lunedì 9 ottobre 2017

Viaggio a Cuba - Epilogo

E quindi cosa ho imparato da questo viaggio?

Non ne sono sicuro. A distanza di due anni, ancora non smetto di pensarci di tanto in tanto. Appena tornato in Europa ero ancora molto confuso, per le troppe impressioni contrastanti che non avevano avuto tempo di essere rielaborate.

Una delle cose che ho capito è che la Rivoluzione è un processo, e tra molte difficoltà è ancora in corso. A noi che guardiamo da fuori fa comodo pensare alla Rivoluzione limitandoci allo sbarco del Granma, alla guerriglia nella Sierra Maestra, alla battaglia di Santa Clara. E' comodo perche` le guerre di liberazione piacciono sempre tanto, permettono di snocciolare ideali ispiratori da ammirare e di invidiare chi per quegli ideali ha lottato ed e` sopravvissuto fino alla vittoria. Permette anche di ergersi a giudici e criticare chi, poi, non e` stato in grado di essere all'altezza di quegli ideali e di accusarlo di aver instaurato una dittatura non dissimile nella pratica a quella contro la quale ci si era ribellati.

Ma fermarsi a questo, al 1 gennaio 1959, è riduttivo ed è, tutto sommato, un modo per minimizzare la portata di quello che i Cubani hanno realizzato. La Rivoluzione sono stati anche i volontari andati nelle campagne ad alfabetizzare i campesinos, la ridistribuzione della terra, la costruzione di scuole e social club in ogni buco, da un angolo dell'Habana Vieja fino al più pidocchioso villaggio di campesinos perso nella sierra, la sanità gratuita per tutti. E non è necessario confrontare tutto questo con le condizioni negli altri Paesi dell'America Latina per rendersi conto della portata di quello che è successo. Basti pensare a San Salvador, Honduras, Guatemala, Giamaica, Porto Rico, ma anche ai ricchi Cile e Brasile, dove la distanza tra un miliardario e un pezzente è la larghezza di una strada. Oppure gli Stati Uniti, verso cui signora Norma che ci ha ospitati a Cienfuegos inviava soldi ogni mese perche` sua nuora aveva partorito e caso vuole che in Florida la maternita` non sia pagata e lo stipendio di un solo genitore non sia sufficiente. Ma fare questo confronto significa voler vincere a mani basse. Allora perché non alzare il tiro e vedere le condizioni con il nostro mondo. Le valli delle nostre montagne che si spopolano, attivita` tradizionali che scompaiono, le scuole che vengono chiuse perché ci sono pochi bambini, gli ospedali che vengono accorpati per "razionalizzare le spese" e così via. Cosicché se uno si fa male a Sauris deve farsi un'ora di macchina e tornanti per raggiungere l'ospedale a Tolmezzo. E cosa dire della opulenta Germania, verso cui ci siamo spostati in tanti, e dove uscendo dalla stazione di Bonn, e dico Bonn, per raggiungere il centro bisogna affrontare gli zombie che chiedono il Kleingeld?

Ecco. Quando penso a questo, penso che a Cuba l'elemosina non me l'ha chiesta mai nessuno. Tutalpiu` hanno cercato di vendermi saponette o cannucce o chissa` cos'altro, o di barattare una borsa di nylon con una borsa di pelle, ma la carita` mai. Poi certo, anche Cuba ha le sue contraddizioni. Probabilmente puoi finire dentro per atteggiamenti controrivoluzionari o qualcosa di simile. E puoi soltanto sognarti dei locali e ristoranti cui hanno accesso i turisti. E non puoi veramente diventare ricco, perche` gli spazi per l'iniziativa privata sono limitati. Pero` non puoi nemmeno cadere in miseria, perche` lo Stato questo non lo permette. Non sono tutte rose e fiori, ci sono casi di soprusi e corruzione, ma in generale nessuno ha dovuto barattare la possibilita` di diventare inutilmente ricco con la certezza che centinaia di suoi simili sprofondino al di sotto della dignita` umana, come abbiamo forse fatto qui. Cosa di cui non ci si rende facilmente conto, se si e` dal lato giusto del bancone della macelleria sociale, ma che e` lampante se si e` dall'altra parte, o se per qualche motivo ci si deve passare attraverso.

Quindi si`, non tutto e` andato per il verso giusto nel processo rivoluzionario. Ma essendo un processo non e` concluso e puo` ancora essere emendato, hasta la victoria. Ci vogliono pero` impegno continuo, consapevolezza e convinzione. Non e` facile averceli se si e` nati tre o quattro generazioni dopo di quelli che hanno visto com'era prima, con Batista, e hanno combattuto per cambiare le cose, e non e` facile se la propaganda ti propina sempre e solo gli esempi di "quelli che ce l'hanno fatta", cosi` che tu puoi sognare di essere anche tu uno di quelli che "ce la fara`", convinto come un idiota che "se ci credi abbastanza ce la farai con le tue forze" e senza avere idea di cosa sono diventati tutti gli altri che "non ce l'hanno fatta". E che, per definizione, si meritano la loro condizione perche` non ci hanno creduto abbastanza. Spero quindi che i Cubani riescano a tenersi stretto cio` che hanno. Che, piu` di ogni altra cosa, mi sembra un'idea di societa` in cui il benessere degli individui non e` fine a se stesso ma trova compimento solo nel benessere collettivo. Dove invece dell'individualismo sfrenato vi e` forte un pensiero costante rivolto alla comunita` cui si appartiene. Dove non sei mai solo.

Ecco, al di la` di tutto, penso che Cuba sia l'esempio che un'alternativa al nostro modo di vivere esiste. Certo, vista da me che, per il momento, sono ancora dal lato buono della linea di demarcazione, e` un'alternativa non facile, certamente piu` faticosa da perseguire (ma possiamo chiedere a una madre single di Marzahn con minijob e Harz IV cosa ne pensa lei) ma non sembra peggiore o piu` ingiusta, semmai il contrario. E chissa` che dalle ceneri di chi e` morto 122 anni fa, o cinquant'anni fa oggi, o da meno di un anno, non fiorisca anche altrove lo spirito rivoluzionario di cui si sente tanto il bisogno.

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