lunedì 10 luglio 2017

I Buddenbrook

Nel mio processo di formazione, che prevede la lettura di tutti quei
classici della letteratura che finora avevo sempre scansato, ho
finalmente terminato "I Buddenbrook" di Thomas Mann. E' un libro scritto
magistralmente in cui si descrivono personaggi variamente detestabili,
ma che si muovono così vividi tra le pagine che a volte vorresti
prenderli a sberle tanto sono veri. E' anche molto triste, sebbene non
ci sia niente da obiettare poichè come tutti i grandi romanzi anche
questo finisce com'è inevitabile che sia.
Che dire? Ho imparato molto sui Tedeschi, soprattutto ho imparato a
riconoscere alcuni tratti caratteristici che avevo notato già ma che non
sapevo esprimere. Anche a questo serve la letteratura, è ciò che ha in
comune con la scienza: a farsi prestare le parole da chi le sa usare a
proposito, non una di meno, non una di troppo, per poter spiegare la
realtà. Ho detestato i personaggi dal primo all'ultimo, con poche
eccezioni, loro e le loro mani troppo larghe ma delicate, le mani dei
Buddenbrook, e ciononostante alla fine non ho potuto far a meno di
essere triste per il loro destino. Un libro imprescindibile per capire
il popolo tedesco, specialmente quello del nord, e così facendo, in
fondo, per affezionarglicisi un po'.

1 commento:

  1. L'ho letto a 16 anni. La famiglia con il vecchio nonno che disereda il figlio perché ha sposato una che gli piaceva forse è un po' detestabile, ma Toni mi è simpatica, in fondo anche Thomas ha del buono, e Hanno non è simpatico ma fa stringimento di cuore. Toni non sposa lo studente di medicina, o chimica, squattrinato e sposa il pallone gonfiato che alla fine non è neanche in grado di fare il commerciante. Ma è così, il rispetto che puoi avere dai familiari, la rispettabilità della famiglia e il successo finanziario della ditta sono un tutt'uno. Per loro è così. Il Giocatore di Dostoevskij fa un commento proprio su questo, sprezzante verso i tedeschi perché sono così. Non te lo cito sbagliato a memoria perché lo devi leggere esatto. Ma fondamentalmente dice: piuttosto che vivere come vivono i borghesi tedeschi, meglio giocarsi tutto alla roulette. Non so che cosa pensare. In fin dei conti i soldi sevono anche a noi. Loro hanno messo un sacco di regole rigide per fare i soldi. Per questo non ce l'ho fatta lì, probabilmente.

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