Questa è stata una piacevole settimana corta.
Giovedì 5 maggio si festeggia la Liberazione, e gli uffici pubblici sono chiusi, università compresa. In realtà, avendo molto da fare, alla fine ho lavorato da casa. Ciò non mi ha impedito, la sera, di andare a un parco qui vicino dove organizzavano il Bevrijdingsfestival di Utrecht (il festival della Liberazione, appunto) con musica, baracchini di birra e patatine, e tante persone desiderose di godersi la tiepida aria primaverile. In questo parco ho incontrato un difficilmente riassumibile campionario di umanità che mi ha molto colpito perché mai in Olanda (e nella vita?) mi era capitato di vedere, tutta assieme, una simile varietà. Oltre a quelli che, come me, avevano scelto l'abbigliamento comodo "da concerto", con scarpe da ginnastica, felpa e jeans a perdere, c'era chi era elegante come se andasse a teatro, c'era chi era elegante come un giovane che è convinto di vestirsi elegante miscugliando giacche e scarpe da tennis, camicia e jeans strappati, c'erano i punkabbestia nerovestiti e similpelleinguainati, c'erano bongari distrutti, giovani e meno giovani meticolosamente tatuati in ogni centimetro di corpo considerato utilizzabile, giovani e meno giovani con orecchini e piercing gioisamente collezionati come figurine panini e tutta la serie di sfumature intermedie tra queste categorie. La cosa divertente è che queste persone, tutti i giorni, non mi capita mai di incontrarle. Perciò mi sono trovato a fantasticare domandandomi dove possa essere il loro covo segreto, o se sia possibile celare tatuaggi e piercing per esibirli solamente in selezionate occasioni come il Bevrijdingsfestival.
Venerdì non era festa, ma l'università era comunque chiusa (i "ponti" si fanno anche al nord) perciò ho nuovamente lavorato da casa la mattina ed ho oziato il pomeriggio, approfittando anche per comprarmi un paio di scarpe nuove, visto che le amate All Star verdi della mia laurea ormai avevano più buchi di uno scolapasta. La sera poi siamo andati a una festa di addio-housewarming. Addio a Stefano, il ragazzo catanese che ha fatto la tesi all'istituto e che ora ritorna a casa a laurearsi, e housewarming della Maria, che sebbene viva nello stesso posto da più di un anno ormai, tuttavia non aveva mai inaugurato la sua casa ed ha pensato di farlo adesso.
Sabato è stato un altro giorno caldo e soleggiato. Assurdamente caldo, con i suoi 27 gradi. Perciò ho pensato di proseguire nella mia lieta tradizione d'ozio inaugurata recentemente e mi sono messo a dormire nel cortiletto giardinetto di casa per tutto il pomeriggio. Ci fosse stato il quieto mormorare del mare sugli scogli, con gli occhi chiusi avrei detto di essere a Barcola. Quando poi i vicini hanno cominciato a usare il trapano e la sega circolare come fanno ogni giorno non lavorativo, mi sono invece ricordato di essere a Utrecht.
E la sera una nuova festa, che non se ne può davvero più! Il nutrito gruppo di spagnoli o ispanoamericani, di cui fanno parte i miei colleghi Esteban e Hector, sta per disgregarsi: i primi partiranno la prossima settimana, tutti gli altri entro quest'anno, perciò hanno deciso di organizzare un "Exodus Party" finché sono ancora tutti qua, ed ecco spiegata la ragione di questa festa. Alla fine però non è stato nulla di imperdibile, ma solo un'occasione come un'altra per chiacchierare in compagnia di persone con cui però, in sostanza, non ho niente a che spartire.
Ed arriviamo ad oggi, ancora caldo ma meno sole. Prima o poi un temporale estivo spazzerà via tutto e si ritornerà, credo, a temperature più nordiche, anche se per ora nulla sembra smuovere la cappa d'umidità che avvolge la città e il Paese.
Aspettando novità metereologiche, preparo il mio poster per il raduno degli astronomi neerlandesi fra due settimane e mi accingo ora ad aiutare Cima a lavare i vetri a pian terreno, operazione questa che, da sola, farà certamente scoppiare uno dei più violenti temporali della storia del quartiere.
