, la sanita` gratuita, una casa garantita. La dignita` intatta.
Chi oggi twitta felice della tua morte certamente disprezza i suoi compatrioti ignoranti che muoiono di fame e di freddo nelle strade grazie al baratto dei propri diritti sociali in cambio dell'illusione di alcuni diritti civili. Pur con tutti gli errori commessi, mai hai pronunciato una parola di disprezzo per il tuo popolo, ne hai anzi sempre parlato con orgoglio come del piu` fiero, coraggioso, generoso e ribelle. Anche questo forse dice qualcosa, di te e di noi.
Hasta siempre.
http://www.marx21.it/index.php/storia-teoria-e-scienza/filosofia-e-scienza/27423-la-scienza-e-la-tecnologia-secondo-fidel-castro
RispondiEliminaBello.
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