lunedì 22 agosto 2011

Michele Azzano.


Nel film
Barry Lyndon, il protagonista si trova a un certo punto a Berlino, dove gli viene chiesto di fare da attendente presso lo Chevalier di Balibari, che i Prussiani sospettano non essere veramente un nobile francese quanto piuttosto un Irlandese che fa l'informatore per conto dell'Austria. Trovandosi al cospetto dello Chevalier, Barry sente per la prima volta dopo molti mesi l'accento della sua patria e scoppia in lacrime, confessando la sua missione e rivelando di essere Irlandese egli stesso.
Fino ad oggi non avevo mai capito questa scena, ed anzi da piccolo la consideravo una scemenza.
Ma circa due mesi fa sono stato a un house warming party (di una collega tedesca dei miei coinquilini che io conosco a malapena), dove con sorpresa a un certo punto ho scoperto che quasi metà dei presenti erano italiani.
A un certo punto un ragazzo si è rivolto ad un altro che, appena arrivato, stava ballando solitario in maniera imbarazzante, dicendogli: «Ammazza che scarpe frocie!».
Il proprietario delle scarpe, un Romano de Roma che, come poi ho scoperto scambiandoci alcune parole, potrebbe tranquillamente essere il gallo cedrone di Carlo Verdone, si chiama Michele Azzano, proprio come il mio amico di gioventù.
Quando gliel'ho detto, lui mi ha risposto "Ao, nun è possibile, io so' l'unico Michele Azzano sulla Terra, nun ne esiste un altro!", sentenza questa che mi ha dato validi elementi per dubitare di lui. Elementi ulteriormente corroborati nel corso della successiva conversazione intrattenuta con lui.
Ciò non toglie che sentire a una festa utrechtina diversi italici accenti, e ripensare al vecchio Azz, con cui abbiamo attraversato in lungo e in largo il Carso in bicicletta, con ogni tempo ma specialmente sotto la pioggia, lui con la sua bici superammortizzata da un milione di lire (all'epoca sembrava un capitale, non sapevo ancora che un giorno ne avrei comprata una da città per 700 euro), io con la mia fedele Windoors comprata dalla nonna alla fiera di Udine, tutto questo insieme ha fatto sì che, ecco, in quel preciso momento ho per un attimo sentito una gran nostalgia dell'Italia, dei Romanacci burini, della spontanea volgarità peninsulare, e per la prima volta ho capito che il pianto di Barry non solo non è una scemenza ma è perfettamente plausibile.
Chi l'avrebbe detto che persino il burinismo può dare delle soddisfazioni.
Una cosa è certa però: a piccole dosi!

1 commento:

  1. Nei momenti di nostalgia

    scendi mo' ...

    http://www.youtube.com/watch?v=kKdcJdV4njs

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