=============================
C’è una strategia dietro le ultime mosse della maggioranza. La scelta di togliere al pentito Spatuzza il programma di protezione, l'accelerazione sulla legge bavaglio e il trattamento duro ai giornalisti che svelano gli scandali berlusconiani seguono un disegno: colpirne uno per educarne cento. Dalla censura alla ritorsione, è questa l’ultima fase del berlusconismo. Fino a pochi mesi fa il Cavaliere sembrava convinto di poter nascondere i fatti. Se una sentenza condannava Marcello Dell’Utri raccontando i suoi rapporti con i boss stragisti, nessuno spiegava in tv la notizia. Se Bertolaso e il Cavaliere venivano sorpresi sul lettino di un centro benessere, Bruno Vespa montava pronto una puntata di Porta a Porta.
Alla lunga però il tappo è saltato e i fatti sono comparsi in tv grazie soprattutto ad Annozero. Per mesi Berlusconi ha cercato di chiudere la falla tempestando di telefonate la Rai e il Garante. Quando l’assalto è stato svelato dai pm di Trani e dal Fatto, la maggioranza ha puntato alla fonte primaria: pentiti e telefoni. La sequenza è impressionante: Spatuzza ha perso il programma di protezione proprio per le parole, dette fuori termine, su Berlusconi. Se non avesse riferito quello che il suo boss gli disse sul Cavaliere, oggi avrebbe ancora l’assegno per la famiglia e la casa. Il messaggio per gli altri pentiti è chiaro: ecco cosa accade a parlare del manovratore. Poi ieri il Cavaliere ha accelerato sulla legge bavaglio. E in questo clima, c’è chi si porta avanti con il lavoro. La nuova legge inasprisce le pene per investigatori e giornalisti, ma prima ancora della sua entrata in vigore i magistrati di Bari hanno pensato bene di arrestare un colonnello della Finanza.
Proprio quello che intercettava il Cavaliere. L’accusa gravissima sarebbe quella di usare il cellulare di servizio per passare notizie alle croniste e molestare le indifese escort da lui interrogate. Mentre nulla si sa del filone Tarantini-Berlusconi, i pm baresi ora puntano sui giornalisti rei di avere pubblicato scoop scomodi sui casi D’Addario e Trani. In questo clima irrespirabile Sandro Ruotolo, l’unico giornalista che ha cercato di spiegare in tv le complesse vicende di Ciancimino e Spatuzza, da mesi riceve lettere di minacce. I suoi nemici sanno dove abita e vogliono fargli male. Ma nell’era della ritorsione, per lui lo Stato non prevede alcuna tutela.
E' tutto alquanto inquietante. Cerchiamo di stare calmi. Ieri si leggeva sulla Repubblica che la popolarità di B. è in leggero aumento. Per quello che valgono questi sondaggi, sembrano comunque confermare la percezione diretta che in giro si respira un'aria "stracca", di rassegnata indifferenza rispetto a vicende pubbliche che appaiono distanti dalla vita quotidiana e tutto sommato troppo confuse e complicate perché se ne possa cogliere un significato tale da provocare una spontanea reazione di opinione pubblica.
RispondiEliminaIl fatto è che la difesa della legalità non può essere avvertita come esigenza primaria da chi pensa che in fondo il nostro Stato non è mai stato la casa di tutti, il luogo dove la legge è uguale per tutti.
Anche la libertà di stampa, o di informazione come si dice adesso, non sta a cuore allo stesso modo a quelli che sono stati abituati a usare (nell'accezione letterale del termine) l'informazione e a quelli che sono stati piuttosto abituati a essere usati e a subirla.
Bisognerebbe che sorgesse una forza, o un movimento di più forze, capaci di infondere e diffondere la fiducia che si può e che c'è da guadagnare per tutti nel rispettare regole comuni di convivenza e che la solidarietà nell'affrontare i maggiori problemi italiani conviene e viene prima dell'affermazione individuale, cioè della competizione e della legittima ricerca del proprio tornaconto, da parte delle comunità territoriali e dei gruppi sociali che hanno interessi diversi e legittimamente contrastanti.
(Breve excursus storico sulla solidarietà nazionale).
Qualcosa di simile avvenne in effetti tra i diversi gruppi ed élite di orientamento liberale moderato e radicale mazziniano che hanno saputo unirsi al di la delle forti differenze di interesse e di idee e costruire la prima unità nazionale.
La stessa esperienza si è ripetuta nel 1943-47, questa volta su scala sodiale e culturale più ampia che nel 1860-70, ma pur sempre limitata e insufficiente a fondare su basi sufficientemente solide la unità del paese.
Per quelli della mia generazione l'esperienza più significativa resta quella della fase del cosiddetto "compromesso storico", la strategia proposta da Berlinguer nel 1973, da lui stesso prospettata come l'impegno per portare a pieno compimento l'unificazione nazionale, facendo sì che forze rappresentative di parti diverse, socialmente disomogenee e con interessi distinti, si impegnassero per un periodo in un'esperienza di solidarietà nazionale partecipando a una comune azione di governo, con l'obiettivo dichiarato di affrontare problemi di fondo dell'Italia.
Si pensava che così facendo una parte ancora più grande e finalmente maggioritaria della popolazione si sarebbe riconosciuta definitivamente nello stato delineato dalla costituzione.
Purtroppo quel tentativo fu troncato sul nascere, con l'aiuto determinante di forze e strumenti illegali. Finora le condizioni perché una simile esperienza potesse avere luogo non si sono più presentate.
E ci sono speranze che si presentino ai giorni nostri?
RispondiElimina