Il libro di questo mese, che in realtà ho letto a maggio ma non ne ho mai scritto prima, è Dove gli uomini diventano eroi, di Jon Krakauer. Il titolo non saprei dire se e' sarcastico o no. Probabilmente, l'indeterminazione e' voluta. Infatti e' la storia di come un governo possa decidere di trasformare una tragedia in eroismo per farsi propaganda e per dare popolarità a una guerra che, anche negli Stati Uniti, sono in pochi a capire e ancor meno a volere.
E' l'esperienza realmente accaduta a tale Pat Tillman, raccontata nella forma di reportage giornalistico e non romanzata. Accanto alla sua vicenda, vengono narrati gli ultimi 40 anni di storia dell'Aghanistan.
Negli anni '70 il Paese diventa per la prima volta una Repubblica. Nel'78 i comunisti rovesciano il governo. Nel '79 il presidente comunista viene assassinato dal suo vice, probabilmente in stretti rapporti con la CIA, e comincia la guerra civile. Gli USA infatti avevano avuto un'idea geniale: sapendo che l'Afghanistan e' grande e quasi impossibile da controllare (l'Impero Britannico ne sapeva qualcosa), cercarono di provocare un intervento militare sovietico in modo da impegnare l'Unione Sovietica in una guerra impossibile da vincere. Il piano funziona. L'URSS invia i militari a Kabul per "ristabilire l'ordine", un nuovo presidente filosovietico sale al potere e inzia a massacrare tutti, e nelle campagne si organizzano gruppetti di ribelli, adeguatamente finanziati dagli USA. I ribelli si ammazzano volentieri tra di loro se sono di etnie di diverse, ma il fatto che ci sia un'invasione straniera compatta un po' le loro file. Persone come Bin Laden e Haqqani compaiono per la prima volta in questo periodo. I ribelli vengono addestrati in campi sperduti tra le montagne. "Il campo" in arabo si dice "al qaeda". 10 anni dopo, senza che niente di sostanziale sia successo a parte centinaia di migliaia di morti, un'intera generazione spazzata via e un'altra nata con la guerra civile, i Russi si ritirano e pochi mesi dopo crolla l'Unione Sovietica.
Non piu' finanziato, il dittatore comunista soccombe ben presto. Finita l'Unione Sovietica, l'Afghanistan non e' piu' interessante per gli USA, che se ne dimenticano. Nel Paese distrutto dalla guerra civile prima ancora che dai Sovietici, rimangono solo tribu' di pazzi armati fino ai denti che imperversano taglieggiando e brutalizzando i passanti e facendo soldi con l'oppio. Per difendere la sua gente da questi bravacci, Mohamed Omar, il mullah di un paesino di montagna a una cinquantina di chilometri da Kandahar, decide insieme a pochi uomini di provare a reagire. In poche settimane, tutto il sud del Paese e' liberato ed e' sotto il suo controllo.
Intanto Bin Laden, deluso dagli USA, decide che sono loro il nuovo nemico da abbattere e per farlo decide che non c'e' modo migliore che attirarli nella stessa trappola afghana che aveva impantanato i Sovietici. Organizza azioni negli Stati Uniti, in Kenya, nel Golfo Persico, ma con una certa irritazione constata che quelli non reagiscono. Clinton nel '98 contatta segretamente il mullah Omar e i talebani, che ormai controllano il Paese, chiedendogli di consegnare Bin Laden. Al mullah Omar Bin Laden non piace proprio per niente, percio' dice "venitevelo a prendere, basta che vi prendiate la responsabilita' dell'azione". All'ultimo non se ne fa nulla. Tre anni dopo, viene l'11 settembre 2001. E anche gli USA cadono nella stessa trappola che avevano ordito per l'URSS.
Pat Tillman e' un ragazzo californiano, giocatore di football professionista, che pur avendo un contratto da qualche milione di dollari decide dopo l'11 settembre di arruolarsi nell'esercito per "fare qualcosa attivamente per il proprio Paese".