Giovedì 5 maggio si festeggia la Liberazione, e gli uffici pubblici sono chiusi, università compresa. In realtà, avendo molto da fare, alla fine ho lavorato da casa. Ciò non mi ha impedito, la sera, di andare a un parco qui vicino dove organizzavano il Bevrijdingsfestival di Utrecht (il festival della Liberazione, appunto) con musica, baracchini di birra e patatine, e tante persone desiderose di godersi la tiepida aria primaverile. In questo parco ho incontrato un difficilmente riassumibile campionario di umanità che mi ha molto colpito perché mai in Olanda (e nella vita?) mi era capitato di vedere, tutta assieme, una simile varietà. Oltre a quelli che, come me, avevano scelto l'abbigliamento comodo "da concerto", con scarpe da ginnastica, felpa e jeans a perdere, c'era chi era elegante come se andasse a teatro, c'era chi era elegante come un giovane che è convinto di vestirsi elegante miscugliando giacche e scarpe da tennis, camicia e jeans strappati, c'erano i punkabbestia nerovestiti e similpelleinguainati, c'erano bongari distrutti, giovani e meno giovani meticolosamente tatuati in ogni centimetro di corpo considerato utilizzabile, giovani e meno giovani con orecchini e piercing gioisamente collezionati come figurine panini e tutta la serie di sfumature intermedie tra queste categorie. La cosa divertente è che queste persone, tutti i giorni, non mi capita mai di incontrarle. Perciò mi sono trovato a fantasticare domandandomi dove possa essere il loro covo segreto, o se sia possibile celare tatuaggi e piercing per esibirli solamente in selezionate occasioni come il Bevrijdingsfestival.
Venerdì non era festa, ma l'università era comunque chiusa (i "ponti" si fanno anche al nord) perciò ho nuovamente lavorato da casa la mattina ed ho oziato il pomeriggio, approfittando anche per comprarmi un paio di scarpe nuove, visto che le amate All Star verdi della mia laurea ormai avevano più buchi di uno scolapasta. La sera poi siamo andati a una festa di addio-housewarming. Addio a Stefano, il ragazzo catanese che ha fatto la tesi all'istituto e che ora ritorna a casa a laurearsi, e housewarming della Maria, che sebbene viva nello stesso posto da più di un anno ormai, tuttavia non aveva mai inaugurato la sua casa ed ha pensato di farlo adesso.
Sabato è stato un altro giorno caldo e soleggiato. Assurdamente caldo, con i suoi 27 gradi. Perciò ho pensato di proseguire nella mia lieta tradizione d'ozio inaugurata recentemente e mi sono messo a dormire nel cortiletto giardinetto di casa per tutto il pomeriggio. Ci fosse stato il quieto mormorare del mare sugli scogli, con gli occhi chiusi avrei detto di essere a Barcola. Quando poi i vicini hanno cominciato a usare il trapano e la sega circolare come fanno ogni giorno non lavorativo, mi sono invece ricordato di essere a Utrecht.
E la sera una nuova festa, che non se ne può davvero più! Il nutrito gruppo di spagnoli o ispanoamericani, di cui fanno parte i miei colleghi Esteban e Hector, sta per disgregarsi: i primi partiranno la prossima settimana, tutti gli altri entro quest'anno, perciò hanno deciso di organizzare un "Exodus Party" finché sono ancora tutti qua, ed ecco spiegata la ragione di questa festa. Alla fine però non è stato nulla di imperdibile, ma solo un'occasione come un'altra per chiacchierare in compagnia di persone con cui però, in sostanza, non ho niente a che spartire.
Ed arriviamo ad oggi, ancora caldo ma meno sole. Prima o poi un temporale estivo spazzerà via tutto e si ritornerà, credo, a temperature più nordiche, anche se per ora nulla sembra smuovere la cappa d'umidità che avvolge la città e il Paese.
Aspettando novità metereologiche, preparo il mio poster per il raduno degli astronomi neerlandesi fra due settimane e mi accingo ora ad aiutare Cima a lavare i vetri a pian terreno, operazione questa che, da sola, farà certamente scoppiare uno dei più violenti temporali della storia del quartiere.
Ma sei sicuro che fosse una sega circolare? L'hai vista o la riconosci con il tuo orecchio esperto?
RispondiEliminaLeonardo
Giusta obiezione. La riconosco con il mio orecchio esperto. Ma potrebbe in effetti essere qualcosa d'altro parimenti rumoroso e irritante.
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