Per una volta, invece di parlare di politica italiana, descriverò quella neerlandese. O, per meglio dire, utrechtese. Per la scienza, e per l'astrofisica in particolare, sono tempi duri dappertutto. Persino a Cambridge, sede di una delle facoltà di astrofisica più antiche e prestigiose d'Europa, stanno tagliando i fondi e chi vuole lavorare nel ramo della fisica stellare, cioè il mio, non trova posto. E ne sono testimoni i molti collaboratori del mio capo che provenendo da là oggi sono sparsi per il mondo e si lamentano delle scarse probabilità che hanno di tornare a casa in tempi brevi.
Utrecht non fa eccezione, purtroppo. La facoltà di scienze di qui ha un bilancio in rosso spaventoso, specialmente perché da un paio d'anni sono le singole facoltà a dover pagare all'Università l'affitto per le aule e gli ambienti che sono occupati (prima pagava l'Università e morta lì).
Così, qualche eminente membro dirigente della facoltà ha preso una serie di decisioni per il futuro, in modo da rimettere in sesto i bilanci entro il 2015. I provvedimenti prospettati dal preside di facoltà (un trappolero niente male) in una riunione con il personale spiccano per una precisione e una lungimiranza quasi italiche:
- istituzione di un collegio di manager, autorità intermedia tra il preside e il consiglio di facoltà, che si occupino esclusivamente di gestire i conti, in modo da non delegare a scienziati l'onere di decidere come devono essere spesi i soldi usati dagli scienziati della facoltà di scienze;
- riduzione del 30% degli ambienti occupati;
- riduzione del 15% del personale;
- riduzione dei contratti a tempo indeterminato in favore di contratti flessibili;
- miglioramento dell'insegnamento;
- miglioramento della comunicazione.
Non ho tralasciato niente. E' proprio così che ci è stato presentato, e in effetti nessuno sa dire niente di più. Non c'è un progetto preciso, non è dimostrato che in questo modo si risparmieranno realmente dei soldi, niente. Non si sa cosa voglia dire miglioramento dell'insegnamento e della comunicazione, né come questo possa essere ottenuto riducendo del 15% il personale e privilegiando i contratti flessibili e a tempo determinato.
Vi ricorda qualcosa?
A me sì, ricorda qualcosa. Ricordi che fanno uscire dai gangheri. Sebbene tutte queste cose non toccheranno me, perché i soldi della mia borsa sono già stati stanziati (e non sono universitari, ma nazionali) e questi provvedimenti entreranno in vigore col tempo e saranno completamente effettivi soltanto quando io avrò già finito il dottorato.
I miei colleghi olandesi sono un po' preoccupati, ma moderatamente. Forse pensano che le cose si sistemeranno, e di certo sono pronti a protestare e a farsi sentire. Quello che io ho cercato di far capire loro è che da noi questi discorsi hanno iniziato a farli 20 anni fa, forse prima. E adesso siamo nella situazione che siamo. Esitando all'inizio, abbiamo lasciato che delle persone incompetenti ignoranti e non qualificate smantellassero l'università un pezzo dopo l'altro, e di pari passo anche l'istruzione pubblica. Perciò per loro è fondamentale tracciare una linea ora, e dire chiaro e tondo: al di qua di questa linea, voi non uscite!
Tra i vari progetti della facoltà di scienze, c'è anche quello di eliminare astronomia. Certamente non lo dicono in questi termini, ma il senso è chiaro. Un corso di laurea che fornisce 10 studenti l'anno, dei quali non tutti si laureano in tempo, già di per sé non è il massimo della vita. Se poi si pensa alla quantità di soldi che consumiamo, con i nostri computer e i nostri laboratori (che però costruiscono strumenti usati negli osservatori di tutto il mondo), è chiaro che siamo considerati una spesa inutile e fastidiosa. Astrofisica diventerà quindi quasi sicuramente un corso nazionale, cioè con lezioni tenute a Leiden, Amsterdam, Utrecht, Groningen, Nijmegen. Risultato? Resisterà Leiden, alla fine, il centro più grande. E forse Amsterdam. Non Utrecht, dove all'interno della facoltà di scienze chi fa da padrone è il corso di laurea in biologia. Che sia giusto o no, non spetta a me dirlo. Forse è una mossa intelligente, visto che per un piccolo Paese grande quanto Lombardia e Veneto insieme magari è un lusso avere cinque istituti di astrofisica.
