domenica 26 maggio 2019

Elezioni

Strano effetto, tornare in un seggio a otto anni di distanza dall'ultima volta, ma sempre emozionante, a suo modo.
Anche perché stavolta, a differenza delle precedenti, proprio sicuro sicuro di votare non ero, dacché la questione del mio rimpatrio non è mai stata chiarita del tutto con le autorità competenti, e se loro non mi hanno reso necessariamente la vita facile forse anche io qualche responsabilità me la devo prendere, avendo creato un po' di confusione, ma d'altra parte se il cervello fugge mica si può pretendere che il corpo da solo possa cavarsela senza intoppi. 
Di lì, cioè dalle ambiguità legate al rimpatrio, seguono una serie di incognite tra le quali una riguarda la mia residenza e un'altra, pertinente in questo caso, riguarda il registro elettorale a cui sono iscritto.
Ieri avevo telefonato al centralino del Comune, che mi aveva rassicurato dicendo che ero regolarmente in lista nel mio solito seggio pre-espatrio. Sicché ero con la coscienza a posto. Il fatto che poi mi avessero detto anche che a loro non risultava che me ne fossi mai andato però mi manteneva un po' sul chi vive.
E invece... arrivato al seggio deserto ho esibito scheda e documento e lo scrutatore, dopo alcuni controlli, ha dato il via libera: "Può votare".
A quel punto, non sapere che fare del mio voto è stato un problema tutto sommato di poco conto.

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