venerdì 18 maggio 2012

Il lupo e l'agnello

Magari in futuro scriverò quello che sto imparando via via leggendo sta "robaccia" di economia con cui mi faccio del male in questi tempi. 
Per il momento, copio qui il link all'ultimo post di Goofynomics.
L'autore è un professore arrogante e vanesio ai limiti dell'irritazione cutanea. 
Ed è decisamente prolisso.
In sua difesa posso dire che:
1- Nei primi post che ha scritto non era così dichiaratamente fastidioso, ma immagino che l'interazione con i commentatori del suo blog l'abbia inacidito più di quanto non fosse. Avendo un paio di volte assistito a scambi di commenti ad articoli di giornale su internet, so per esperienza che il livello è spesso così avvilente che uno diventa astioso per autodifesa.
2- Spiega le cose con chiarezza, o almeno leggendo io ho l'impressione di capire (cosa che non mi capita mai -quasi- fin dai tempi della storia "Zio Paperone e il dollaro pesante" su Topolino). Specie nei primi articoli alcuni concetti per me assolutamente oscuri sono di colpo diventati illuminanti. O quasi.
3- Di solito i suoi articoli contengono dati e grafici, che possono essere letti, capiti e in caso confutati.
4- Non perde tempo a dire cosa dobbiamo assolutamente fare come unica soluzione ai mali del mondo, ma piuttosto analizza quello che succede, e che è successo, e mette in chiara concatenazione cause ed effetti. Sulla base di dati, non di interpretazioni strane. Ad esempio, nel lungo articolo che ho indicato: l'Irlanda tra i Paesi dell'Euro è quello con il più basso rapporto spesa pubblica/Pil (molto meno di Francia, Germania, Olanda per dire). Tuttavia è stata la prima ad essere colpita dalla crisi. Sarà colpa della spesa pubblica quindi? Sempre in Irlanda, il debito estero privato (contratto cioè da privati -non dallo Stato- con Paesi esteri -tipo la Germania) è aumentato di 65 punti di Pil (in Grecia 78, sempre per dire i casi della vita) tra il 1999 e il 2007 (dall'Euro alla Crisi). Cioè se prima era -mettiamo, non so il dato- il rapporto debito privato estero/Pil era 50%, dopo era 115%.
E dopo c'è stata la crisi. Cosa sarà stato a provocarla? Il debito pubblico, o quello privato?
Poi lo Stato, diciamo per impedire alle banche di fare bancarotta tanto per fare un esempio generico, ha dovuto pompare soldi, facendo quindi salire la spesa pubblica.
Poi, qualcuno, vedendo per dire il rapporto spesa pubblica/Pil degli anni successivi all'inizio ufficiale della crisi, può dire liberamente: "ecco vedete? Ovvio che uno Stato vada in crisi con una spesa pubblica così grande! Bisogna tagliare le spese! Ci vuole più privato e meno pubblico, perché il settore pubblico non è in grado di tagliare gli sprechi!"
Ecco. Non sarà bello avere il debito pubblico, ed è certamente vero che bisogna ridurre gli sprechi. Ma messa così, a me ricorda tanto la favola del lupo e dell'agnello.

1 commento:

  1. Dopo essermi letto, seguendo il suggerimento, "l'ultimo post di Goofynomics", direi che degli argomenti proposti in sua difesa quello che non mi convince è il n.4: analizza e mette in chiara concatenzione cause ed effetti.
    Trovo che anche l'analisi, come le citazioni tra virgolette, possa essere fuorviante se fatta in modo avulso dal contesto (cioè "estrapolando" certi fenomeni che sono comunque parte di un quadro economico generale più ampio, che ne costituisce il contesto di riferimento necessario). Ma se le premesse sono, parziali e lacunose (colposamente o dolosamente), l'analisi è facilmente sballata per non parlare delle concatenazioni cause ed effetti.
    Nel caso specifico il "contesto" è la situazione di crisi, recessione economica e disoccupazione in Europa e il fenomeno circoscritto e fatto oggetto di analisi è costituito dalle politiche fiscali seguite in passato dai vari paesi. Ma nessuno sta sostenendo che queste politiche sono all'origine della crisi e della disoccupazione né che sono la causa diretta del possibile fallimento dell'unione monetaria basata sull'euro. E' invece certo che il fallimento, anche "parziale" dell'unione monetaria, comporta per tutta l'economia europea un aggravamento della crisi e della disoccupazione, (solo le proporzioni di questo aggravamento sono imprevedibili). Quindi l'analisi delle politiche fiscali, o più espressamente del rapporto tra debito pubblico e prodotto di ciascun paese ha senso se viene riferita alle condizioni di stabilità della moneta su cui oggi l'economia di ciascun paese si basa. Se quest'analisi fosse stata fatta costantemente dal momento dell'introduzione dell'euro, forse adesso saremmo più avanti nel processo di unificazione politica tra gli stati nazionali europei, che a parole si diceva di volere (ma che ancora oggi si vede che suscita grandi riserve e timori)

    RispondiElimina