domenica 8 gennaio 2023

Dello scattare fotografie e di ciò che ne consegue

Col passare del tempo ho constatato quanto fastidio generi in me scattare fotografie. Odio dovermi portare tre chili di macchina in spalla, odio che per fare una passeggiata da mezza giornata sono bardato come uno sherpa perché metà dei trenta litri di zaino sono occupati dalla custodia, mi infastidisce fermarmi per strada ad estrarla per fare le foto e anche averla a mano che ballonzola al collo. Inorridisco al momento in cui si scaricano le foto sul computer e sono sempre troppe, simili tra loro e non restituiscono mai veramente il soggetto, o almeno quello che volevo riprendere. Detesto quindi dover scegliere quale immagine salvare e, più di ogni altra cosa, detesto doverle ripulire una ad una perché c'era sporcizia sull'obiettivo (ma dove, se lo pulisco continuamente?) o peggio da qualche parte nel corpo macchina.

La conseguenza di tutto ciò è che scatto le foto e poi le lascio marcire nel disco fisso, dove si accumulano, e il pensiero di doverci mettere ordine mi tiene lontano. Il risultato è che in questi giorni mi sono trovato a sistemare foto delle vacanze dell'anno scorso e ancora non ho finito. Ma per dare prova che qualcosa è successo ne mostro qualcuna qui.

Il Monte Amaro, sommità della Majella

Le Genziane ci sono anche qui.

La Majella dal Morrone

Il Morrone

Ancora pezzi di Majella, versante ovest

Gole dal lato est della Majella


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