venerdì 20 ottobre 2017

Le otto montagne

Mia zia mi ha regalato "Le otto montagne" di Paolo Cognetti.
A dispetto del titolo non lo definirei un romanzo di montagna. E' la storia di un'amicizia tra due ragazzi e del suo dipanarsi attraverso trent'anni di vite molto diverse, eppure accomunate da un legame imprescindibile con la montagna.
Nella sua semplicità è una storia che si fa benvolere e mi è piaciuta molto, nonostante fosse anche dura e triste. Si capisce che l'autore ama la montagna e la conosce profondamente, ne ha osservato anche i lati cupi che gli sarebbero certo sfuggiti se l'avesse frequentata solo come turista. E quindi che dire? Di certo leggerlo è tempo ben speso, però qualcosa che non mi ha convinto del tutto c'è, anche se non la so spiegare bene. E' che si percepisce qualcosa di artefatto nella montagna che fa da palcoscenico a tutti gli eventi narrati, c'è un che di idealizzato, tipico forse di chi in montagna non c'è nato e vissuto, ma ci si è avvicinato col tempo. Se penso a Rigoni Stern o ai primi racconti di Mauro Corona, hanno un'immediatezza tale che in una frase evocano un mondo così vivido e reale che è impossibile non calarcisi. A "Le otto montagne" questo un po' manca.



1 commento:

  1. L'anno scorso mi avevano regalato un breve libro di Cognetti, che prima non conoscevo: Il ragazzo selvatico. Mi è piaciuto per come parla della montagna e in generale per come è scritto. Ma l'impressione che mi è rimasta è simile alla tua. Leggendo il tuo commento, mi è venuta in mente una delle frasi (alias aforismi) di Oscar Wilde in cui mi sono imbattuto tempo fa : "Essere naturali è una posa difficilissima da mantenere."

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