Finora, nella vita, una casa o ce l'ho avuta senza cercarla, perché mi ci sono ritrovato dentro, o l'ho cercata senza averla, perché ero in affitto. Tutto aveva funzionato bene e avrebbe potuto continuare, forse, benissimo così. Se non che, a un certo punto uno decide che vorrebbe più spazio, preferirebbe che non piovesse dal soffitto, non disdegnerebbe vicini che non passano il tempo squartando i propri figli, unica spiegazione possibile per le grida che si sentono ininterrottamente a qualcunque ora del giorno, fino a sera inoltrata. Magari matura semplicemente l'aspirazione a un luogo proprio, dove fermarsi. Fosse anche solo per poco, ché non si conosce il filo tessuto dalle Parche.
Non lo so se così facendo ci si esponga alla punizione di chi vuole cambiare la propria condizione sociale ed è condannato, sempre, ad essere spazzato via nel tentativo.
L'impressione che possa essere così è venuta perché Lia e 'Ntoni hanno cercato di fare le cose per bene. Hanno trovato un notaio con il dottorato e consigliato da fonti affidabili. Hanno cercato di venire incontro alle richieste della parte venditrice. Si sono procurati i documenti utili, hanno contattato il consulente di banca per informarsi sulla possibilità di stipulare un mutuo, sebbene non strettamente necessario, giusto per non bruciare tutti i risparmi della famiglia Malavoglia. Hanno ricevuto rassicurazioni che non c'erano problemi, che la pratica stava andando avanti, che ormai era quasi tutto a posto, che mancava solo un numero di telefono e poi era tutto a posto, che si poteva andare in una filiale vicina al domicilio giusto per avere la praticità di gestire la pratica tramite loro anziché scambiarsi documenti via mail, scansioni di firme, e così via. Il castello ha iniziato a scricchiolare quando, per ottenere un appuntamento in filiale, ci sono voluti venti giorni. I piani del castello hanno iniziato a sgretolarsi con decisione venti giorni dopo, ovvero a un mese dalla scadenza per firmare il contratto di vendita, quando, in filiale, Lia e 'Ntoni hanno scoperto che nessuna pratica di nessun mutuo era stata attivata a loro nome, alla filiale non erano stati avvisati da nessuno e, telefonando davanti ai loro occhi alle persone che dovevano averla amministrata, essi hanno semplicemente detto che non avevano fatto niente. Ma tanto c'era tempo, no? C'era pure il piano B, in caso, no? Avevano covato i documenti di identità di Lia e 'Ntoni, i loro 730, gli stipendi degli ultimi 3 mesi, i contratti di lavoro. Mesi, letteralmente, persi per niente. Con rassicurazioni completamente campate in aria. Perché?
Come se questo non fosse stato già abbastanza sconfortante, c'è un ulteriore problema. Nella storia dei passaggi di proprietà dell'immobile in questione c'è una donazione. Per l'esattezza, la donazione di una parte della nuda proprietà dell'immobile dalla madre all'unico figlio. Questa donazione avveniva diciotto anni fa, la madre in questione è passata a miglior vita, nel frattempo c'è stato già un passaggio di proprietà, in due fasi poi, prima la nuda proprietà e poi, anni dopo, il rimanente. Eppure. Eppure per la banca è un problema che ci sia una donazione, perché fino a dieci anni dopo il decesso della signora donatrice, e non sono ancora trascorsi, c'è tempo che un erede dimenticato si presenti per reclamare la sua legittima parte di eredità. E poco importa se nel frattempo la sua legittima parte di eredità è stata già venduta due volte. Poco importa anche che l'erede dimenticato, nella fattispecie, dovrebbe essere un figlio illegittimo di cui nessuno sa nulla e che attende questo momento per palesarsi. Pare che sia già successo.
Per cui Lia e 'Ntoni sono qui a decidere il da farsi, o meglio, a subirlo. Non procedere significa perdere il già cospicuo ammontare fin qui investito per la caparra, l'agenzia (cani maledetti), il notaio, l'architetto. Procedere significa rischiare, nella fattispecie con soldi non propri, e il mutuo chissà. Non aiuta che la venditrice sia una persona estremamente sgradevole il cui unico interesse è batter cassa il prima possibile, manco dovesse saldare un debito di camorra, manco fosse la figlia naturale della signora che se aspetta troppo non le riesce il trucco di vendere la casa e poi riprendersela accampando i suoi diritti di erede dimenticata. E quindi niente, la fiumana è ancora secca ma già piove da giorni.
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