mercoledì 31 agosto 2011

Il pianeta piccino.

E cosi`, capita che chi prese l'aereo per la prima volta in vita sua a 18 anni per realizzare disperatamente il suo sogno piu` grande, si ritrovi nove anni dopo a calpestare la terra di due nuovi continenti nell'arco di otto mesi.
Da un lato e` una cosa bella, che sia diventato possibile raggiungere mete lontane cosi` facilmente, ma dall'altro penso a Salgari e alla potenza della fantasia, che permette di addentrarsi
negli stessi Paesi lontani senza muoversi dalla biblioteca, e infatti Paco Ignacio Taibo II per scrivere "Ritornano le Tigri della Malesia", sebbene avrebbe potuto in meno di un giorno volare in Borneo per vedere con i propri occhi il teatro delle gesta di Sandokan e Yanez, scelse invece di immaginare luoghi, colori, profumi e suoni proprio come aveva fatto cento e piu` anni prima lo scrittore veronese. E` bello e utile conoscere le culture lontane e diverse, e pero` e` anche bello pensare invece che Marco Polo potrebbe tornare dopo anni di viaggio e raccontarci di creature fantastiche e usi e costumi magici e misteriosi, e noi berci tutte queste storie e perderci in un sogno di Catai e Cipango.
E poi, con amarezza, riformulo tra me e me la domanda di Almeida Garrett: "E io chiedo agli economisti politici, ai moralisti, se hanno già calcolato il numero di individui che è giocoforza condannare alla miseria, al lavoro sproporzionato, alla demoralizzazione, all’infanzia, all’ignoranza nella crapula, alla sventura invincibile, alla penuria assoluta, per produrre un ricco." E con un certo disprezzo, so che quell'uomo ingiustificatamente ricco sono io.

Nessun commento:

Posta un commento