In via Bixio, dietro Piazza Vittorio, che sarebbe poi Piazza Vittorio Emanuele II ma a Roma i luoghi hanno molti nomi, e lenti come parlano ci metterebbero una vita a dirla tutta, piazzavittorioemanuelesecondo, dietro Piazza Vittorio c'è un circolo culturale, che in realtà è un piccolo cinema, il cinema Apollo 11, dove si possono vedere film in seconda visione. O magari film che al cinema hanno avuto vita breve, o non ne hanno avuta proprio.
All'Apollo 11, ieri, siamo stati a vedere "Selfie", un documentario girato da due adolescenti del rione Traiano di Napoli. Come è evocato dal titolo, il documentario è girato interamente con due telefoni tenuti in mano a turno dai ragazzi che sono sempre (o quasi) dentro l'inquadratura. Se a leggerlo sembra terribile, vederlo davvero è molto peggio. Ma, e qui sta il punto, questo sistema visivamente insopportabile di realizzare il film è anche ciò che contribuisce a renderlo diretto, drastico, struggente.
Il pretesto per questo documentario è un fatto di cronaca nera di cinque anni fa, quando un ragazzo di sedici anni, Davide Bifolco, fu ucciso da un carabiniere che vedendolo l'aveva scambiato per un latitante in fuga. Accidentalmente, pare, ma ha importanza?
Pietro e Alessandro sono due ragazzi in gamba e onesti, "puliti" direbbero loro, in tutto e per tutto uguali a Davide Bifolco; e infatti lo dicono, che al posto di Davide ci potevano essere loro. La loro colpa è una sola: essere nati a Traiano. Quindi sono dei miserabili, nel senso victorhughesco del termine, e la speranza di migliorare la loro condizione non ce l'hanno, magari ci riusciranno i loro figli. Ecco, che due ragazzi puliti di sedici anni non abbiano alcuna speranza di emanciparsi dalla loro condizione, se non forse un lumicino tenue, è la morsa che ti prende e non ti molla ben oltre la fine del film. Si fa fatica a crederci, che possa esistere un posto così, non in un romanzo di Zola o Verga ma qui, in Italia, nel XXI secolo.
"Selfie" è un documentario che dovrebbero vedere tutti, mostrarlo nelle scuole a tutti quei coetanei che, parafrasando uno dei personaggi, a quindici anni gli hanno potuto comprare il motorino. E, perché no, potrebbero proiettarlo anche al Parlamento, dove mi pare taluni siano affetti da lieve scollamento dalla realtà. Così, tanto per ricordarsi che qualunque discorso sulla democrazia, la sovranità, l'euro, i migranti, i fascisti, il debitopubblico tuttounaparola, lecoperture, lacrisidigoverno, ipopulisti, ilpaeseinmanoasalvini, qualunque cosa non ha senso quando uno Stato abbandona in questo modo la sua gente.
All'Apollo 11, ieri, siamo stati a vedere "Selfie", un documentario girato da due adolescenti del rione Traiano di Napoli. Come è evocato dal titolo, il documentario è girato interamente con due telefoni tenuti in mano a turno dai ragazzi che sono sempre (o quasi) dentro l'inquadratura. Se a leggerlo sembra terribile, vederlo davvero è molto peggio. Ma, e qui sta il punto, questo sistema visivamente insopportabile di realizzare il film è anche ciò che contribuisce a renderlo diretto, drastico, struggente.
Il pretesto per questo documentario è un fatto di cronaca nera di cinque anni fa, quando un ragazzo di sedici anni, Davide Bifolco, fu ucciso da un carabiniere che vedendolo l'aveva scambiato per un latitante in fuga. Accidentalmente, pare, ma ha importanza?
Pietro e Alessandro sono due ragazzi in gamba e onesti, "puliti" direbbero loro, in tutto e per tutto uguali a Davide Bifolco; e infatti lo dicono, che al posto di Davide ci potevano essere loro. La loro colpa è una sola: essere nati a Traiano. Quindi sono dei miserabili, nel senso victorhughesco del termine, e la speranza di migliorare la loro condizione non ce l'hanno, magari ci riusciranno i loro figli. Ecco, che due ragazzi puliti di sedici anni non abbiano alcuna speranza di emanciparsi dalla loro condizione, se non forse un lumicino tenue, è la morsa che ti prende e non ti molla ben oltre la fine del film. Si fa fatica a crederci, che possa esistere un posto così, non in un romanzo di Zola o Verga ma qui, in Italia, nel XXI secolo.
"Selfie" è un documentario che dovrebbero vedere tutti, mostrarlo nelle scuole a tutti quei coetanei che, parafrasando uno dei personaggi, a quindici anni gli hanno potuto comprare il motorino. E, perché no, potrebbero proiettarlo anche al Parlamento, dove mi pare taluni siano affetti da lieve scollamento dalla realtà. Così, tanto per ricordarsi che qualunque discorso sulla democrazia, la sovranità, l'euro, i migranti, i fascisti, il debitopubblico tuttounaparola, lecoperture, lacrisidigoverno, ipopulisti, ilpaeseinmanoasalvini, qualunque cosa non ha senso quando uno Stato abbandona in questo modo la sua gente.
Nessun commento:
Posta un commento