giovedì 24 febbraio 2011

Quando il mondo scompare.

A volte sono davanti al mio computer e il mondo scompare.
Sullo schermo nero ci sono tre colonne di numeri bianchi che scorrono veloci.
Nella prima colonna, compare la massa di una stella.
Nella seconda colonna, leggo la massa della seconda stella.
Nella terza colonna, la distanza iniziale tra le due. Le due stelle, non le due colonne.
I numeri corrono rapidi, perché il computer è potente ed è in grado di fare un sacco di calcoli complicati, e salvare il risultato, in pochissimi istanti. Tuttavia, una frazione di secondo, appena ventisette centesimi, moltiplicata per 100000 volte, diventa un sacco di tempo.
Per l'esattezza, diventano sette ore e mezza, il tempo che devo aspettare prima che la mia simulazione sia finita. Ammesso che tutto vada dritto, e che nulla mi impalli il programma o il computer nel mezzo.
Ho cominciato tre ore fa, e i numeri non hanno mai smesso di scorrere inesorabili.
Nel frattempo ho letto un articolo poco interessante che prometteva molto nel titolo e manteneva poco nello svolgimento, e sono stato a sentire un seminario su come misurare i campi magnetici nello spazio con una nuova tecnica di cui ho capito quasi niente.
Poi ho guardato fuori dalla finestra, e ho scoperto che il mondo era scomparso.
Anche sforzandomi, non si vede niente.
Niente-niente, non niente-sagome scure.
Succede nei Paesi Bassi quando la bruma fagocita tutto e chi non è abituato si chiede se, uscendo dall'ufficio, troverà uno spazio in cui muoversi o non troverà, semplicemente, niente.
D'un tratto, tre passeri passano a pochi centimetri dalla mia finestra, rompendo il mistero.
Pochi centimetri oltre il vetro qualcosa c'è ancora, e se c'è per pochi centimetri magari al limite di quei pochi ce ne saranno altri pochi e poi ancora altri fino, almeno, a casa.
Mentre altri numeri scorrono sullo schermo, sempre diversi, rassicurandomi che il computer sta lavorando, decido che è ora di andare.

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