mercoledì 3 novembre 2010

Sogno di una notte di mezzo autunno.

Alcuni giorni fa, o forse era la notte scorsa, ho fatto un sogno.
In questo sogno, Bruna mi doveva venire a trovare per il ponte dei Morti, che in Italia è festa ma in Olanda no. Nel sogno, la ryanair le perdeva il suo bagaglio, e lei mi scriveva per dirmi che sarebbe arrivata più tardi, ed io in ufficio continuavo a lavorare aspettando l'ora di andare a prenderla in stazione. Il sogno continua con Esteban che di punto in bianco mi viene in ufficio, mi appoggia la tazza sul tavolo e dice "Coffee". Allora io preparo la caffettiera elettrica che tengo in ufficio per quando c'è bisogno di caffè decente, aspettiamo i dieci minuti necessari a far sì che il caffè esca e cominciamo a parlare di quello che faccio io nel dottorato. Ero là là per andarmene dall'ufficio, quand'ecco che il suo arrivo mi trattiene per una mezz'ora. Poi arriva anche Alex a chiedermi tutto serio se possiamo parlare un attimo di alcuni aspetti relativi al trasferimento di massa nei sistemi di stelle binarie. Gli dico che devo andare, e in quella Bruna mi chiama forsennatamente, perciò alla fine la richiamo e viene fuori che mi ha fatto uno scherzo, e in realtà è già arrivata e mi aspetta in strada, all'ingresso del Buys Ballot Laboratorium, l'edificio dove c'è il mio ufficio. Allora mi preparo e scendo da basso, ma quando arrivo lei vuole andare in bagno e a prendere un caffè e propone di ritornare al settimo piano, dove c'è il mio ufficio. Al che le dico che non esiste, che il caffè della macchinetta fa schifo e che possiamo andare al bar, che ce n'è uno con un buon caffè. Saliamo in ascensore, io voglio andare al primo piano (per poter andare al bar) lei al settimo. Scendo al primo cercando di tirarmela dietro, ma lei oppone resistenza fino a farsi trascinare praticamente da seduta in terra. Dice che deve assolutamente andare in bagno. Mentre la aspetto, e impiega otto ore ad uscire, mi chiama Alex e mi chiede se sono ancora in zona, se posso tornare indietro ad aprire la porta dell'ufficio a Joke. Chiedendomi perché mai non possono prendere la copia di chiavi di riserva che c'è nell'ufficio della segretaria, gli dico va bene e decido di tornare al settimo piano. Anche se avevo appena salutato tutti, capo compreso al quale avevo detto "Parliamo un'altra volta del mio lavoro che ora devo andare". La prospettiva di incontrarlo mentre bevo il caffè alla macchinetta con Bruna non è allettante. Non è bello dire al tuo capo "Devo andare" e poi farti pizzicare che bevi il caffè alla macchinetta. Ma tant'è, nei sogni non è che si sta tanto a sindacare. Uscito dall'ascensore con Bruna al seguito, passo davanti alla saletta macchinette, e noto che al tavolo c'è Alex che sta spiegando qualcosa ad un tizio che assomiglia tantissimo a Walter. Da quando sono in Olanda, mi capita talvolta di vedere persone che mi ricordano persone che conosco a Trieste. Mi dirigo verso il mio ufficio (che è in fondo al corridoio) ma noto due cose: 1. in mezzo al corridoio ci sono Esteban e Diederik che parlano; 2. la porta del mio ufficio, in lontananza, è palesemente aperta. Deduco che in qualche modo Joke è riuscita ad entrare, mi domando che diavolo sta succedendo e siccome Bruna mi tira il braccio ritorno verso la sala caffè e gli ascensori, deciso ad andarmene al bar, o a casa, o dovunque, ma non lì.
Ripassando davanti alla sala caffè, constato che la somiglianza con Walter del tipo che sta parlando con Alex è davvero incredibile. Allo stesso tempo, osservo che all'altro fianco di Alex c'è una ragazza che assomiglia a Tamara, e questa è davvero una coincidenza singolare, essendo Tamara la moglie di Walter. In una frazione di secondo mi torna alla mente una vecchia mail di poche righe che Walter mi aveva scritto, in cui salutandomi e chiedendomi come va mi diceva "Dai dai che presto ci vediamo", e che mi aveva fatto pensare "Eh caro mio... mica tanto presto! Torno a casa a Natale!!"
