Sabato se n'è andato Clarence Clemmons, il sassofonista della E-Street Band.
Da solo, valeva quanto un'intera sezione fiati. Per potenza e bravura, sembravano in quattro a suonare. Forse nessuno della band pareva imprescindibile come lui, per gli scherzi con Bruce, per il suo carisma, per essere così più imponente di tutti gli altri piccoletti della band; anche se in effetti negli ultimi concerti si notava la fatica che faceva ad essere sul palco ogni sera, pur se era chiaro che si divertiva un sacco come sempre.
Come sempre essere presentato «Now last but not least... last but not least... the King of the Universe, Minister of Sound, Secretary of the Brotherhood, the biggest man you have ever seen... ladies and gentleman Clarence Big Man Clemmons on the saxophone».
Si potrà mai più suonare Tenth Avenue Freeze Out? O Jungleland? O anche solo Santa Claus is Coming to Town?
Il palco, lì alla sinistra di Bruce, rimarrà sempre un po' vuoto.
Sabato sera, 18 giugno, mi è venuta voglia di "celebrare" l'anniversario del mio primo concerto, Monaco 18 giugno 1985, tour di Born in the USA.
RispondiEliminaCosì ho estratto dal cofanetto di "Darkness on the edge of town" l'ultimo DVD, che presenta un concerto tenuto a Huston, TExas, nel 1978, e me lo sono goduto per le sue tre ore e mezza fino a dopo mezzanotte.
Mentre lo guardavo pensavo che, tra le tante cose memorabili (tra cui, ad esempio, la presentazione al pubblico di Indipendence day e di una prima versione di Point blank) la cosa che mi colpiva di più era la incredibile agilità e vitalità della esibizione di Clarence Clemmonds che non solo suonava da protagonista in molti più brani rispetto ai concerti in cui mi ero abituato a vederlo, ma saltava giù dal palco all'unisono con Springesteen e a un certo punto si lanciava in un assolo indiavolato, mettendosi a girare su se stesso per parecchi secondi come una trottola, più o meno come faceva Nils Lofgren nei concerti del 2009. Non l'avevo mai visto così e mentre lo guardavo non potevo fare a meno di pensare, sapendo che era ricoverato all'ospedale, "chissà se riuscirà ancora a partecipare ad altri concerti, magari stando seduto".
Domenica mattina, al risveglio, la tristissima notizia. In un certo senso sono stato contento di essere stato uno dei tanti che si sono sentiti vicini a lui nelle ultime ore.
Big Man era quello di cui forse più di tutti si capiva quanto ci tenesse ad essere sul palco ogni sera. Lo spirito gioioso della band è quello che l'ha resa speciale, è quello che ci spinge ad andare a vederli una, due, tre, cento volte. Ma Big Man forse più di tutti gli altri riusciva a comunicare questa felicità per essere sempre lì, davanti a tante persone, con Springsteen che chiama i suoi assoli. Per questo, anche se negli ultimi concerti la sua partecipazione era tutto sommato limitata, con la paura che non ce la facesse o che infilasse una spernacchiata in un assolo, nonostante questo mancherà come penso nessun altro.
RispondiEliminaSe la E Street Band è, per tanti aspetti, una famiglia, Clarence era il fratello nero di Bruce. E mancherà.