Quand'ero bambino avevo un libro sugli animali di montagna. Uno di questi animali era il gipeto.
In vacanza in montagna, d'estate o d'inverno, ci sono andato ogni anno, con pochissime eccezioni, per quasi quarant'anni ma un gipeto non l'ho mai visto. Così come non ho mai visto una pernice o un ermellino, se è per quello, altri due animali che ricordo apparivano su quel libro.
Poi l'anno scorso siamo stati in Val Martello, una stretta valle incuneata al confine tra Italia, Austria e Svizzera, ai piedi del Cevedale e del Gioveretto, dentro il parco nazionale dello Stelvio. Una valle che non avevo mai sentito prima, se non da un accenno di un collega tedesco, lui che c'era stato in bici e la chiamava Martelltal, come gli autoctoni del resto. Beh, lì per la prima volta , e anche per la seconda, ho visto un gipeto. Prima un'ombra a terra, grande, che mi è venuto il dubbio stesse venendo a prendermi. E poi in cielo, leggero ed elegante. Con noi ad assistere c'era una coppia di Tedeschi di Mainz (non di Brema, se capite cosa intendo dire) con cui abbiamo discusso su che uccello fosse, cosa non facile senza sapere i nomi degli uccelli eccetto "Adler", e anche loro pensavano un'aquila appunto, sebbene anche guardandole sullo schermino della macchina risultasse chiaro che un'aquila con la pancia arancione non sembrava molto credibile, come più tardi confermato anche da una successiva ricerca. Molti mesi dopo ho spedito loro le foto via posta elettronica, per reciproca soddisfazione, loro di averle infine ricevute ed io di aver rispettato la parola data, e nell'auspicio, chissà, di rincontrarsi nuovamente, per caso, lungo un sentiero di montagna.
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