Sebbene all'interno di un sogno, riesco ancora a fare 2+2 e (finalmente) capisco.
Vado perciò a salutare il tizio che assomiglia a Walter e la tizia che assomiglia a Tamara, che sono poi i veri Walter e Tamara, evidentemente venuti con Bruna a Utrecht.
Alex ride, parliamo un po' tutti insieme e poi lui rimane lì un po' senza sapere che dire o che fare. In effetti, neanche io so che dire e che fare, e nel sogno c'è una specie di stallo.
Non ricordo bene come, ma mi dirigo di nuovo verso il mio ufficio, e mi imbatto di nuovo in Esteban e Diederik che parlano in corridoio, proprio davanti alla sala delle stampanti. La cosa mi pare strana, essendo che loro due sono compagni d'ufficio e potrebbero benissimo parlare lì. Dall'altra parte, vedo che ci sono anche Ana ed Eveline, e anche loro stanno parlando nella sala stampanti e anche questo è singolare, giacché loro pure sono compagne d'ufficio. Ed è allora che nel sogno faccio caso ad un ulteriore particolare: ci sono due persone di spalle che stanno facendo delle fotocopie. Una delle due è magra magra e alta alta, ed è pari pari a Daniele. Il quale dovrebbe essere a Trieste, come Walter e Tamara. Ma poiché siamo in un sogno, ed ormai è chiaro anche a me e perciò voglio vedere fino a che punto questo sogno si spingerà, capisco che non è solo una somiglianza ma è proprio lui, e la seconda persona che sta sorvegliando la stampante è Caterina.
Altra sorpresa, altre risate, altri saluti. A questo punto manca ancora una persona all'appello, io ancora non lo so, ma già lo so che non è finita qui. Perciò raggiungo il mio ufficio e vedo che qualcuno sta lavorando al mio computer. Chi è?
Risposta ormai ovvia: Vibro, last but not least!
E così eccoci qui, tutti riuniti nel mio ufficio. Mancherebbero Michele, Irene e Samuele, ma immagino che, essendo Irene al settimo mese di gravidanza e Samuele al termine del suo secondo anno di vita, non sia proprio facilissimo vederli comparire (anche se in un sogno non si sa mai).
E così, complici Alex, Esteban, Diederik, Ana, Eveline (e anche Sara e Cima, a casa) sono venuti a trovarmi insieme a Bruna anche i miei amici di Trieste, compagni di una vita.
In quella arriva Joke, che ovviamente non aveva bisogno di entrare perché aveva le sue chiavi e si stupisce una frazione di secondo nel vedere tutta quella gente nel nostro ufficio. Le dico cos'è successo, le dico con indignazione che Alex sapeva tutto da chissà quanto e lei mi dice: "Ah ma sapevo anche io tutto! Tu eri l'unico a non sapere!"
La mia indignazione a quel punto tracima: "Tu quoque, Joke, officemate mi!" (e Cesare sogghigna complice dai Campi Elisi).
A questo punto, il sogno accelera e noi andiamo a casa, ceniamo con i civa e la carne da grigliata che gli amici hanno portato da Trieste, e il sabato andiamo ad Amsterdam e la domenica a Den Haag a vedere il museo di Escher, e il lunedì di nuovo ad Amsterdam e poi Walter e Tamara ripartono e poi martedì ripartono anche tutti gli altri.
Ed è a questo punto che, mercoledì mattina, mi sveglio.
E sono da solo, nella solita casa, con Cima e Sara. Come sempre.
Sono a pian terreno a fare colazione, quando noto sullo scaffale due nuove bottiglie di pelinkovec... la provenienza può essere una sola...
Vuoi vedere che...?
A volte mi ripeto: a ben pensarci, l'amicizia è proprio una cosa incredibile.


2 commenti:

  1. Anche se é difficile e causa di 'inciampi' e di desideri divergenti, cerca di riservare un po' di spazio a tutto quello che ami o che ti interessa. E non ti preoccupare...vedi che joke sapeva già tutto!
    Sogni d'oro. Zmat

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  2. che roba! proprio l'altra notte abbiamo fatto lo stesso sogno!
    D&C

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