martedì 23 novembre 2010

Heidelberg, ses tu dai nestris?

Infine e' arrivato sabato 20 novembre.
Lo aspettavamo dai primi giorni di settembre. Fisici di tutto il mondo, accomunati dall'essere passati per l'universita' di Trieste tra il 2003 e il 2009. Fisici di tutto il mondo, riuniti di nuovo, ad Heidelberg, per una festa organizzata da Gisella. E da chi se no?
La mamma chioccia, lei che per cinque anni di universita' si e' sempre preoccupata di tutti, di preparare tutto, di avvisare tutti, e che poi e' partita per fare il dottorato tra i teutoni del Baden sulle verdi sponde del Neckar lasciandoci un po' spauriti a finire le nostre specialistiche e a trovare la nostra strada. Gise insomma. Ci ha riuniti tutti (o quasi) ancora una volta. Non che abbia dovuto faticare parecchio, in effetti: e' bastata una mail per lanciare la proposta, e da subito sono fioccate le adesioni.
Noi fisici ci teniamo in contatto con interminabili mailing list in cui non si parla di niente e in cui i pensieri si inseguono in liberta', flussi di coscienza collettivi di cui Joyce sarebbe forse fiero e a volte intimidito. Assoluto vaniloquio in totale spregio di megabyte di memoria, che tuttavia tiene compagnia e ti infonde una certezza: dovunque tu sia nel mondo, non sei solo, poiche' qualche vecchio amico chissa' dove ha avuto un pensiero ebete ed ha riconosciuto in te una persona degna di condividerlo.
I fisici sono persone generalmente creative e con un sacco di idee balzane ed irrealizzabili. O realizzabili ma poi irrealizzate. Stavolta no, festa e' stata. Alla fine qualcuno non e' potuto venire, per impegni precedenti o successivi, comunque improrogabili, ma nel numer dei trenta (circa) da cui era costuito lo zoccolo duro del nostro gruppo tergestino, beh di quelli eravamo una dozzina. Qualcuno temeva che alla fine saremmo stati in pochi perche' chi mai si ammazza per venire ad Heidelberg per un sabato sera; qualcuno paventava che la festa di sarebbe trasformata inun'operazione nostalgia e dunque in un finesettimana malinconico.
E invece no.
Per noi da Utrecht, il long reunion weekend e' cominciato venerdi' pomeriggio con l'arrivo del Giambo da Barcellona, e pur con qualche difficolta', della Anna da Texel. Tra l'altro, a causa di un incendio scoppiato alla stazione di Utrecht poco dopo l'arrivo del Giambo, alla fine ci ha messo meno lui ad arrivare dalla Spagna che Anna dal Noord Holland.
Sabato alle 8.30 eravamo gia' nella possente megane presa a nolo, pronti a discendere attraverso l'Europa come barbari invasori. Il viaggio e' volato via liscio e tranquillo, tra una storia buffa e qualche ilare can(z)one suggerita dalla Anna. Arrivati a destinazione abbiamo subito abbracciato gli altri: Las e Pietro da Parigi; Seba, Beppe, Guf da Trieste, Lurpi da Berlino, Giangi da Innsbruck. Con alcuni non ci si vedeva da mesi, con altri da un paio di settimane. Dopo aver pranzato insieme qualcuno e' andato a spasso mentre altri (Las che aveva 39 e rotti di febbre, ed io che avevo sonno per aver chiacchierato la notte precedente con il Giambo che dormiva in camera mia e per aver guidato) sono rimasti a casa a riposare.
E finalmente e' venuta l'ora della festa: molti di noi avevano deciso di indossare abiti impresentabili: ad esempio, Cima the dj aveva una camicia viola e una sofisticata cravatta giraffata in pelle, e una parrucca da Ruud Gullit. Las (la febbre non gli ha certo impedito di venire, ed anzi e' stato eletto all'unanimita' eroe della festa per le sue infaticabili doti di ballerino, per il suo inesauribile entusiasmo, per essersi quasi ammazzato saltando da fermo a un metro e mezzo di altezza e perdendo l'equilibrio al momento di ricadere a terra, e per aver sudato a livelli che noi umani non possiamo nemmeno immaginare; e mi ha anche ri-insegnato il passo base del rock and roll, e spero di non ridimenticarmelo subito) aveva una deliziosa camicia blu con una fantasia di fiori (o soli?) bianchi, un panciotto blu e degli incredibili occhialoni a lenti rosse, io avevo una camicia oro, una cravatta azzurro puffo a pallini neri e cosi' via. Gli altri partecipanti alla festa, quasi tutti amici tedeschi di Gisella (tedeschi veri o in senso lato) ci hanno guardato con un po' di sospetto ma per lo piu' ci hanno tollerati, coadiuvati in questo dalle cospicue dosi di alcol che hanno consumato mentre noi ballavamo.Dicevo del timore di alcuni che quest'occasione si trasformasse in un ritrovo nostalgia: beh, e' stato spazzato via fin da subito e ci siamo divertiti tantissimo, ballando (quasi) ininterrottamente fino alle ore (non piu' tanto) piccole. Ed e' stato divertente perche', come ha detto Las, non era una
normale festa alla quale eravamo stati invitati. Era la nostra festa, organizzata da noi (beh, piu' che altro da Gise ma anche noi abbiamo fatto la nostra parte) per noi. E non ci siamo fatti sfuggire l'occasione. Forse (chissa'?) in futuro potra' ripetersi: magari fra un anno quando Gise si dottora, magari anche prima.
Finita la festa e fatte un po' di pulizie di massima, siamo tornati a casa di Gisella dove abbiamo dormito su ogni metro quadro di pavimento disponibile con materassini e sacchi a pelo, e poi verso mezzogiorno ci siamo alzati, siamo andati a mangiare, e infine siamo ripartiti. Abbiamo importato
al posto del Giambo un Las febbricitante, visto che poi il lunedi' doveva andare a una specie di scuola di dottorato in Belgio. In realta' ieri, avendo di nuovo 39 e 5, l'abbiamo fatto restare da noi a riprendersi ed e' partito questa mattina, dopo averci regalato un giorno extra della sua veneziana allegria.
E ora che succede? Di questo intenso finesettimana restano delle sensazioni, come dopo un sogno. Sensazioni simili a quelle provate ascoltando le Seeger Session di Springsteen: la gioia spontanea dello stare insieme, profumo di musica, colori, gonne svolazzanti e scarpe da ballo.

7 commenti:

  1. Certo che una foto della vergogna la potevi mettere!
    -D.

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  2. Non le ho! Aspetto che me le mandino!

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  3. Aggiunta la foto di Las. Non è un granché perché l'ho scattata con il cellulare, ma è l'unica che ho per ora!

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  4. Carlo, hai dimenticato di terminare con una frase importante: "a ben pensarci, l'amicizia è proprio una cosa incredibile."

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  5. Eh Las, lo so... avevo anche pensato di concludere di nuovo cosi', ma poi alla fine sono stato un po' restio ad autocitarmi di nuovo.
    Potrei scriverlo qui tra i commenti dove si nota meno: in effetti, a ben pensarci, l'amicizia e' proprio una cosa incredibile.

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  6. Perché il titolo in friulano?

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