
Avevo una gran paura di questo concerto, perché quando vai a vedere un musicista che ha fatto, ed incarna, la storia del rock and roll, i pericoli in agguato sono tanti: sarà ancora presentabile, o sarà solo un vecchio senza fiato, magari impegnato a pontificare come un profeta, l'ombra di se stesso giovane, che se ne va a casa dopo cinque canzoni?
Mi sono fatto queste domande dal momento in cui ho acquistato il biglietto, ad agosto, fino alle 9 di giovedì sera, quando Bob Dylan è salito sul palco dopo che, prima di lui, Mark Knopfler aveva suonato con la sua band per un'ora e un quarto. Non conoscevo Mark Knopfler, a parte qualche canzone dei Dire Straits, e non mi ha particolarmente impressionato: suonavano tutti molto bene, certo, però non mi sono mai sentito coinvolto, pareva piuttosto di essere in piazza Unità al palco della Barcolana, quando stai ad ascoltare un po', un po' vai in giro, poi torni lì e così via. Certo non ha aiutato il pubblico neerlandese, che alla mia seconda esperienza live si conferma deludente come alla prima. Nessuno attorno a me sembra emozionato, nessuno canta, nessuno balla, nessuno nemmeno batte il tempo con il piede... in compenso tanti parlottano ininterrottamente e molti, troppi, vanno continuamente avanti e indietro con bicchieri di birra, senza pace. Tanto che persino gli omini portabibite che nella mia carriera di spettatore avevo sempre visto in azione prima dell'inizio e dopo la fine del concerto, qui si aggirano in mezzo al pubblico anche nel durante. Ma porca miseria, siamo qui a vedere lo spettacolo o siamo alla sagra del paese?? Ribadisco la mia ferma convinzione che, se qualcosa di simile dovesse verificarsi a un concerto di Springsteen, ucciderei. Senza rimorso e senza pensarci due volte.
Insomma la prima ora e mezza è filata via così, piacevole ma senza troppe emozioni eccetto un po' di fastidio. E un'apprezzabile somiglianza tra Knopfler e Zaccheroni.
Poi sul palco è salito Bob Dylan.
E io ho capito perché oggi ci ricordiamo di Bob Dylan e non di Ciccio Formaggio.

Senza che lui faccia assolutamente niente, già avverto una sensazione diversa, la mia attenzione è completamente calamitata su di lui, su ogni suo gesto (praticamente nessuno). Praticamente, è carisma allo stato puro, e nella sua divina magninimità concede a noi mortali di ammirarlo per un po'. Inizia a cantare qualcosa di irriconoscibile, che poi si scoprirà essere Leopard Skin Pill Box Hat. Cantare forse non è la parola adeguata. Suonare sì, ed è eccezionale.
Sia lui, sia soprattuto la sua band che non perde un colpo. Ma il gracchiare masticato mezzo parlato che proviene da lui, non è semplice definirlo "cantare". Comunque, è incredibile. Le canzoni che sono riuscito a riconoscere, nonostante gli stravolgimenti che Bob Dylan ha introdotto, sono It Ain't me baby, Blind Willie Mc Tell, Highway 61, Ballad of a Thin Man e, alla fine, Like a Rolling Stone. Scopro oggi che ha suonato All Along the Watchtower, chi l'avrebbe mai detto. Alla fine il suo spettacolo dura un'ora e tre quarti, senza nemmeno una sosta tra una canzone e l'altra per salutare il pubblico, niente di niente. Son venuti, han suonato, se ne sono andati. Persino la presentazione della band è durata trenta secondi. Questo però è l'unico aspetto negativo che ho potuto trovare, per il resto sono rimasto molto impressionato, sarei rimasto davvero un'altra ora a sentirlo cantare, ipnotizzato da questa voce potente e spezzata insieme. Insomma, non datelo per morto, per finito, o per patetico. Bob Dylan è vivo, e gracchia insieme a noi.P.S.: per quanto incredibile possa sembrare, in queste fotine microscopiche scattate col mio cellulare, quel pallino luminoso col cappello che si intravede è lui. Davvero!
Dannazione. Mi pento di non avere prenotato il biglietto per Monaco la sorsa primavera quando quelli di oeticket ce l'avevano offerto.
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