Ieri pomeriggio sono tornato dall'India. Dopo aver messo su la lavatrice sono andato a fare un pisolino intanto che si completava il lavaggio. Mi sono svegliato undici ore dopo, alle tre del mattino. Non sapendo che fare, a quel punto mi sono mi sono rimesso a dormire.
Questa mattina la lavatrice aveva finito e ho messo a stendere.
E' difficile spiegare questo viaggio. Di certo, è stata la vacanza più intensa che abbia mai fatto in vita mia. L'India è una mano che ti ghermisce le budella in una morsa, le scuote, le attorciglia e non le lascia mai. Quando dico "India" intendo quella porzione infinitesima che ho potuto vedere io, cioè Delhi, Agra, e il piccolo villaggio natale di Hashim, a 50 chilometri da Delhi. Hashim è lo sposo del matrimonio che mi ha portato laggiù.
Non si può immaginare com'è questo Paese. Nemmeno leggendo, guardando documentari, cercando di informarsi. Quando arrivi laggiù, vedi che è al di là dell'immaginazione. Ci sono le scimmie rosse con la coda corta e le scimmie nere con la coda lunga, gli scoiattoli, un elefante in autostrada. C'è lo sporco, lo sterco, la polvere, i liquami e la puzza. Lungo ogni strada c'è gente che cammina, anche nel mezzo di un apparente nulla. Dove vanno, con quell'aria rassegnata? Con quelli sguardi persi nel vuoto? Sugli occhi della gente si potrebbe scrivere per giorni: occhi astuti, occhi stanchi, occhi infidi, occhi servili, occhi rassegnati, occhi cordiali, occhi luminosi, occhi buoni. Talvolta, occhi ottusi dei tamarri ricchi che occasionalmente si incontrano. Le donne hanno occhi sofferenti, occhi fieri. Gli anziani occhi che vedono l'eterno. I bambini occhi curiosi, vivaci, brillanti. Il momento in cui riesci a sostenere lo sguardo di un bambino che ti chiede da mangiare è il giorno in cui smetti di essere umano. Nello sporco, nello sterco, nella polere, nei liquami e nella puzza migliaia e migliaia di persone formicolano senza sosta in tutte le direzioni e a qualunque ora del giorno e della notte, e ti chiedi cos'è che tiene tutti quanti aggrappati alla vita. Chiedendotelo, qualcosa cambia. A volte, nelle nostre città, capita di vedere un barbone, o di vedere un documentario che mostra popoli poveri e bambini malnutriti con la pancia gonfia. E' come uno spiffero che entra nel collo da una finestra chiusa male. Allora ci sconvolgiamo e poi andiamo a chiudere la finestra, e ricominciamo a mangiare. Ma quando metti i piedi un Paese come l'India, una tromba d'aria spazza via la finestra con l'intera parete. Ci sono tante cose stupende, eccezionali, da vedere in questo Paese, e le racconterò in futuro e mostrerò le foto non appena saranno sviluppati i rullini. Ma nel prezzo del biglietto c'è anche tutta questa miseria, e te la ritrovi appiccicata addosso, anche rimirando le stanze del meraviglioso Taj Mahal. Rivedi di continuo un bimbo che fa i capricci, con i modi e le smorfie in tutto e per tutto uguali a quelle dei bimbi di cinque, sei, sette anni. Solo che questo bimbo era scalzo e vestito di stracci e le faceva chiedendoti qualcosa da mangiare. Rivedi gli occhi increduli nel momento in cui gli metti nelle sue manine zozze un pacchetto di dolcetti preso apposta. Rivedi altri piccoli bimbi sgambettare nella sua direzione per averne un pezzo, e ti rendi conto che per quanto pane e dolcetti tu possa aver comprato, non sarà mai abbastanza, avresti dovuto prenderne di più che in fondo hai pagato nemmeno due euro.
Quando sono partito, mio fratello mi ha detto di salutare Mowgli. L'ho fatto. E ho pensato che se il mondo degli uomini è questo, non avrebbe mai dovuto andarsene dalla Jungla.
Questa mattina la lavatrice aveva finito e ho messo a stendere.
E' difficile spiegare questo viaggio. Di certo, è stata la vacanza più intensa che abbia mai fatto in vita mia. L'India è una mano che ti ghermisce le budella in una morsa, le scuote, le attorciglia e non le lascia mai. Quando dico "India" intendo quella porzione infinitesima che ho potuto vedere io, cioè Delhi, Agra, e il piccolo villaggio natale di Hashim, a 50 chilometri da Delhi. Hashim è lo sposo del matrimonio che mi ha portato laggiù.
