A Nizza, la settimana scorsa, c'è stata una conferenza a cui ho partecipato. Così per la prima volta ho visto la Costa Azzurra ed ho scoperto la ragione per cui la chiamano così. Bisognava essere proprio ebeti per regalargliela alla Francia, ma tant'è. Dicono che in cambio si abbia avuta l'Italia, per gli italiani c'era tempo e forse ce n'è ancora, ma comunque i Nizzardi non erano evidentemente contemplati. Sebbene uno di essi abbia fatto più per il Paese che tutti i Savoia messi insieme.
La conferenza è stata piuttosto intensa, perciò non ho avuto molto tempo per il turismo, e quel poco, principalmente in fascia preserale, l'ho impiegato andando in spiaggia a fare il bagno. Spiaggia di ciottoli che andrebbe sostituita con una di sabbia, se possibile, ma anche una colata di cemento andrebbe bene, tanto l'importante è poter camminare in pace, dannazione, che sui sassi non si può mica. In ogni caso, l'unica volta che ho avuto un po' di tempo e che volevo scattare qualche foto ho scoperto che le pile della mia macchinetta erano scariche, perciò niente, non era destino, e di Nizza non ho nessuna immagine.
Mi rimarrà però il ricordo di quella sua aria acremente mediterranea, con la luce che punge gli occhi e fa brillare edifici che sarebbero insignificanti nel grigio nord mentre qui, pur nel loro triste aspetto e trasandato, acquistano una qualche dignitosa poesia, merito forse anche dei terrazzini in ferro battuto. E poi i brulicanti vicoli stretti della città vecchia, i profumi dei mille risoranti e la puzza insopportabile delle vie meno centrali. E la Promenade des Anglais, dove tutti vanno a passeggiare, e pur nel caos di chi fotografa, corre, pedala, ciarla, schiamazza, vende e compra dolcetti e ciarpame viene lo stesso da trattenere leggermente il respiro, come quando si attraversa un luogo solenne, perché qui era quasi il 14 luglio, e il 14 luglio dell'anno scorso non l'ha ancora saputo elaborare nessuno e galleggia nell'aria come un dolore non detto.
La conferenza è stata piuttosto intensa, perciò non ho avuto molto tempo per il turismo, e quel poco, principalmente in fascia preserale, l'ho impiegato andando in spiaggia a fare il bagno. Spiaggia di ciottoli che andrebbe sostituita con una di sabbia, se possibile, ma anche una colata di cemento andrebbe bene, tanto l'importante è poter camminare in pace, dannazione, che sui sassi non si può mica. In ogni caso, l'unica volta che ho avuto un po' di tempo e che volevo scattare qualche foto ho scoperto che le pile della mia macchinetta erano scariche, perciò niente, non era destino, e di Nizza non ho nessuna immagine.
Mi rimarrà però il ricordo di quella sua aria acremente mediterranea, con la luce che punge gli occhi e fa brillare edifici che sarebbero insignificanti nel grigio nord mentre qui, pur nel loro triste aspetto e trasandato, acquistano una qualche dignitosa poesia, merito forse anche dei terrazzini in ferro battuto. E poi i brulicanti vicoli stretti della città vecchia, i profumi dei mille risoranti e la puzza insopportabile delle vie meno centrali. E la Promenade des Anglais, dove tutti vanno a passeggiare, e pur nel caos di chi fotografa, corre, pedala, ciarla, schiamazza, vende e compra dolcetti e ciarpame viene lo stesso da trattenere leggermente il respiro, come quando si attraversa un luogo solenne, perché qui era quasi il 14 luglio, e il 14 luglio dell'anno scorso non l'ha ancora saputo elaborare nessuno e galleggia nell'aria come un dolore non detto.
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