Sono appena stato al concerto di Little Steven and the Disciples of Soul. Ancora colando sudore su una panchina della stazione di Colonia, con le gambe e la schiena che protestano per le ultime due ore e mezza passate a saltare da un piede all'altro e le mani bollenti, spellate a forza di tenere il tempo, rifletto su quel che mi ha portato qui e su quello che è stato.
Di Steve Van Zandt conoscevo solo un paio di canzoni, cantate da Southside Johnny. Lui, Miami Steve, non l'avevo mai sentito cantare, eccetto come spalla di Springsteen, che però è tutto un'altra cosa. È forte, Steve.
Così, in questo concerto che rivisitava sue canzoni vecchie e nuove e insieme rendeva omaggio alla musica che lo ha formato, il blues di Chicago, il Motown di Detroit, il doo wop, Gary U.S. Bonds, James Brown e così via, si è creata questa atmosfera di festa di fine agosto al mare, con l'allegria delle vacanze e un accenno di malinconia perché la spensieratezza dell'estate sta finendo. Complice il caldo equatoriale e l'umidità a mille, e le canzoni anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, sembrava che voltandosi avremmo trovato il mormorio dell'oceano e il boardwalk di Asbury Park col suo odore appiccicoso di gioventù sudata.
Ora, riflettendo, è chiaro che questa associazione in me è dovuta al collegamento tra questo genere musicale e Springsteen, che più o meno direttamente mi ci ha portato, e Springsteen ad Asbury Park. Eppure. Eppure non l'ho mai vista, Asbury Park, né se per quello la costa est degli Stati Uniti, ma comunque questa musica suonata da questi musicisti a me fa pensare alla mia giovinezza e al mare di Asbury, pur non essendo mai stato ad Asbury né avendo mai ascoltato questa musica a una festa di gioventù.
Sicché mi chiedo, da dov'è che mi viene questa associazione? Attorno a me il pubblico è piuttosto attempato, dal che presumo che per molti quella fosse stata effettivamente la musica della loro giovinezza. Ma quando avevo 18 anni le hit erano di Shakira e Justin Timberlake, a 20 c'erano Alicia Keys, i Maroon 5 e boh, forse i Black Eyed Peas, e ciononostante nel mio immaginario è entrata la musica soul. In qualche modo ha fatto breccia e lì è rimasta. Guardare i Blues Brothers ogni settimana per anni avrà aiutato.
Quindi chissà, magari ci sono in questo momento dei millennials che pur essendo sommersi da Cardi B e Fedez sono stati segretamente stregati da un'armonia degli Everly Brothers o da un assolo di sax di Clarence Clemons e un giorno, a sorpresa, assoceranno anche loro mare, giovinezza e musica soul.
O forse no, magari invece andranno a un concerto di Katy Perry settantenne e si commuoveranno ascoltando Teenage dream.

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