domenica 6 febbraio 2011

Strudel.

Questo fine settimana sono venuti a trovarci Lorenzo (detto Las), Luca (detto Muci) e Erica (detta Erica). L'occasione era il compleanno di Andrea (detto Cima).
Erica, che ho conosciuto ieri, è la ragazza di Muci.
Las e Muci sono stati miei compagni di università a Trieste.
Fine delle presentazioni.
Dopo gli studi abbiamo preso strade diverse, ma tutti in direzione nord-ovest: chi a Parigi, chi ad Anversa, e chi a Utrecht. Noi essere umani, per qualche motivo che non conosco, abbiamo sempre bisogno di trovare una scusa, se vogliamo ritrovarci: che sia un compleanno, che sia il Natale (che altro non è se non un compleanno), che sia una Pasqua o un Capodanno, c'è sempre bisogno di un'occasione. Altrimenti, è raro che si dica "Oggi voglio andare a trovare Pincopallo, è tanto che non lo vedo".
E' un peccato, perché il risultato è che i fine settimana piacevoli come questo sono meno di quelli che potrebbero essere.
Mi piacerebbe riuscire a raccontare quanto sono stati divertenti questi due giorni, ma mi rendo conto che per farlo dovrei trovare le parole per rendere un'atmosfera, e l'atmosfera la si crea con i suoni, con i colori. Con gli odori, dei quali spesso il responsabile è Las.
Per creare un'atmosfera le parole non bastano, non le mie.
Se raccontassi che delle trenta ore passate insieme, almeno venti le abbiamo passate seduti attorno a un tavolo, chi capirebbe, leggendo, quanto è stato bello? Chi immaginerebbe il mal di pancia per il troppo ridere? Dal racconto di un pranzo ininterrotto, quasi da matrimonio, che è cominciato con del pollo al forno all'una e mezza, è continuato con delle patate verso le tre, dei biscotti verso le cinque, il mio primo tentato strudel verso le otto e mezza, chi saprebbe intuire i sorrisi, i discorsi senza senso e quelli seri, la gioia e i silenzi che ci sono stati? Ci fosse stato il vecchio Rembrandt, magari in un angolo un po' discosto ad osservare la scena, lui sì avrebbe saputo cogliere ogni piccola ruga dei volti, con l'olio dei suoi pennelli avrebbe impresso su una tela tutte queste emozioni, e andando al Rijksmuseum o alla Maurithuis potremmo vedere questa scena e leggerne la descrizione. Apprendere che era un banchetto di nobiluomini, forse, o dalla foggia dei vestiti forse una cena allegra in una casa di campagna. E forse no, forse davanti a quel quadro ci sapremmo riconoscere e rideremmo ancora ricordando quelle ore passate insieme, e quand'era? A Pasqua? No, doveva essere forse inizio febbraio, al compleanno del Cima: non vedi che non c'è l'Anna? Era sulla nave a solcare il Mediterraneo, seminando boe per futuri esperimenti di fisici fantasiosi.
Perché noi esseri umani siamo così, abbiamo bisogno di una scusa per rivederci. E al momento dei saluti, quando abbracciandoci non sappiamo se gli occhi sono lucidi per aver troppo riso o perché ci stiamo separando di nuovo, eccoci rapidi a pensare quando sarà la prossima occasione incontrarci ancora.

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