Questo è il genere di cose che non mi va di scrivere qua, perché mi metto nei panni di chi lo legge e mi annoio da solo. E però l'isolamento rende temerari, forse. E quindi ecco qua. Sarà il crepuscolo o il buio prima dell'alba?
Caro Stato Italiano,
Comincia per me la
quarta settimana di smaruorchin e ti dirò la verità, comincio a
dare segni di cedimento. Ad esempio, ho perso il senso del
tempo (credevo fossimo alla terza settimana, ho dovuto controllare
sul calendario per accorgermi che sbagliavo) e ieri mi sono sorpreso
a rimpiangere il sampietrino sotto la bici, che in tempi
normali considero piacevole quanto stare seduto su un martello
pneumatico in azione. Scherzi a parte: so benissimo di essere
fortunato ad avercelo ancora, un lavoro. Fortunatissimo sono pure a lavorare in un’azienda dove c’è
tanta attenzione gli uni per gli altri e a far sì che non ci si senta
isolati.
Però questa fortuna
non riesco a godermela, perché a vedere il deserto in
strada mi prende una grande tristezza. Penso ai commercianti che
tengono chiuso, ai liberi professionisti che non possono esercitare e
mi chiedo: che ne sarà di loro, delle loro famiglie? Gli affitti per le loro botteghe,
gli stipendi dei loro dipendenti (se ne hanno), le quote per i loro
fornitori, chi le pagherà? Perché, caro Stato, quelle sono cose che
si pagano in anticipo, gli zii librai qualcosa mi hanno insegnato. Ma
se queste cose si pagano in anticipo, e a marzo non si è fatto
incasso, i soldi da anticipare chi li mette? E se uno non ha niente
da anticipare che fa, abbassa la saracinesca per sempre? E se lo fa, che ne è dei
commercianti, dei liberi professionisti, dei loro dipendenti e dei
loro fornitori? Ecco, a me questa cosa tiene sveglio la notte, caro
Stato.
Per questo mi
permetto di rivolgermi a Te, perché anche se non siamo sempre d’accordo
su tutto, so che Tu puoi fare tanto e se sono tornato a vivere a casa
tua è anche per questo. Tu adesso devi fare qualcosa, caro Stato, è
il tuo momento, è quando ti prendi cura dei tuoi cittadini e
dimostri che ci sei e non li lascerai per strada a mendicare. Perché
un commerciante, una libreria, un negozio di cornici, un caffé, un
ristorante, uno studio videofotografico, dentistico, un centro di
fisioterapia, una scuola di musica o di lingue, non sono solo un
commerciante, una libreria, un negozio di cornici, un caffé, una
libreria, un negozio di cornici, un caffé, un ristorante, uno studio
videofotografico, dentistico, un centro di fisioterapia, una scuola
di musica e di lingue. Sono anelli di una comunità e se si spezzano,
la comunità svanisce. E hai voglia, poi, fare gli appelli a
resistere e a prendersi cura gli uni degli altri.
Persa la comunità
rimane solo l’individuo e la sua lotta per sopravvivere. L’abbiamo
provata, questa forma di società. Si chiama giungla.
Per evitare di
ritornarci, caro Stato, queste persone hanno bisogno del tuo aiuto
adesso, non domani, non fra quattordici giorni, ma proprio ora, ieri.
Hanno bisogno di Te, della tua garanzia, hanno
bisogno che Tu dica “da adesso avete 1500€ a testa al mese (o quanto
serve) fino a fine epidemia”, e fiat lux! E basta con l'elemosina dei ricchi spacciata per buon cuore. Dai su, è umiliante. Lo Stato sei Tu, se vogliono dare una mano è da Te che devono venire e sei Tu che devi decidere cosa farne, esisti per questo. Altrimenti, meglio farne a meno.
E basta discorsi di dove li vai a prendere i soldi, basta! Sei lo
Stato, se dici che le figurine Panini valgono per i pagamenti,
d'improvviso le figurine Panini valgono per i pagamenti! E' sempre stato
così, è quello che distingue il Re dai suoi vassalli: il Re può battere
moneta, se vuole.
In questo momento, per saldare i debiti e mettere qualcosa in tavola stasera alcuni tuoi cittadini hanno bisogno di Te. Ne
abbiamo bisogno tutti, perché se va a gambe all’aria un pezzo di società, poi a catena toccherà a un altro, e poi a un altro e prima o dopo non
ci salviamo nemmeno noi, noi smaruorchers che magari ci crediamo al sicuro. E non ti salvi
nemmeno Tu.

Nessun commento:
Posta un commento