domenica 30 settembre 2018

B.A.

Oggi ho aiutato una persona.
Approfittando della bella, ancorché fredda, giornata, sono uscito a fare due passi per la città. Mentre passavo per la centralissima Friedenplatz, a un signore che potrebbe aver avuto l'età dei miei genitori si è in qualche modo bloccata la bicicletta ed è caduto con un certo fragore di parti metalliche. Le molte persone presenti si sono voltate a guardare cos'era accaduto, ma nessuno si è mosso. Io stavo camminando e non so cosa è successo esattamente. Da fuori forse qualcuno mi avrà visto avvicinarmi. Da dentro, a mia imperitura vergogna, so di essermi chiesto per una frazione di secondo il da farsi.
Dopo un lasso di tempo che era parso interminabile (il signore non riusciva a liberare le gambe incastrate tra le parti della bici e a rialzarsi) ma che in realtà dev'essere durato non più di due secondi, dall'immobilità della folla circostante sono emersi una piccola signora e un ragazzone alto, magro e olivastro e sono andati ad aiutare il signore ostacolato dalla bicicletta accartocciata in terra.
Ho pensato di andarmene, in fondo dei soccorsi erano arrivati, ma vedendo che nessuno badava agli occhiali da vista che erano schizzati un più in là sono andato a raccoglierli e poi, avvicinandomi, ho sorretto insieme all'altro ragazzo, uno da un lato uno dall'altro, il signore che si rialzava.
Lui ha poi spiegato che la ruota gli era saltata davanti, o qualcosa del genere. Fatto sta che gli abbiamo chiesto se andava tutto bene e lui ha detto di sì. Gli ho ridato gli occhiali dicendo "I suoi bicchieri" e lui mi ha ringraziato. Il ragazzone si era allontanato già per la sua strada, allora per sicurezza ho chiesto di nuovo se era sicuro che fosse tutto a posto e il signore ha ringraziato e confermato che stava bene. Allora me ne sono andato anche io.
Ritornando a casa mi chiedevo quand'è stata l'ultima volta che ho aiutato una persona sconosciuta, così, solo perché c'era la possibilità. Non me lo ricordo. Anni di sicuro. Vivendo all'estero in Paesi di cui si parla la lingua in maniera approssimativa si sviluppa, o almeno io ho sviluppato, il dubbio di non capire cosa sta realmente succedendo, e di dover riflettere un attimo, per cui il riflesso umano di aiutare una persona in difficoltà è inibito da un meccanismo di blocco che impedisce qualsivoglia azione e porta ad allontanarsi. In qualche modo, pensi che non è compito tuo, che è compito di chi sa cosa fare, cosa dire per rassicurare, chi chiamare in caso di problemi. Il problema è che quando ti abitui a pensare che non siano affari tuoi poi non sono mai affari tuoi, a prescindere dal Paese, dalla lingua, da tutto, e quello forse è il momento in cui si inizia a smettere di essere umani.
E così, oggi è andata diversamente, ho aiutato una persona e mi ha fatto sentire bene.
Poi mi sono reso conto che, nel parlargli porgendogli gli occhiali, avevo tradotto in tedesco dall'inglese, senza accorgermene, ché in tedesco gli occhiali hanno un nome, mica si chiamano "vetri". E tutto l'episodio ha ripreso una giusta dimensione.

1 commento:

  1. A volte quell'attimo di attesa e riflessione prima di intervenire può fare la differenza tra una B.A. riuscita e una B.I. (intenzione) che si risolve in un A. precipitosa e magari maldestra. Comunque, nel caso in questione, molto dipende anche dall'età che hanno i tuoi genitori.

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