Il secondo film che abbiamo visto sabato all'IDFA e` Reportero, un interessante documentario incentrato sulla figura di Sergio Haro e sui suoi colleghi, giornalisti messicani che scrivono per il settimanale "Zeta".
La regione di confine della Baja California, in Messico, e` terra dei cartelli del narcotraffico, che fanno arrivare quintali di droga negli Stati Uniti da Tijuana, Mexicali ed altre citta` di frontiera. In questi territori la corruzione e` diffusa ad ogni livello, dalle istituzioni politiche alla polizia, e dove non arriva la corruzione risolvono le pallottole.
Pochi giornali in tutto il Messico raccontano queste storie, uno di questi e` "Zeta", che da poco piu` di trent'anni coraggiosamente manda i suoi reporter a seguire le vicende di narcotraffico, quelle che piu` appassionano il pubblico garantendo le vendite al settimanale, ma anche le gesta memorabili dei politici e i problemi sociali di questa regione di confine.
Il documentario mi e` piaciuto sebbene fosse forse un po' inconcludente. Racconta la storia del settimanale e il tributo di sangue che hanno pagato i suoi giornalisti, con tre morti ammazzati e uno, lo storico direttore, che e` sopravvissuto solo per miracolo all'agguato che gli hanno teso (in dieci!), mostra le diverse inchieste di cui i giornalisti si occupano, pero` non ne segue nessuna di preciso fino in fondo, percio` si rimane sempre un po' con la curiosita` di conoscere di piu` su ciascuno di questi argomenti, ma la curiosita` rimane insoddisfatta.
L'autore del documentario, Bernardo Ruiz, era presente in sala e si e` guadagnato il mio rispetto riuscendo a dare risposte interessanti anche alle domande piu` sceme. Ad esempio, poiche` nel film si mostra ad un certo punto l'intervista con il proprietario di un'officina dove si corazzano le automobili in modo da renderle antiproiettile, una signora ha pensato di chiedere se lo stipendio di un giornalista sia sufficiente per permettersi una spesa simile che le pareva decisamente onerosa. Stavo appunto riflettendo su come questa domanda fosse degnamente eligibile come la meno interessante al mondo, in un film che suscita mille altre curiosita` sul Messico, sulla Baja California, sul traffico di droga, sui giornalisti di "Zeta", quand'ecco che un campione ha spazzato via ogni dubbio chiedendo "Qual e` la cosa che preferisci del Messico?". Ecco, a una domanda cosi` stupida, nemmeno il buon Ruiz e` riuscito a rispondere nulla.
La regione di confine della Baja California, in Messico, e` terra dei cartelli del narcotraffico, che fanno arrivare quintali di droga negli Stati Uniti da Tijuana, Mexicali ed altre citta` di frontiera. In questi territori la corruzione e` diffusa ad ogni livello, dalle istituzioni politiche alla polizia, e dove non arriva la corruzione risolvono le pallottole.
Pochi giornali in tutto il Messico raccontano queste storie, uno di questi e` "Zeta", che da poco piu` di trent'anni coraggiosamente manda i suoi reporter a seguire le vicende di narcotraffico, quelle che piu` appassionano il pubblico garantendo le vendite al settimanale, ma anche le gesta memorabili dei politici e i problemi sociali di questa regione di confine.
Il documentario mi e` piaciuto sebbene fosse forse un po' inconcludente. Racconta la storia del settimanale e il tributo di sangue che hanno pagato i suoi giornalisti, con tre morti ammazzati e uno, lo storico direttore, che e` sopravvissuto solo per miracolo all'agguato che gli hanno teso (in dieci!), mostra le diverse inchieste di cui i giornalisti si occupano, pero` non ne segue nessuna di preciso fino in fondo, percio` si rimane sempre un po' con la curiosita` di conoscere di piu` su ciascuno di questi argomenti, ma la curiosita` rimane insoddisfatta.
L'autore del documentario, Bernardo Ruiz, era presente in sala e si e` guadagnato il mio rispetto riuscendo a dare risposte interessanti anche alle domande piu` sceme. Ad esempio, poiche` nel film si mostra ad un certo punto l'intervista con il proprietario di un'officina dove si corazzano le automobili in modo da renderle antiproiettile, una signora ha pensato di chiedere se lo stipendio di un giornalista sia sufficiente per permettersi una spesa simile che le pareva decisamente onerosa. Stavo appunto riflettendo su come questa domanda fosse degnamente eligibile come la meno interessante al mondo, in un film che suscita mille altre curiosita` sul Messico, sulla Baja California, sul traffico di droga, sui giornalisti di "Zeta", quand'ecco che un campione ha spazzato via ogni dubbio chiedendo "Qual e` la cosa che preferisci del Messico?". Ecco, a una domanda cosi` stupida, nemmeno il buon Ruiz e` riuscito a rispondere nulla.
Nessun commento:
Posta un commento