Ho da poco finito di rileggere "Macerie prime" di Zerocalcare. Come sempre con i suoi fumetti, la prima lettura, due settimane fa appena comprato, era stata tutta d'un fiato, senza poter smettere. Un'unica interruzione mi ero imposto con la forza di farla circa a metà, raggiunto a notte inoltrata un momento di pausa della storia.
C'è qualcosa di davvero sorprendente in questo libro. Sia nel suo blog sia nei suoi lavori precedenti Zerocalcare ha sempre fatto di tutto per rappresentarsi come un perfetto idiota, rimasto bloccato all'età dell'adolescenza in mezzo ai suoi punti di riferimento più cari e sicuri, una sfilza di cartoni animati giapponesi e di videogiochi popolari negli anni Ottanta e Novanta. Per chi in quegli anni c'è nato e vissuto ovviamente la cosa non poteva che far piacere, perchè quei fumetti, pur trattando in molti casi temi drammatici, si rivolgevano direttamente a una parte recondita dell'animo che vorrebbe continuare a bearsi nella totale idiozia dell'adolescenza. Per sua stessa ammissione, Zerocalcare usa questa tecnica sia per comunicare in poco spazio caratteri e situazioni complesse, rifacendosi a degli archetipi arcinoti (per lo meno a chi è nella giusta fascia d'età), sia per confondere le acque rendendo indistinguibili quali sono le caratteristiche reali e quelle inventate di ciascuno dei personaggi.
Persino in "Kobane Calling", forse per timore di apparire serioso e di volersi dare un tono parlando della questione curda in Siria, dipinge se stesso e il suo gruppo di amici come una scolaresca di ritardati a spasso lungo il fronte di guerra.
Ecco. Per chi si era abituato a tutto questo, "Macerie prime" è sorprendente. Perché per la prima volta rimette al passo i suoi personaggi con l'età che hanno e con i problemi che ne conseguono. Le difficoltà economiche, la stabilità impossibile, gli escamotage, i lavoretti sottopagati in condizioni di semischiavitù necessari per stare a galla, il dolore e la delusione, le famiglie che devono nascere e quelle che stentano a formarsi, la preoccupazione per il futuro che non accenna a schiarirsi e le canne per stordirsi. Tutto questo c'è e altro ancora. Insomma, Calcare è cresciuto. E pur sapendo che parla di altri, ci si rende conto che sta parlando di noi. Diretto come un pugno allo stomaco.
A maggio esce la seconda parte della storia e non vedo l'ora di scoprire come finisce.
C'è qualcosa di davvero sorprendente in questo libro. Sia nel suo blog sia nei suoi lavori precedenti Zerocalcare ha sempre fatto di tutto per rappresentarsi come un perfetto idiota, rimasto bloccato all'età dell'adolescenza in mezzo ai suoi punti di riferimento più cari e sicuri, una sfilza di cartoni animati giapponesi e di videogiochi popolari negli anni Ottanta e Novanta. Per chi in quegli anni c'è nato e vissuto ovviamente la cosa non poteva che far piacere, perchè quei fumetti, pur trattando in molti casi temi drammatici, si rivolgevano direttamente a una parte recondita dell'animo che vorrebbe continuare a bearsi nella totale idiozia dell'adolescenza. Per sua stessa ammissione, Zerocalcare usa questa tecnica sia per comunicare in poco spazio caratteri e situazioni complesse, rifacendosi a degli archetipi arcinoti (per lo meno a chi è nella giusta fascia d'età), sia per confondere le acque rendendo indistinguibili quali sono le caratteristiche reali e quelle inventate di ciascuno dei personaggi.
Persino in "Kobane Calling", forse per timore di apparire serioso e di volersi dare un tono parlando della questione curda in Siria, dipinge se stesso e il suo gruppo di amici come una scolaresca di ritardati a spasso lungo il fronte di guerra.
Ecco. Per chi si era abituato a tutto questo, "Macerie prime" è sorprendente. Perché per la prima volta rimette al passo i suoi personaggi con l'età che hanno e con i problemi che ne conseguono. Le difficoltà economiche, la stabilità impossibile, gli escamotage, i lavoretti sottopagati in condizioni di semischiavitù necessari per stare a galla, il dolore e la delusione, le famiglie che devono nascere e quelle che stentano a formarsi, la preoccupazione per il futuro che non accenna a schiarirsi e le canne per stordirsi. Tutto questo c'è e altro ancora. Insomma, Calcare è cresciuto. E pur sapendo che parla di altri, ci si rende conto che sta parlando di noi. Diretto come un pugno allo stomaco.
A maggio esce la seconda parte della storia e non vedo l'ora di scoprire come finisce.

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