Quest'estate neerlandese che estate non è, costringe a stare a casa o bagnarsi sotto la pioggia battente; ed entrambe le cose, si sa, invitano alla riflessione.
Sono in Olanda da quasi un anno e mezzo ormai, è passato più di un anno da che mi sono trasferito con Sara e Cima, e sotto i ponti dei canali utrechtini, sebbene pigramente, di acqua ne è passata a bizzeffe. Ricordo che, quando ho cominciato, il solo fatto di comunicare ogni giorno, per ore, in una lingua straniera (che chiamerò convenzionalmente "Inglese", anche se in effetti ad essere rigorosi "Inglese" è un complimento eccessivo) mi faceva arrivare a casa la sera stanco morto. E poi c'è stata la ricerca di un alimentari decente, la scoperta dei prodotti olandesi. E poi il trasloco, e di nuovo cercare di conoscere i negozi intorno a casa, e dove si può comprare cosa, e via dicendo. Un processo di adattamento che continua, e non ci si rende conto -mentre accade- di quanto sia faticoso. A guardare indietro, invece, capisco che era come stare sempre all'erta. Trasferirsi, specie in un Paese straniero e molto diverso da quello d'origine, porta via i punti di riferimento: cose che parevano scontate non lo sono più, bisogna imparare di nuovo di cosa ci si può fidare e di cosa no. E non è un'operazione indolore, perché è solo comprando della carne e stando male poi per tre giorni che si impara a leggere gli ingredienti nella carne. Ebbene sì, gli ingredienti nella carne. Una bistecca di maiale, può essere di maiale solo al 70% se non si sta attenti. Ma non è solo questo: è il fatto stesso di sentire di dover sempre essere attenti a tutto che sfianca.
E' come tornare bambini, quando bisogna imparare tutto da zero. Mi immagino che stancante dev'essere, e capisco perché loro devono dormire dodici ore a notte e fare il riposino al pomeriggio.
Dev'essere questo che rende faticoso "emigrare".
E nemmeno posso lamentarmi, ché io ho un lavoro strapagato e non sono dovuto salire su un barcone con lo stomaco vuoto e le tasche piene solo di buchi.
Pensavo a tutto questo per due motivi: il primo, è che la vita del ricercatore è tanta e tale per molti anni prima di raggiungere una certa stabilità. E viene da chiedersi se ne valga davvero la pena.
Il secondo, è che presto dovrò "migrare" nuovamente. Perché, incredibile o no che sia, l'Università di Utrecht ha deciso di chiudere l'Istituto di Astronomia. Lo scopo? Specializzarsi, seguendo le direttive del Governo, che ha voglia di ridimensionare le spese per università, ricerca e cultura in generale. Perché proprio noi? Perché nei Paesi Bassi, oltre a Utrecht, ci sono dipartimenti di astronomia in altre quattro città, e perciò Utrecht, dopo quattrocento anni in cui generazioni di astronomi hanno lavorato ininterrottamente, persino durante le due guerre mondiali, ha deciso che se ne può fare a meno, e ci mandano via. Non così di punto in bianco, ben inteso, è un processo che deve essere portato a compimento entro il 2014. Ma nessuno dei nostri capi ha intenzione di aspettare così a lungo, e potrebbe anche succedere che di qui a un anno sia già di un'altra università. Probabilmente Amsterdam, forse Nijmegen. Chi lo sa?
E la ricerca di nuovi punti di riferimento dovrà ricominciare.
Sono in Olanda da quasi un anno e mezzo ormai, è passato più di un anno da che mi sono trasferito con Sara e Cima, e sotto i ponti dei canali utrechtini, sebbene pigramente, di acqua ne è passata a bizzeffe. Ricordo che, quando ho cominciato, il solo fatto di comunicare ogni giorno, per ore, in una lingua straniera (che chiamerò convenzionalmente "Inglese", anche se in effetti ad essere rigorosi "Inglese" è un complimento eccessivo) mi faceva arrivare a casa la sera stanco morto. E poi c'è stata la ricerca di un alimentari decente, la scoperta dei prodotti olandesi. E poi il trasloco, e di nuovo cercare di conoscere i negozi intorno a casa, e dove si può comprare cosa, e via dicendo. Un processo di adattamento che continua, e non ci si rende conto -mentre accade- di quanto sia faticoso. A guardare indietro, invece, capisco che era come stare sempre all'erta. Trasferirsi, specie in un Paese straniero e molto diverso da quello d'origine, porta via i punti di riferimento: cose che parevano scontate non lo sono più, bisogna imparare di nuovo di cosa ci si può fidare e di cosa no. E non è un'operazione indolore, perché è solo comprando della carne e stando male poi per tre giorni che si impara a leggere gli ingredienti nella carne. Ebbene sì, gli ingredienti nella carne. Una bistecca di maiale, può essere di maiale solo al 70% se non si sta attenti. Ma non è solo questo: è il fatto stesso di sentire di dover sempre essere attenti a tutto che sfianca.
Dev'essere questo che rende faticoso "emigrare".
E nemmeno posso lamentarmi, ché io ho un lavoro strapagato e non sono dovuto salire su un barcone con lo stomaco vuoto e le tasche piene solo di buchi.
Pensavo a tutto questo per due motivi: il primo, è che la vita del ricercatore è tanta e tale per molti anni prima di raggiungere una certa stabilità. E viene da chiedersi se ne valga davvero la pena.
Il secondo, è che presto dovrò "migrare" nuovamente. Perché, incredibile o no che sia, l'Università di Utrecht ha deciso di chiudere l'Istituto di Astronomia. Lo scopo? Specializzarsi, seguendo le direttive del Governo, che ha voglia di ridimensionare le spese per università, ricerca e cultura in generale. Perché proprio noi? Perché nei Paesi Bassi, oltre a Utrecht, ci sono dipartimenti di astronomia in altre quattro città, e perciò Utrecht, dopo quattrocento anni in cui generazioni di astronomi hanno lavorato ininterrottamente, persino durante le due guerre mondiali, ha deciso che se ne può fare a meno, e ci mandano via. Non così di punto in bianco, ben inteso, è un processo che deve essere portato a compimento entro il 2014. Ma nessuno dei nostri capi ha intenzione di aspettare così a lungo, e potrebbe anche succedere che di qui a un anno sia già di un'altra università. Probabilmente Amsterdam, forse Nijmegen. Chi lo sa?
E la ricerca di nuovi punti di riferimento dovrà ricominciare.
Zeitgeist!
RispondiElimina-D.
Eh sì, la vita è un viaggio.
RispondiEliminaZmat