Forse è una mossa intelligente, ma io rimango dell'idea che ogni soldo speso per educare qualcuno sia un soldo ben speso. Nei Paesi Bassi ho visto teatri pieni, persone interessate a qualunque sciocchezza, Olandesi visitare mulini come se fossero il Partenone, c'è una vivacità culturale che in Italia non ho mai percepito. Non così diffusa. Certo che anche in Italia si organizzano una marea di festival di ogni tipo, ma le persone che vi partecipano chi sono? La mia sensazione è che la maggioranza della popolazione se ne freghi, e si accontenti di Striscia la Notizia. In Olanda non è così. Non ancora.
E sono convinto che non sia ancora così perché hanno tante università, perché dalle università è normale che studenti e dottorandi facciano attività di proselitismo con gli studenti delle scuole di tutti i livelli, perché ad Amsterdam c'è il Nemo, un gigantesco museo dove spiegano la scienza ai bambini.
Tutto questo è stato possibile perché la Shell ha pompato soldi per decenni e questi soldi sono stati investiti in educazione. Se adesso è necessario tirare la cinghia, perché la crisi ha colpito anche i Paesi Bassi, il Paese più commerciante e capitalista d'Europa, credo che l'ultima cosa da fare sia tagliare i soldi all'educazione. L'inaridimento di una Nazione comincia così, noi l'abbiamo visto accadere davanti ai nostri occhi ed è questa l'esperienza che io porto. Le persone tendenzialmente pensano che da noi questo sia successo perché "ma va beh, voi siete italiani". Churchill, per descriverci, disse che "Gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio, e le partite di calcio fossero guerre".
E' vero, ma io non ci sto. Non siamo peggiori, siamo solo arrivati in anticipo a questa situazione e abbiamo fatto la scelta sbagliata. Perciò, mentre il "Grande Fratello" esiste in quasi tutti i Paesi d'Europa, solo da noi quelli che vi partecipano poi diventano "qualcuno", e la loro opinione viene richiesta nei programmi televisivi e nei telegiornali.
Qualcuno, a nome nostro, ha scelto di considerare l'educazione e l'istruzione come un fastidioso rubinetto che perde, e che bisogna non riparare, ma chiudere alla radice. Bene, forse adesso questo sta per succedere in Olanda, sebbene gli Olandesi siano profondamente diversi dagli Italiani è possibile che lascino che ciò succeda. Dopotutto hanno permesso che Wilders diventasse un politico influente, come noi l'abbiamo permesso a Bossi e ai suoi.
Perciò si è aperto un nuovo fronte: oltre all'inesausta lotta contro il ddl Gelmini, che continua dal settembre 2008 e prima ancora con i provvedimenti dei precedenti ministri Mussi e Moratti (e che qui in Olanda si forse concretizzerà in una manifestazione di Italiani davanti all'ambasciata a Den Haag) si è aggiunto questo.
La battaglia è la stessa: ottenere che l'istruzione sia considerata un valore fondamentale e non un lusso che non possiamo (più) permetterci. Sempre, ma particolarmente in tempo di crisi, è fondamentale saper ragionare per prendere decisioni ponderate: persone non istruite spesso non sono in grado di farlo e sono costrette ad affidarsi ad affabulatori, chiromanti, profeti, predicatori e ciarlatani. Con effetti devastanti. Perciò, a chi mi chiede "Su cos'altro bisognerebbe risparmiare, se non sulla scuola?" io mi rifiuto di rispondere. Perché la domanda è sbagliata. Nessuno chiederebbe mai "Su cos'altro bisognerebbe risparmiare, se non sull'acqua potabile?"
Se ad una persona non basta lo stipendio per arrivare a fine mese, non rinuncia alla casa per andare a vivere sotto un ponte, così non paga più l'affitto, e non rinuncia a mangiare così non spende più soldi per la spesa, e non rinuncia a bere acqua così non paga più la bolletta. Taglia le spese per il cellulare, o per la motocicletta.
E' ora di capire che l'istruzione è l'acqua potabile di un Paese, perciò vedano piuttosto di risparmiare sulle sigarette.
hai visto o ascoltato il maestro Barenboim ieri alla Scala? Un grande uomo, né predicatore né elitario, che fa comprendere la musica e appassionare alla estesa e profonda cultura necessaria per goderne al neglio e che ci è indispensabile proprio come l'acqua. Con la differenza che sono gli umani che la creano, insieme, e non sta al posto di nient'altro perchè non è un bene di consumo ma una esigenza vitale.
RispondiEliminaCiao zmat
Bene, hai trovato il lato umano dell'olanda, buona fortuna!
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