giovedì 5 luglio 2018

Fourth of July, Mülheim Park

Sono appena stato al concerto di Little Steven and the Disciples of Soul. Ancora colando sudore su una panchina della stazione di Colonia, con le gambe e la schiena che protestano per le ultime due ore e mezza passate a saltare da un piede all'altro e le mani bollenti, spellate a forza di tenere il tempo, rifletto su quel che mi ha portato qui e su quello che è stato.
Di Steve Van Zandt conoscevo solo un paio di canzoni, cantate da Southside Johnny. Lui, Miami Steve, non l'avevo mai sentito cantare, eccetto come spalla di Springsteen, che però è tutto un'altra cosa. È forte, Steve.
Così, in questo concerto che rivisitava sue canzoni vecchie e nuove e insieme rendeva omaggio alla musica che lo ha formato, il blues di Chicago, il Motown di Detroit, il doo wop, Gary U.S. Bonds, James Brown e così via, si è creata questa atmosfera di festa di fine agosto al mare, con l'allegria delle vacanze e un accenno di malinconia perché la spensieratezza dell'estate sta finendo. Complice il caldo equatoriale e l'umidità a mille, e le canzoni anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, sembrava che voltandosi avremmo trovato il mormorio dell'oceano e il boardwalk di Asbury Park col suo odore appiccicoso di gioventù sudata.
Ora, riflettendo, è chiaro che questa associazione in me è dovuta al collegamento tra questo genere musicale e Springsteen, che più o meno direttamente mi ci ha portato, e Springsteen ad Asbury Park. Eppure. Eppure non l'ho mai vista, Asbury Park, né se per quello la costa est degli Stati Uniti, ma comunque questa musica suonata da questi musicisti a me fa pensare alla mia giovinezza e al mare di Asbury, pur non essendo mai stato ad Asbury né avendo mai ascoltato questa musica a una festa di gioventù.
Sicché mi chiedo, da dov'è che mi viene questa associazione? Attorno a me il pubblico è piuttosto attempato, dal che presumo che per molti quella fosse stata effettivamente la musica della loro giovinezza. Ma quando avevo 18 anni le hit erano di Shakira e Justin Timberlake, a 20 c'erano Alicia Keys, i Maroon 5 e boh, forse i Black Eyed Peas, e ciononostante nel mio immaginario è entrata la musica soul. In qualche modo ha fatto breccia e lì è rimasta. Guardare i Blues Brothers ogni settimana per anni avrà aiutato.
Quindi chissà, magari ci sono in questo momento dei millennials che pur essendo sommersi da Cardi B e Fedez sono stati segretamente stregati da un'armonia degli Everly Brothers o da un assolo di sax di Clarence Clemons e un giorno, a sorpresa, assoceranno anche loro mare, giovinezza e musica soul.
O forse no, magari invece andranno a un concerto di Katy Perry settantenne e si commuoveranno ascoltando Teenage dream.

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