martedì 28 gennaio 2020

Candeline

Questo blog compie dieci anni, giorno più giorno meno. Ufficialmente la lieta ricorrenza cade il 17 febbraio, data del primo post, ma insomma poco cambia. Per combinazione, questo è anche il cinquecentesimo post. Praticamente uno a settimana. Anche se è vero che nell'ultimo paio d'anni ho rallentato di molto il ritmo. A differenza dei primi tempi, in cui ero molto prolisso e soprattutto mi sentivo in diritto di scrivere di qualunque cosa mi passasse per la testa, spesso anche rilfessioni di dubbio interesse su questioni di politica nazionale viste dal di fuori.
Comunque sia, ripensare a questi dieci anni fa un certo effetto.
Chissà che cosa avevo in testa quando sono partito per i Paesi Bassi degli Uomini Alti. Ora come ora non me ne ricordo, anche sforzandomi. Volevo provare a vivere in un altro Paese, uno di quelli che all'epoca consideravo "civili" a differenza del mio. Ma più che altro, in fondo, mi è capitata l'occasione e l'ho colta senza pensare alle conseguenze, ché se l'avessi fatto fino in fondo (ma si può, davvero?) forse avrei deciso diversamente. Pur senza essere pariti per il fronte russo, non ci si rende conto veramente di quanto importante quel che c'era al punto di partenza da cui ci si allontana fino a quando non lo si è perso. Vale per i rapporti con tante persone, che si sono man mano allentati fino a diventare ricordi felici. Vale soprattuto per le persone care che pensavo avrei avuto sempre a fianco e invece, di colpo, di colpo per me, riflettendoci si sa che queste cose succedono e ci sono tutti gli avvertimenti per rallentare la saetta previsa, ma non ci si pensa, o almeno io non ci pensavo, e insomma di colpo non c'erano più. E allora penso: valeva la pena mettersi nelle condizioni di perdersi tanti momenti insieme, momenti che poi, ora, non si recuperano più?
Credo però che sia la domanda sbagliata. Non si può mettere sulla bilancia quello che si ha e quello che si è perso e fare paragoni. Chissà come sarebbe andata se avessi fatto scelte diverse? Certo che l'Olanda (e poi la Germania) mi ha dato tanto, sono stato fin troppo fortunato. Nuovi amici fraterni, avventure che mai mi sarei sognato, legami che si sono intrecciati dal nulla e che, a volte, si sono col tempo allentati, mentre altre volte si sono intorcolati così inestricabilmente che reggono saldamente e ci riportano a casa ogni sera.
Sono stati dieci anni intensi e imprevedibili. Ripensando al me stesso che è partito con una valigia di aspettative e di spavento, mi sembra di vedere un'altra persona. Allo stesso tempo, però, mi sembra ieri che mi facevo portare in aeroporto per il mio primo volo di sola andata e il ritorno chi lo sa. Ecco, il ritorno c'è stato. E' ancora un po' in corso, forse, ma un primo passo deciso è stato fatto.
A meno che tu non scelga di fare medicina, e forse a limite giurisprudenza, non lo puoi sapere che cosa farai una volta finito. Perciò cerca di fare qualcosa che ti interessi e che ti permetta di imparare in modo che in futuro saprai adattarti per cogliere le occasioni che capiteranno. Quando dovevo scegliere che cosa studiare all'università, qualcuno mi ha detto una cosa del genere, anche se non esattamente con queste parole. Mi ha tenuto compagnia quando c'erano le decisioni da prendere e la paura di sbagliare. Ecco, alla fine, anzi all'inizio ho scelto fisica e da lì in poi sono capitate tutta una lunga serie di occasioni, non so quante ne ho mancate ma di certo alcune le ho colte ed eccomi qua, attraverso quattro università, tre Paesi, cinque lavori, dieci anni di vita e cinquecento storie da raccontare. Alcune più interessanti, la maggior parte non tanto. Ché in fondo il blog è nato per questo: per raccontare quel che mi capitava e non disabituarmi all'uso delle parole, perse in un brodo di itangliano in cui dimenticare come esprimersi sia nella lingua natia che in quella d'adozione. Alla fine un po' ce l'ho fatta e un po' no. Avrei dovuto fare più esercizio.
Sarà il buon proposito per i prossimi dieci anni.

1 commento: