venerdì 6 maggio 2011

Afghanistan

Di questi tempi l'argomento del giorno è l'assassinio, in circostanze misteriose se non addirittura dubbio, di Osama Bin Laden. Anche tra di noi, è tutto un dibattere se sia accaduto davvero, se sia una trovata elettorale, se questo cambi qualcosa, e così via. Per quanto mi riguarda, la notizia in sé mi ha lasciato del tutto indifferente, mentre le successive reazioni della maggior parte delle persone in giro per il mondo non hanno fatto altro che infondermi grande tristezza. Come si possa gioire per la morte di un uomo, non mi è chiaro. Come si possa chiamare giustizia il suo omicidio, non mi è chiaro. Come si possa essere appagati dalla sua eliminazione più che dalla conoscenza della verità riguardo alle sue azioni, alle sue collusioni con il potere, alla sua storia, mi è chiaro ancora meno. Perciò non starò a dilungarmi, perché pensare a tutto questo non fa che deludermi ancora di più. C'è una cosa che però in questi giorni mi ha colpito molto.
Mercoledì dopo il corso di Olandese mi sono preso dei felafel al felafelaro che c'è a Neude, in centro a Utrecht. Il ragazzo che ci lavorava ci ha messo circa tre secondi a capire che non sono Olandese e mi ha chiesto pertanto da dove vengo. Gli ho risposto dall'Italia, e lui mi ha raccontato di esserci stato, per tre giorni, a Milano, e di averla trovata stupefacente.
Poi gli ho chiesto di dov'era lui, e mi ha risposto che era (è ancora) afghano.
Mi ha raccontato che nella città da cui proviene c'è una base militare italiana.
Ecco.
Non posso definire cosa ho provato in quel momento. Non so se è stato vergogna, o tristezza, o imbarazzo. Qualunque cosa sia stato, ho sentito di dovergli chiedere scusa, pur non potendo specificare meglio. Ci ha pensato lui a trarmi d'impaccio dicendomi che no, non dovevo preoccuparmi perché i militari italiani erano brave persone. Lui abitava a cento metri dalla base e loro sono sempre stati gentili, anzi ogni volta che organizzavano feste (feste? I soldati organizzano feste? E per cosa?) andavano a chiamare anche lui e i suoi parenti. Questo ragazzo, emigrato sei mesi fa dalla sua casa per finire a Utrecht, ha un piacevole ricordo dei soldati italiani che gli hanno invaso la città natale in nome di non si sa quale diritto, perseguendo non sappiamo più quale scopo.
Per combinazione, ieri era anche il giorno della Liberazione, in Olanda, dieci giorni dopo il giorno della Liberazione in Italia. Sono coincidenze: proprio in questi giorni che tanti pensieri si rincorrono sul tema della guerra, della pace, della giustizia, della libertà, in questi giorni che si parla dell'omicidio di un pazzo come di un appagante occhio per occhio, proprio in questi giorni mi è capitato di incontrare un ragazzo afghano e di non sapere assolutamente cosa dire. Riflettendo su tutto questo, non posso proprio che condividere l'unica reazione sensata che c'è stata alla notizia della morte di Bin Laden: il comunicato proveniente da Teheran, che diceva "Adesso andatevene".

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