Non si può immaginare com'è questo Paese. Nemmeno leggendo, guardando documentari, cercando di informarsi. Quando arrivi laggiù, vedi che è al di là dell'immaginazione. Ci sono le scimmie rosse con la coda corta e le scimmie nere con la coda lunga, gli scoiattoli, un elefante in autostrada. C'è lo sporco, lo sterco, la polvere, i liquami e la puzza. Lungo ogni strada c'è gente che cammina, anche nel mezzo di un apparente nulla. Dove vanno, con quell'aria rassegnata? Con quelli sguardi persi nel vuoto? Sugli occhi della gente si potrebbe scrivere per giorni: occhi astuti, occhi stanchi, occhi infidi, occhi servili, occhi rassegnati, occhi cordiali, occhi luminosi, occhi buoni. Talvolta, occhi ottusi dei tamarri ricchi che occasionalmente si incontrano. Le donne hanno occhi sofferenti, occhi fieri. Gli anziani occhi che vedono l'eterno. I bambini occhi curiosi, vivaci, brillanti. Il momento in cui riesci a sostenere lo sguardo di un bambino che ti chiede da mangiare è il giorno in cui smetti di essere umano. Nello sporco, nello sterco, nella polere, nei liquami e nella puzza migliaia e migliaia di persone formicolano senza sosta in tutte le direzioni e a qualunque ora del giorno e della notte, e ti chiedi cos'è che tiene tutti quanti aggrappati alla vita. Chiedendotelo, qualcosa cambia. A volte, nelle nostre città, capita di vedere un barbone, o di vedere un documentario che mostra popoli poveri e bambini malnutriti con la pancia gonfia. E' come uno spiffero che entra nel collo da una finestra chiusa male. Allora ci sconvolgiamo e poi andiamo a chiudere la finestra, e ricominciamo a mangiare. Ma quando metti i piedi un Paese come l'India, una tromba d'aria spazza via la finestra con l'intera parete. Ci sono tante cose stupende, eccezionali, da vedere in questo Paese, e le racconterò in futuro e mostrerò le foto non appena saranno sviluppati i rullini. Ma nel prezzo del biglietto c'è anche tutta questa miseria, e te la ritrovi appiccicata addosso, anche rimirando le stanze del meraviglioso Taj Mahal. Rivedi di continuo un bimbo che fa i capricci, con i modi e le smorfie in tutto e per tutto uguali a quelle dei bimbi di cinque, sei, sette anni. Solo che questo bimbo era scalzo e vestito di stracci e le faceva chiedendoti qualcosa da mangiare. Rivedi gli occhi increduli nel momento in cui gli metti nelle sue manine zozze un pacchetto di dolcetti preso apposta. Rivedi altri piccoli bimbi sgambettare nella sua direzione per averne un pezzo, e ti rendi conto che per quanto pane e dolcetti tu possa aver comprato, non sarà mai abbastanza, avresti dovuto prenderne di più che in fondo hai pagato nemmeno due euro.
Quando sono partito, mio fratello mi ha detto di salutare Mowgli. L'ho fatto. E ho pensato che se il mondo degli uomini è questo, non avrebbe mai dovuto andarsene dalla Jungla.
E' vero, l'India ha fame, ma e' anche il paese del futuro, e' il paese dove si va avanti, e si cresce, nonostante tutto.
RispondiEliminaE' un paese dove le contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti, ma in fondo e' solo lo specchio del mondo in cui anche noi viviamo.
Ci sono i ricchissimi e i poverissimi, e vivono insieme nello stesso quartiere. Forse e' questo che disturba tanto le nostre coscienze.
Non possiamo permetterci di compatire l'India piu' che tanto: la globalizzazione, se vogliamo, ci ha portato quella stessa poverta' in casa. Solo un pochino piu' nascosta.
Credo che lo sgarbo piu' grande che possiamo fare all'umanita', dopo aver visto il mondo, sia rintanarsi nella giungla.
scusa la polemica, ma anche a me l'India ha colpito, e ho cercato di farmene una ragione. L'indignazione non basta, ma, spero, ci aiutera', un domani, a fare la nostra tana altrove, " Perché, d'ora in poi, seguiremo nuove tracce "
bentornato nell'opulenta neerlandia!
Tempo fa ho avuto la fortuna di incontrare una persona che in India ci ha lavorato come direttore di fabbrica. Così ha non solo ha fatto esperienza dell'India, ma ha vissuto all'interno del meccanismo della globalizzazione, tra soprusi ed ingiustizie, ed alla fine è stato messo alla porta per aver tentato di cambiare qualcosa.
RispondiEliminaIl diario di quel periodo l'ha tramutato in un piccolo libro che ora vende per sponsorizzare quello che è diventato il progetto di una vita: una diga per garantire acqua potabile in un villaggio dello Zimbabwe (http://help-zimbabwe.org/newsito/). E ora gira le scuole per raccontare ai giovani cos'è la globalizzazione e quali sono le sue conseguenze (a casa nostra e a casa degli altri).
Chissà Mowgli cosa avrà potuto fare nel mondo degli uomini...
-D.