Dopo
Viñales siamo tornati a La Habana. Questa volta il viaggio l'abbiamo fatto con viazul, il bus di linea, che ci ha permesso, tra le altre cose, di apprezzare una sosta sotto un ponte nel mezzo della carretera national per veder sparire l'autista in mezzo ai campi con un pacchetto sotto al braccio, salvo poi ricomparire un quarto d'ora dopo senza pacchetto ma con delle altri sacchetti in cambio. Capita.
Arrivati alla stazione prendiamo un taxi per raggiungere la casa particular di Lissette, dove avevamo trascorso i nostri primi giorni cubani, alloggiati da sua madre, la signora Caridad. Giunti a destinazione viene fuori che la stanza che pensavamo di aver riservato due settimane prima in realtà è occupata, ma quando ci si affida a Lissette non bisogna temere nulla, sicché finiamo a dormire per una notte in una stanza gestita da un vicino di casa molto omosessuale, ma che appartiene a un'altra vicina (la stanza, non il vicino), una donnona nera enorme, forse una santera. Senza aver capito bene cosa stava succedendo ci abbiamo trascorso una notte soltanto, perché quella successiva siamo tornati da Caridad, la cui camera si era nel frattempo liberata, e lei era molto felice di riaccoglierci, tanto da abbracciarci e abbozzare una rumba celebrativa.
Durante il nostro secondo soggiorno succedono diverse cose.
La prima è che ricomincia a piovere, perchè a noi di vedere l'Avana con il sole non è concesso.
La seconda è che poi il penultimo giorno smette di piovere, perchè forse a noi di vedere l'Avana con il sole un po' è concesso, dai.
La terza è che ci siamo trovati in un mezzo guaio, non si è mai capito se causato da noi o, come sosteneva la signora Caridad, da l'aire. Quella che segue è la Storia della Porta. Rimpiango solo di non essere capace di rendere il senso di assurdo à la Woody Allen di Citarsi addosso.
Una mattina, verso le sei, mi sveglio per andare in bagno, ma trovo la porta chiusa. Allora torno a letto e aspetto. Mezz'ora dopo si sveglia la mia compagna di viaggio per andare in bagno, ma trova la porta chiusa. Al suo ritorno le dico che probabilmente ci deve essere la signora Caridad dentro, che mi pare di aver sentito il rumore di qualcuno che si muove piano per non distrurbare. Sicchè aspettiamo, ma non succede nulla, e insomma dopo un'altra mezz'ora ci sarebbe proprio da usarlo, il bagno, perciò riproviamo ad aprire la porta ma è sempre chiusa, e dentro non si sente nulla a parte forse qualche rumore, ma forse è lo scarico del lavandino, ma no pareva proprio il rumore di una persona, ma non è sicuro, e poi se la signora Caridad è dentro da un'ora magari non si sente bene, che si fa, e quindi siamo lì con l'orecchio sulla porta a chiederci se dobbiamo chiamare qualcuno e, in caso, chi?, quand'ecco al mio fianco sento domandare
"No hay luz?" e cerco di rispondere in faticoso spagnolo "
No no, hay luz,
es que la puerta..." e lì mi rendo conto che la signora Caridad è dal mio stesso lato della porta, ergo non è in bagno, ergo...
e le spiego che la porta è chiusa e non si sa che fa fare. Allora lei chiama
"Enrique!" e prima che il mio cervello ottenebrato faccia a tempo a trovare un senso a questa esclamazione, dal buio del salotto, più o meno in corrispondenza del divano, si tira su Enrique, il nipote della signora Caridad, in pantaloncini e polo, e dice
"Sì avuela?". Un bel modo per scoprire che lui dormiva lì e ogni mattina lo facevano sparire prima che noi ci alzassimo, poveraccio. E poi niente, ma cosa è successo, la porta è chiusa, ma come mai non mi avete chiamata, pensavamo che ci fosse lei dentro, e la nonna si indigna "Eh no, quello è il bagno degli ospiti, io ho il mio bagno, mica lo uso il vostro bagno, quello è il bagno degli ospiti" e così via. Poi parte la storia del signor ... che l'ultima volta che è successo che la porta si bloccasse l'ha sbloccata infilando un volantino o un pezzo di carta nella fessura, perciò trambusto per riuscire a fare questa cosa. Nel frattempo arriva la signora che dà una mano alle faccende di casa, di cui tristemente non abbiamo mai veramente capito con certezza il nome, un nome russo, facciamo Lizaveta per comodità di racconto. La signora Caridad le dice di telefonare al signor ..., che venga a sbloccare la porta visto che Enrique ed io non ce la stiamo facendo. La mia compagna di viaggio chiede, con una certa disperazione, se non sia possibile nel mentre avere accesso all'altro bagno, e la nonna dice alla signora Lizaveta di accompagnarla, e viene fuori che il secondo bagno, quello che usa la signora Caridad perché lei mica usa il bagno degli ospiti, è un bugliolo in terrazzino. Ma la situazione è grave e perciò si fa di necessità virtù. Intanto Enrique un po' spazientito vorrebbe usare un cacciavite per forzare la serratura, ma la nonna si arrabbia moltissimo, grida che quella porta è costata
300 dolares e lui non si deve permettere. Alla fine arriva il signor ..., che armeggia per un po' con il foglietto e, con la pazienza che Enrique non aveva avuto, sblocca la serratura. Per festeggiare, la signora Caridad ordina di fare il caffè. Ma rimarrà agitata e di cattivo umore tutto il giorno, specie con il nipote che voleva rovinarle la porta costata
300 dolares. Noi, vergognosi per aver involontariamente scatenato tutto quel trambusto, usciamo alla scoperta dell'Avana. Quando torniamo, la signora Lizaveta ci accoglierà con il solito sorriso dicendo
"Que mañana!".
Ecco, questo interno cubano era la Storia della Porta.
E insomma, tornati all'Avana è tornato anche il maltempo, con nostro grave disappunto. Per fortuna questa volta siamo riusciti a vedere la città anche con il sole. Il che ci ha indotto a chiederci se, con un po' di sfortuna meteorologica in meno, non l'avremmo forse amata di più. Chi lo sa.
Sotto il sole, comunque, fa tutto un'altro effetto.
Plaza de la Catedral, per esempio, appare così.
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La Catedral de la Virgen María de la Concepción Inmaculada de La Habana
Placa de la Catedral. |
Anziché così. Tanto per dire.
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| Museo della Rivoluzione. |
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Memoriale della Rivoluzione.
Dietro il vetro si intravede il Granma.
Come ci siano saliti in 82 rimane un mistero.
A destra, la fiaccola dedicata A los heroes de la patria nueva. |
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| Placa de la Revolucion, con il memoriale a Camilo Cienfuegos. |
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| Placa de la Revolucion, con il memoriale a Ernesto Che Guevara. |
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| Maltempo al Malecon. |
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| Bel tempo al Malecon. |
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| Malecon e, in fondo, i bastioni del Morro. |
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Malecon. Tramonto con biplano e pescatore.
Qualche biplano? |
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| Questo biplano. |
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L'Avana vista dai bastioni del
Castillo De Los Tres Reyes Del Morro,
più semplicemente detto il Morro,
che sorveglia l'ingresso del
Canal de Entrada alla Bahia de La Habana. |
Siete stati al museo d'arte moderna, o anche voi siete stati plagiati dalla Lonely Planet del menga?
RispondiEliminaNon avevamo la Lonely percio` non siamo stati plagiati. Al museo ci siamo stati ma mi sa che era mezzo chiuso per restauri, se non mi confondo con qualcos'altro.
EliminaTanto piscio! (tant pis)
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