venerdì 12 febbraio 2021

I sommersi e i salvati

Stranamente, mi sono ritrovato a leggere Primo Levi adesso, anziché, come uno s'aspetterebbe, in età scolare. Chissà cos'è successo. Intendo leggere dall'inizio alla fine, ché di singoli capitoli di "Se questo è un uomo" e "La tregua" sono piene le antologie. In questi ultimi tempi, sarà per la pressione di un futuro possibile che incombe, mi è venuta l'urgenza di leggere come ci si arriva e cosa succede. Perché il nazismo, come la scienza, è un metodo. Come tale, si può applicare a prescindere dalle condizioni iniziali e da quelle al contorno, perciò mi pare utile imparare a riconoscere quando, più o meno consapevolmente, incomincia ad essere usato. Pur con tutti i distinguo e le dovute proporzioni, ovviamente. E quindi niente, ho letto "I sommersi e i salvati" e mi hanno colpito alcuni passaggi, tra i tanti il seguente dal capitolo "La zona grigia":

"Ma molti, come accennato, aspiravano al potere spontaneamente: lo cercavano i sadici, certo non numerosi ma molto temuti, poiché per loro la posizione di privilegio coincideva con la possibilità di infliggere ai sottoposti sofferenza ed umiliazione. Lo cercavano i frustrati, ed anche questo è un lineamento che riproduce nel microcosmo accademico il macrocosmo della società totalitaria: in entrambi, al di fuori della capacità e del merito, viene concesso generosamente il potere a chi sia disposto a tributare ossequio all'autorità gerarchica, conseguendo in questo modo una promozione sociale altrimenti irraggiungibile. Lo cercavano, infine, i molti fra gli oppressi che subivano il contagio degli oppressori e tendevano inconsciamente ad identificarsi con loro".

Ecco, mi ha colpito molto questa descrizione e l'ho trovata molto calzante con la realtà odierna, pur, come già detto, con le dovute proporzioni e senza voler in nessun modo confondere l'enormità di quello che è successo allora con le miserie del tempo presente. È una tale banalità che mi vergogno a dirla, ma sempre meglio specificare. Chiarito ciò, spero per eccesso di cautela, colpisce come questa descrizione di possa applicare così facilmente all'attualità. 

C'è in un altro capitolo un paragrafo sul conformismo delle persone (il quale ha permesso che la tragedia si attuasse anziché opporsi quando c'era -forse- ancora la possibilità) che fa spavento se paragonato a quanto, anche al giorno d'oggi, sia limitato lo spettro delle opinioni ammessibili, fuori e dentro al mondo accademico. Si provi ad essere scettici su un qualunque argomento - dalla gestione delle misure anti-covid, alla necessità dell'obbligo vaccinale, alle ingerenze russe nelle elezioni statunitensi, alle virtù taumaturgiche del capitalismo - e si veda quanto bene si è accettati nella conversazione.

In conclusione, come dice l'autore, "È successo, quindi può succedere di nuovo" e dunque mi pare salutare cercare di imparare a riconoscere i sintomi per poter poi agire consapevolmente, tentando di stare più alla large possibile da semplificazioni ebeti ed equazioni irrecuperabilmente imbecilli à la Tizio è come Hitler (dove a Tizio si sostituisce, a seconda del caso, il nome di Putin, Trump, Salvini, Assad, Bolsonaro, Maduro e via dicendo).


P.S. La citazione da "La zona grigia" è stata modificata, naturalmente: il microcosmo di cui si parla è quello "del Lager", non certo quello accademico che nel libro non c'entra nulla. Tuttavia, se non si era notato l'imbroglio, la situazione è peggiore di quello che si voglia ammettere.

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