Chi non ha conosciuto Pat Tillman, ha espresso una sentenza fin dall'inizio: c'e' stato chi l'ha immediatamente considerato un perfetto eroe americano, che rinuncia a tutto per difendere la patria, e chi l'ha bollato come un perfetto idiota, e il fatto che fosse giocatore di football l'ha aiutato senz'altro a trarre questa conclusione (la sua faccia in questa foto farebbe forse propendere per la seconda ipotesi, meno male che l'ho vista dopo aver letto il libro!) In realta' Pat Tillman non e' ne' l'uno ne' l'altro: si e' laureato con ottimi voti (e non solo perche' e' uno sportivo, ci teneva a studiare per avere un'alternativa al football in caso che questo non andasse a buon fine), legge, si interessa, non e' un superficiale. Si entusiasma per degli scritti di Noam Chomsky, e chiede a una sua amica che finisce a lavorare nello stesso dipartimento se e' possibile conoscerlo per discutere con lui. Poi c'e' l'attentato alle Torri Gemelle. Pat Tillman e' cresciuto impregnato, come la maggioranza degli Statunitensi, dell'epopea da film western di difesa dell'onore, protezione dei piu' deboli, vendetta del sangue innocente versato e cosi' via. Percio' decide che fare il giocatore di football non e' abbastanza, e alla fine della stagione si arruola volontario.
Dopo un periodo di addestramento e una prima missione in Iraq, Pat constata che l'esercito è in gran parte composto da ragazzi immaturi che non hanno nulla da chiedere alla vita, palloni gonfiati che quando è possibile si rifanno sui nuovi arrivati e il modo in cui le operazioni vengono condotte è discutibile, quando non decisamente approssimativo e pericoloso per i soldati spesso maladdestrati e impreparati a ciò che devono affrontare.
Dopo un breve periodo di nuovo negli Stati Uniti viene spedito insieme al fratello in Afghanistan. Durante una missione di pattugliamento, un guasto a un veicolo costringe la sua squadra a dividersi. Questo sarà solo uno degli ordini sbagliati impartiti dal quartier generale, che porterà la squadra a cadere in un'imboscata e Tillman a morire ucciso da un suo compagno che sparacchiava all'impazzata preso dal panico. A questa tragedia, seguiranno una serie di errori, omissioni, false inchieste interne e false testimonianze dei membri dell'esercito, il tutto per mascherare la vera dinamica dell'operazione e dipingere Pat Tillman come il simbolo dell'Americano coraggioso che rinuncia al successo, e in ultimo sacrifica la vita, per il suo Paese.
Mi sono dilungato molto nella descrizione di questo libro sia perché mi è piaciuto molto (sono grande estimatore di Jon Krakauer e consiglio senz'altro anche "Into the Wild", aspettando di leggere "Into the Thin Air" che credo sia il suo primo libro) sia perché considero istruttivo riepilogare quello che è successo in Afghanistan.
Ma non si dice nulla di Massud (?) il Leone del Panshir ucciso poco prima dell'11 set e amato leader antitalebano?
RispondiElimina~~~
Fortuna che Cima è di riflessi pronti!
Alle tue domande non ci sono risposte...solo forse a quella dei vicini: se le vostre abitazioni sono a schiera, può essere che quelli dall'altra parte fossero assenti?
Zmat, sveglia con altra 'indomita'
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RispondiEliminaRiguardo all'afghanistan, non si puó dimenticare il comandante Massud, che continuava a dire "ocio a bin laden" ocio ocio ocio l'han fatto fuori pochi giorni prima dell'11 settembre. Casuale? Ottimo tempismo?
RispondiEliminaBoh. Poi, ovviamente, il tiro definiscilo-complotto-se-ti-va dice che:
-Uniposca binalden era wahabita, esattamente come la famiglia reale saudita;
-la famiglia reale saudita é impegnata in una campagna di wahabitazzione del mondo musulmano;
-L'arabia saudita non ha mai attaccato israele ed é sempre stata in grandi rapporti con gli usa (soprattutto con la cia e con le fabbriche d'armi).
Ora che le aziende cinesi fanno affari con l'iran, soprattutto petrolio&armi, allo stesso modo con cui gli usa fanno affari con l'arabia saudita, era ora di piantarla con sto bin laden, al qaeda se mai é esistita ha finito i Casio F-91W gentilmente forniti e distribuiti nei campi di addestramento e non serve piú.
A chi era al governo negli usa probabilmente non interessava neanche vincere la guerra al terrore, o meglio, sapevano benissimo che iraq e afghanistan sarebbero state lunghe occupazioni, ovvero affari a manetta assieme ad un abile esercizio di equilibrismo per soddisfare l'opinione pubblica. Ed ecco gli eroi, i Tillmann e tutti gli altri e la solita retorica.
Ora per gli usa, interessati a difendere i propri interessi nazionali, sto giro della nazione rappresentata da obama e non da cheney, meglio ritirarsi e lasciare 'sta grana afghanistan alla cina, cosí fanno un po meno i bullotti in giro, avendo un vicino governato da karzai o dai talebani.
Noi italiani la nostra democrazia fatta di mazzette l'abbiamo esportata anche lá, ma non l'hanno capita :) .