giovedì 29 giugno 2017

Alla conquista del monte Cervino. II.

La Gran Becca
Questa storia mi sa che l'ho già raccontata.
Da piccolo ho visto il film "La grande conquista" sulla prima ascesa del Cervino. Nei miei ricordi ciò accadeva all'asilo, cosa improbabile visto che non è un film per bambini, ma d'altronde se non è successo allora dev'essere stato alle elementari e non è che faccia grande differenza. Ad ogni modo, del film ricordo solo due scene. La prima è quella del processo a Edward Whymper, in cui il bottegaio svizzero che gli ha venuduto l'attrezzatura asserisce che le sue corde non si rompono, motivo per cui l'Inglese deve averla tagliata ed è solo per questa ragione che si è salvato dalla tragedia che durante la discesa dalla cima ha causato la morte dei suoi compagni di spedizione. La seconda è quella della guida valdostana, Carrel, che sale sul Cervino e recupera lo spezzone di corda strappato, scende a Zermatt e irrompendo al processo scagiona Whymper dall'accusa di aver ucciso i suoi compagni.
Non ho memoria d'altro, ma da allora m'è sempre rimasta nel subconscio l'idea che il Cervino sia la montagna per eccellenza. Da cui il desiderio di vederlo e, chissà, salirvici. Per quel che riguarda la seconda parte, non m'è ancora riuscito, né c'ho in effetti provato, quanto alla prima il peso me lo sono tolto qualche settimana fa. Ma non è stato per niente facile! Dopo averlo intravista il mattino del primo giorno, la Gran Becca si è nascosta per giorni tra le nubi e a nulla è valso percorrere sentieri panoramici, aspettare il tramonto o anticipare l'alba per cercare di cogliere l'istante buono, quello in cui una corrente d'aria benigna provvedesse a una ripulita giusto il tempo di una foto. Il giorno prima di partire, al primo pomeriggio, quando proprio rimuginavo sul fatto che in fondo, dai, visto l'avevo intravisto e comunque ne avevo calcato la base e annusato il profumo, proprio quando al termine di uno strappo di duecento metri di dislivello sotto un sole grifagno scollinavo oltre il fianco della montagna e mi apprestavo a percorrere la parte pianeggiante e in quota dell'alta via, ecco che davanti a me si sono aperte le nuvole e la cima del Cervino era lì, isolata e imperturbabile, come un mastodonte che si sia scrollato di dosso il telo che lo imbrigliava.
L'epifania dev'essere una cosa così.





1 commento:

  1. Sì, mi pare che l'avevi già raccontata. Il film, che non si dimentica, l'ho visto anch'io da bambino a casa dei vicini, quando noi non avevamo ancora la televisione. Poi a Cervinia mi ha portato in gita da Torino con la sua 600 mio zio Vittorio. Era una domenica d'estate del 1960 e anche quella volta la vetta si è lasciata inaspettatamente vedere solo nel pomeriggio, quando ormai avevamo quasi perso le speranze.

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