Mi piccavo d'essere un viaggiatore leggero.
Invece, partendo per l'India, mi trovo con una valigia troppo piena di cose che probabilmente non mi serviranno. Se resteranno inutilizzate, significa che non sono più capace di farmi il bagaglio. Se invece le userò, vuol dire che sono semplicemente invecchiato e imborghesito, e non posso più far a meno di tante comodità che un tempo sarebbero forse state superflue.
Il problema maggiore è la paura di trovarsi in stato di bisogno in un Paese in cui non si conosce la lingua e non si sa a chi rivolgersi in caso di necessità. Perciò si tende a voler prevedere quel che può succedere, un modo come un altro per cercare di tranquillizzarsi. Illudersi di aver fatto tutto il possibile, e quel che resta è nelle mani del caso.
Chi riempie troppo la valigia all'inizio, però, deve portarsi dietro un peso maggiore e ha meno spazio per riempirla di esperienze lungo la strada. Io spero di averne comunque abbastanza. Una cosa che ho deciso di lasciare a casa è la macchina fotografica digitale. Non saprei spiegarlo, ma sento che non si addice all'India, non all'India che spero di vedere io. Perciò ho scelto di osservarla attraverso l'obiettivo della Nikon FM10, e non su uno schermino CCD. Di questo viaggio riporterò a casa foto in bianco e nero, e forse qualche appunto sul taccuino moleskine.
I colori, così come gli odori e i sapori, cercherò di imprimerli nella memoria.
speremo che no ne se imprimi anche el scagot :D
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