Ancora una volta, il libro che scelgo è di Jose Saramago.
Ci ho messo un po' a finire Una terra chiamata Alentejo, forse ho fatto un po' di indigestione dello stile di Saramago, o forse semplicemente ho trovato questo romanzo più noioso dei precedenti.
Nonostante l'ultima frase possa suggerire il contrario, la realtà è che mi è piaciuto molto, pur essendo impietosamente duro e triste. Mi ricorda per certi versi i Malavoglia, e per certi altri Furore. Ed è piuttosto sorprendente scoprire quanto arretrato fosse il latifondo portoghese ancora a metà degli anni '70. E chissà oggi, e chissà com'era e com'è quello italiano di cui in fondo non so nulla.
Per riassumerne l'atmosfera, anche se non le vicende narrate, è sufficiente la frase di Almeida Garrett che apre il racconto:
«E io domando agli economisti politici, ai moralisti, se hanno già calcolato il numero di individui che è giocoforza condannare alla miseria, al lavoro spropositato, alla demoralizzazione, all’infanzia, all’ignoranza nella crapula, alla sventura invincibile, alla penuria assoluta, per produrre un ricco».
Ci ho messo un po' a finire Una terra chiamata Alentejo, forse ho fatto un po' di indigestione dello stile di Saramago, o forse semplicemente ho trovato questo romanzo più noioso dei precedenti.
Nonostante l'ultima frase possa suggerire il contrario, la realtà è che mi è piaciuto molto, pur essendo impietosamente duro e triste. Mi ricorda per certi versi i Malavoglia, e per certi altri Furore. Ed è piuttosto sorprendente scoprire quanto arretrato fosse il latifondo portoghese ancora a metà degli anni '70. E chissà oggi, e chissà com'era e com'è quello italiano di cui in fondo non so nulla.
Per riassumerne l'atmosfera, anche se non le vicende narrate, è sufficiente la frase di Almeida Garrett che apre il racconto:
«E io domando agli economisti politici, ai moralisti, se hanno già calcolato il numero di individui che è giocoforza condannare alla miseria, al lavoro spropositato, alla demoralizzazione, all’infanzia, all’ignoranza nella crapula, alla sventura invincibile, alla penuria assoluta, per produrre un ricco».
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