Negli scorsi mesi mi sono procurato dei biglietti per tre concerti che mi interessavano. Per caso, è capitato che questi tre concerti capitassero tutti in ottobre.
Martedi` sono stato ad Amsterdam a sentire il primo.
Il processo di avvicinamento è stato abbastanza bizzarro. Innanzitutto, leggendo su un sito web avevo capito che il concerto fosse dei Gaslight Anthem, un gruppo punk rock del New Jersey che seguo a tempo perso dal 2009 e che ero curioso di sentire dal vivo. In realtà mi sbagliavo: ho successivamente scoperto che dei Gaslight c'era solo il frontman, Brian Fallon, accompagnato da altri musicisti mai sentiti prima. Ieri, controllando l'ora di inzio sul web ho constatato poi che il luogo dell'esibizione era una chiesa. Cattolica. Le mie ultime certezze sono andate in frantumi quando, entrando, ho scorto gli strumenti musicali sul palco: molte chitarre acustiche, un contrabbasso, un violino, un banjo. Non credo che Joe Strummer si sia mai trovato nella stessa stanza di un violino, ma potrei sbagliarmi. Di fronte al palco, sedie. Sedie per sedersi, non per appoggiare la giacca. Chiarito che il concerto non sarebbe stato punk rock, ho sostanzialmente abbandonato la speranza di sentire Meet me at the river's edge, la mia preferita dei Gaslight, o addirittura una cover di No Surrender, specialità di Brian Fallon.
Prima di parlare della musica, che dovrebbe essere l'argomento principale, mi dilungherò a descrivere il pubblico, prolungando questa snervante attesa che sono certo stia lacerando gli sconvolti lettori.
In prima fila, le squinziette che si sono onestamente guadagnate l'attenzione di ognuno dei musicisti con i loro lunghi capelli sciolti e gli sguardi appassionati. Poco distante da me, la mia coppia preferita, sulla quarantina, lui con la maglia della tournee europea degli Asbury Jukes del 2009, lei con quella di Working on a Dream... come me! Fan del Jersey-sound: presenti! Al mio fianco, lato sinistro, tre ragazzi arrivati gia` sbronzi e che hanno bevuto birra ininterrottamente dall'inizio alla fine, per un totale stimato di almeno 5 litri a testa. E si`, hanno rotto le scatole per tutto il concerto. Specie quello che sembra la copia sovrappeso di Jack Black. Si`, sovrappeso. Nel senso che Jack Black, al confronto, e` un figurino. Dall'altro lato, una coppia che inizialmente mi aveva ispirato simpatia poiche` avrebbero potuto essere i miei genitori, ma ho poi scoperto che, a differenza dei miei, questi due erano non-vivi. Tutto attorno, variegata umanita` di ogni sesso ed eta`.
Conclusa la sommaria descrizione del pubblico, veniamo al concerto. Quando le luci si abbassano, salgono sul palco un meccanico della Ford con un cappellino da baseball nero e un barbone foltissimo e il suo compare (che fa l'addetto ai traslochi) con due baffoni alla Freddy Mercury e la camicia aperta in vista sulla canottiera della salute. Chiaramente sono usciti per un ultimo controllo degli strumenti, quand'ecco che invece impugnano l'uno il violino e l'altro il contrabbasso e attaccano a velocita` sfrenata una canzone vagamente irish. Pian piano entrano sul palco anche gli altri, questi effettivamente con l'aria da musicisti, e tutti insieme suonano per un po' senza cantare.
Dopo i saluti e un paio di canzoni che non conosco, Chuck Ragan, il leader di questa insolita band costituita piu` che altro di chitarristi spiega l'idea del tour: suoneranno in acustico a turno canzoni gli uni degli altri. Dopodiche` i quattro chitarristi (Chuck Ragan, Dan Andriano, Dave Hause e Brian Fallon) si alternano sul palco suonando le proprie canzoni, talvolta da soli, talvolta accompagnati da uno o due degli altri componenti della band, o da Freddy Mercury e dal meccanico della Ford. Infine, si ritrovano tutti quanti insieme e il finale, bis compresi, e` full band. In tutto questo, io conoscevo tre canzoni in tre ore di concerto e ciononostante mi sono divertito molto. La maggior parte delle canzoni erano molto belle, alcune davvero emozionanti, sebbene a volte l'atmosfera fosse rovinata dai tre ubriachi di cui sopra, che alternativamente schiammazzavano, parlottavano e invitavano il pubblico ad alzarsi in piedi, avendo evidentemente frainteso l'atmosfera raccolta di questo spettacolo con la furia punk a cui sono soliti questi musicisti. I quali, tra l'altro, piu` volte hanno commentato che per loro (tutti provenienti da famiglie cattoliche religiose, pare) era un'emozione forte suonare in una chiesa e con un pubblico cosi` disciplinato e attento. In particolare durante una canzone molto coinvolgente che penso si intitoli "Prayer for two" o qualcosa del genere si sono messi a parlare ad alta voce, roba che se succede una cosa del genere durante un concerto di Springsteen, magari durante My City of Ruins, io uccido. Senza rimorso. Ma va beh.
Molto bello e` stato anche quando tutti insieme hanno cantato una canzone a tre-quattro voci a cappella e lontano dal microfono (sfruttanto immagino l'acustica favorevole della chiesa). Mi ha ricordato un po' How can I can keep from singing del tour di American Land (per chi c'era).
Insomma, per farla breve il concerto mi e` piaciuto e mi sono divertito molto, non sarebbe stato facile altrimenti resistere tre ore senza conoscere quasi nessuna canzone. Probabilmente non sarei andato a sentire nessuno dei presenti se si fosse presentato da solo, o con la sua band. A parte Brian Fallon, che sentito dal vivo e` ancora piu` impressionante che dai dischi: ha una voce davvero notevole, potente, netta e affilata su almeno 3 ottave. Ecco, lui ho la curiosita` di sentirlo di nuovo con il suo gruppo, se mai capitera` l'occasione. I suoi pezzi non sempre mi entusiasmano, forse perche` alla lunga il punk e` un po' ripetitivo, ma lui e` proprio bravo.
Percio`, nella diuturna attesa di novita` da Springsteen, appuntamento a data da destinarsi con i Gaslight Anthem, o con gli Horrible Crowes.
Joe Strummer:
RispondiEliminahttp://en.wikipedia.org/wiki/The_Mescaleros#Members
A volte i punk escono dai 4 accordi punk :)