giovedì 21 settembre 2017

De rerum caducitate.

Non bisognerebbe mai attaccarsi alle cose. E nemmeno alle case.
Eppure, dopo quasi tre anni passati in un posto l'impressione è di averlo fatto proprio, seminando il ciarpame in giro, macchiando le pareti di sugo in cucina
e in ogni angolo di ricordi.
E' un colpo perciò quando arriva la lettera del padrone di casa che dice
"Sehr geehrter Herr Dr. Abate," rivoglio il mio appartamento indietro, confido nella sua comprensione. E' allora che rammenti che eri solo un ospite e, come tale, arriva prima o poi il giorno di togliere il disturbo.
Su con la vita! Si troverà un altro appartamento, c'è tempo per farlo e tanto deve bastare, ché in fondo non sorprende che un mestiere precario riverberi precarietà su tutto il resto. Non è il caso di farne un dramma, non è mica la guerra. Rimane solo un po' di malinconia per quel cantuccio di città che avevi, dopo un po' di sospettosa esitazione, chiamato casa.

4 commenti:

  1. Risposte
    1. La cosa peggiore sarà riuscire a comunicare al Belastingdienst che ho cambiato indirizzo. Dodici telefonate e 42 lettere dovrebbero essere sufficienti.

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  2. Lo siento mucho. Un giorno tutto questo sarà finito. Ou fatti telegram così dopo possiamo mandarti foto di donne nude.

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  3. Una buona notizia che non c'entra un tubo ma magari tira su il morale: in Germania il riconoscimento della laurea ai fini pensionistici è gggratis se collegato al tuo lavoro anche se hai studiato all'universitá dei corottti profezzori italiani in Italia. Notizia dall'ufficio pension di Berlino (e in teoria sta roba del riconoscimento della laurea passa anche all'ufficio senilitá post-negritudine olandese).

    La cattiva notizia è che chiunque sia il sostituto di Schauble, eleverá l'etá della pensione a 288 anni.

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