Di piccole cose da raccontare ne avrei tante in testa, di questo mio arrivo nella capitale a cominciare una vita un po' nuova, l'ennesima. C'è un cambio di professione, la lotta diuturna coi mezzi pubblici di una città che cede e resiste, cede e resiste, ci sono brevi gite in luoghi incredibili distanti pochi passi. Però rimando sempre.
Questo però non lo posso rimandare.
Oggi ho ricevuto per posta la scansione di un articolo, questo, e mi sono sentito vecchio.
Mi ricordo dell'inaugurazione, mi sa che arrivavo dal tennis o forse c'era ginnastica a scuola, fatto sta che ero in tuta e ci dev'essere ancora una foto in cui ho in testa il cappellino di pile azzurro, perché sì, da bambino avevo un cappellino di pile azzurro. Il primo libro comprato lì, proprio il giorno dell'inaugurazione, era sugli squali, perché all'epoca ne ero un po' terrorizzato dopo aver visto il film di Spielberg.
Mi sono sentito vecchio perché quando torno a casa, nella mia città, stento a riconoscerla e mi domando se si è davvero trasformata in tutt'altro o se nel rimpiangere una città che non c'è più, perché probabilmente non è mai esistita, in realtà rimpiango di non essere in quell'età in cui tutto sembrava possibile e urgente e la stanchezza sembrava non dover arrivare mai.
E poi diciamocelo, se leggi Rumiz e non pensi segretamente che sia un po' un vecchio trombone allora forse significa che un po' un vecchio trombone lo stai diventando. E' strano leggerlo, con quel suo stile bello ma anche pomposo, forse pure troppo a volte, scrivere della mia famiglia, la mia famiglia che se c'è proprio una cosa che ha sempre respinto è la pompa magna. E però un saluto così se lo merita la Libreria Transalpina e chi negli anni per farla esistere ha sacrificato tutte le energie e forse anche la salute. E allora vorrei poterlo ringraziare, Rumiz, per aver speso delle belle parole sulla mia libreria preferita e sui suoi librai, per l'affetto che ha saputo far trasparire.
Ma al giornale che ospita questo articolo, così come a tutti i giornali analoghi che ospitano articoli simili ovunque, non posso che riservare il mio disprezzo. Forse bisognerebbe essere grati anche a loro per questo spazio, ma non riesce a sembrarmi nulla più che un'elemosina che arriva troppo tardi. Dove eravate, a chi davate spazio, quando c'era da lottare per far riconoscere l'enorme patrimonio sociale costituito dalle librerie indipendenti e dai piccoli esercizi? Non stavate farneticando sulla modernità, sulle meraviglie degli acquisti con un click, sulle recensioni di tripadvisor? O magari stavate fantasticando su chissà quali sordide avventure necroerotiche di qualche personaggio locale da sbattere in prima pagina? E venite ora ad ospitate i j'accuse al governo locale, regionale e nazionale per il loro mancato sostegno, quando ormai è inutile ed è buono solo a scatenare l'effetto rimpianto? Beh questo, a me, fa schifo.
Questo però non lo posso rimandare.
Oggi ho ricevuto per posta la scansione di un articolo, questo, e mi sono sentito vecchio.
Mi ricordo dell'inaugurazione, mi sa che arrivavo dal tennis o forse c'era ginnastica a scuola, fatto sta che ero in tuta e ci dev'essere ancora una foto in cui ho in testa il cappellino di pile azzurro, perché sì, da bambino avevo un cappellino di pile azzurro. Il primo libro comprato lì, proprio il giorno dell'inaugurazione, era sugli squali, perché all'epoca ne ero un po' terrorizzato dopo aver visto il film di Spielberg.
Mi sono sentito vecchio perché quando torno a casa, nella mia città, stento a riconoscerla e mi domando se si è davvero trasformata in tutt'altro o se nel rimpiangere una città che non c'è più, perché probabilmente non è mai esistita, in realtà rimpiango di non essere in quell'età in cui tutto sembrava possibile e urgente e la stanchezza sembrava non dover arrivare mai.
E poi diciamocelo, se leggi Rumiz e non pensi segretamente che sia un po' un vecchio trombone allora forse significa che un po' un vecchio trombone lo stai diventando. E' strano leggerlo, con quel suo stile bello ma anche pomposo, forse pure troppo a volte, scrivere della mia famiglia, la mia famiglia che se c'è proprio una cosa che ha sempre respinto è la pompa magna. E però un saluto così se lo merita la Libreria Transalpina e chi negli anni per farla esistere ha sacrificato tutte le energie e forse anche la salute. E allora vorrei poterlo ringraziare, Rumiz, per aver speso delle belle parole sulla mia libreria preferita e sui suoi librai, per l'affetto che ha saputo far trasparire.
Ma al giornale che ospita questo articolo, così come a tutti i giornali analoghi che ospitano articoli simili ovunque, non posso che riservare il mio disprezzo. Forse bisognerebbe essere grati anche a loro per questo spazio, ma non riesce a sembrarmi nulla più che un'elemosina che arriva troppo tardi. Dove eravate, a chi davate spazio, quando c'era da lottare per far riconoscere l'enorme patrimonio sociale costituito dalle librerie indipendenti e dai piccoli esercizi? Non stavate farneticando sulla modernità, sulle meraviglie degli acquisti con un click, sulle recensioni di tripadvisor? O magari stavate fantasticando su chissà quali sordide avventure necroerotiche di qualche personaggio locale da sbattere in prima pagina? E venite ora ad ospitate i j'accuse al governo locale, regionale e nazionale per il loro mancato sostegno, quando ormai è inutile ed è buono solo a scatenare l'effetto rimpianto? Beh questo, a me, fa schifo.
Ben detto, cazzo.
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