domenica 9 settembre 2012

Apollo Bay

Lungo la Great Ocean Road, che da Melbourne viaggia verso ovest seguendo ogni piega della frastagliata costa oceanica, Apollo Bay e` uno dei tanti paesini di mare e surfisti che d'estate decuplica il numero degli abitanti e d'inverno appare appena piu` vivo di Lignano giusto perche` qui in fondo anche d'inverno ci sono giornate adatte a cavalcare le onde. La ragione per cui, di tutti i luoghi visti nella gita di oggi, mi soffermo proprio su questo e` che qui sono stato testimone di un curioso episodio, che forse vale la pena raccontare.
Approfittando della sosta piu` lunga per consentire ai gitanti di procurarsi un pranzo, mi incammino lungo la spiaggia sabbiosa cercando un punto d'osservazione privilegiato per guardare i surfisti che saltano tra le onde. Il lungomare mi pare tipicamente oceanico, con un prato di erba sottile e secca che costeggia la spiaggia, sollevato d'un salto di circa un metro e mezzo rispetto alla sabbia umida e fredda, che copre una striscia di costa di parecchi metri prima di raggiungere l'acqua. La renile, come direbbero a Trieste. Dal mio punto d'osservazione privilegiato, posso constatare la presenza di un ragazzo che si aggira con lo zaino in spalla, scattando foto a destra e a manca. Non varrebbe la pena di menzionarlo, essendo in tutto e per tutto indistinguibile dalle frotte di turisti che vengono sputati a ogni pie` sospinto dai pullmini delle diverse compagnie che offrono il giro della Great Ocean Road, se non fosse che e` l'ancora ignaro protagonista del curioso episodio di cui sopra. A un certo punto il ragazzo si ferma, appoggia lo zaino contro lo scalino naturale che separa la spiaggia dal prato e, scattate un paio di foto ancora, si siede. Poi, dopo un minuto di immobilita`, forse trascorso a ponderare pro e contro di una decisione, inizia a spogliarsi, si infila un costume da bagno e lo vedo correre in acqua, con una certa ammirazione per il suo coraggio giacche`, nonostante il sole sia caldo, e` pur sempre inverno e l'acqua piuttosto fredda (lo so per averci tocciato i piedi). Infatti non rimane in acqua molto, il tempo di tuffarsi dentro un paio di onde e poi torna a riva, dove armeggia un attimo con lo zaino, estrae i suoi vestiti, li dispone in ordine vicino alle scarpe in modo da poterli presto indossare, poi inizia ad asciugarsi. Nel frattempo le onde continuano a infrangersi sulla riva, mentre al largo due giovani surfisti provano a domarle con alterna fortuna. Le vedo formare una spuma di una decina di metri e arrivare sulla sabbia, a cadenza regolare. Un'onda come le altre arriva lungo la sabbia, sembra giusto piu` veloce, tant'e` che non si ferma dove si erano arrestate le sue compagne, ma prosegue risalendo la china.
A questo punto, il tempo rallenta e si dilata. La Terra si impiglia da qualche parte e smette di ruotare intorno al suo asse. Forse un chicco di lava piu` duro degli altri, invece di sciogliersi, fa inceppare l'ingranaggio. Quello che succedera` non potra`, alla fine, aver preso piu` di cinque secondi. Ma vedo gli istanti susseguirsi con tale nitidezza che ciascuno di quei secondi dev'essere durato un intero minuto. Il ragazzo alza la testa, vede l'onda, capisce.
Capisce che l'onda non si e` fermata dove l'avevano fatto tutte le altre identiche a lei prima di lei. Capisce che, a quella velocita`, non si fermera` affatto. E sceglie. Sceglie l'unica opzione possibile. Prende la macchina fotografica e lo zaino e li solleva sul prato. Una maglia, una giacca, dei pantaloni, due scarpe e un asciugamano arancione, improvvisamente senza peso sono trascinati via in un respiro.
E poi tratti all'asciutto. Prima ancora di essersi resi conto che il ragazzo si e` mosso. Il tempo ricomincia a scorrere, e mi accorgo che avevo trattenuto il respiro finora.
Il ragazzo strizza le sue cose, restituisce l'oceano all'oceano. Fruga nello zaino. Afferra i pantaloni di colpo e li tasta concitato. Torna allo zaino, mentre una smorfia di dolore gli attraversa il volto, crepandolo dalla sommita` della fronte giu` fino allo sterno. Impietosito, lo zaino rigurgita un portafoglio nero. Il ragazzo lo appoggia alla fronte e la crepa si ricompone, lasciando solo una vaga cicatrice.
E io ringrazio l'istinto di un istante, che mi ha spinto a togliere il portafoglio dalla tasca e lanciarlo nello zaino, insieme al ricambio asciutto portato dietro nel caso oggi piovesse.

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